24 Maggio 2022

A TUTTO PIZZA.

LA PIZZA

Una poesia. Un’opera d’arte mobile (come direbbe Vittorio Sgarbi), il cibo più amato dai noi italiani.

Questa vera e propria prelibatezza assoluta trascina e conquista i cuori di milioni di persone nel mondo.

Noi italiani lo sappiamo bene. Talvolta, si porta dietro dichiarazioni d’amore ancora più passionali rispetto a quello che facciamo a nostra/o moglie/marito. Non ci credete?

“L’amante perfetto è quello che si trasforma in pizza alle 4 del mattino”, cosi’ definisce la pizza il buon Charles Pierce”.

Oppure vediamo un tale Kevin James, affermare che “non vi è sensazione miglior al mondo di una scatola di pizza calda in grembo” Vediamo persone come il romantico Mike Birbiglia, affermare che “innamorarsi è un esperienza davvero trascendente. È come mangiare un gelato al gusto di pizza”.

Insomma, abbiamo capito che la pizza è amore. La pizza è quella pietanza che infuoca il cuore e il palato di tutte le persone del mondo. Quell’alimento che consacra un momento di gioia. Margherita, farcita, bianca o rossa. La pizza è poesia. In famiglia al lavoro, con la fidanzata/il fidanzato… La pizza è perfetta in ogni occasione.

La pizza è l’attesa che arrivi il sabato sera per portare chi vuoi a mangiarla. La pizza è la dedizione e l’impegno con il quale la domenica, impastiamo e inforniamo la nostra creazione.

La pizza è condivisione, creatività, fantasia, modellazione. 

Compagna di malumore e di tristezza, la pizza ha un potere enorme su di noi, lo sapevate?

La pizza, quindi, è molto di più di un semplice cibo. Ci sono poche cose al mondo che gratificano il nostro cuore e palato più della pizza.

A parte chi vive in “Burundi” (ma penso sia arrivata pure fino li), tutti sanno che cos’è la pizza. Ma scommetto che pochi di voi, sanno esattamente la storia millenaria di questo piatto leggendario! Partiamo assieme nel mondo magico della pizza, pronti?! Tutti sanno più o meno che l’origine della pizza è italiano, nella fattispecie è un marchio di fabbrica napoletano. Ma per dover di cronaca, vi riporto che le prime pietanze che hanno qualche sembianza con la pizza moderna, risalgono al tempo dei greci e romani, addirittura tra il IV e il V secolo A.C.

Più che pizze, le potremmo definire odiernamente, come un mix tra una focaccia schiacciata e un calzone.  Per contestualizzare il tutto, direi che si tratta del primo tipo di pizza di epoca primordiale.

Per arrivare alla famosa “pizza napoletana”, conquistatrice di milioni d’italiani e turisti del mondo ogni anno, dobbiamo fare un balzo in avanti fino al 1889, quando un certo Raffaele Esposito, divenne titolare e costruttore, della storica e più visitata  taverna napoletana con il nome di “Pizzeria di Pietro e basta così” Fu con questo evento quindi, che ebbe inizio la storia della Pizza Margherita, definita senz’ombra di dubbio, come la pizza più celebre e celebrata al mondo. Una pizza tanto semplice, quanto estremamente buona. Prodotti di vera qualità. Impasto come vi dicevo semplice, con acqua, sale, lievito e farina.

Pomodoro, mozzarella rigorosamente di “bufala”,  e una splendida foglia fresca di basilico del campo. Questo è l’incanto dell’antica pizza margherita, chiamata ai nostri giorni, “pizza verace”. Tutto l’amore per la pizza, trova riscontro nei numeri che essa è in grado di generare. Secondo Coldiretti, (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti), il business della pizza si attesta annualmente attorno ai 10 miliardi di €. Secondo l’ente del turismo mondiale, ogni anno partono circa 10 milioni di persone, con l’unica finalità e missione, di assaggiare e godersi il “frutto” prelibato.

62 mila pizzerie in Italia, 150 mila addetti ai lavori che rientrano nell’industria della pizza. 

La pizza piace e piacerà sempre a tutti, dai più piccoli ai più grandi. Per questo ogni anno, migliaia di pizzaioli studiano ricette, fantasie e nuove cotture della pizza.

Per non parlare della pizza all’estero. Senza ironizzare, credo che una pizzeria all’estero è difficile che fallisca.  Secondi le recenti indagini ISTAT a livello mondiale, difatti, si stima che il 93% degli americani, consuma la pizza almeno due volte al mese. E i nostri “amici” Francesi invece? Hanno stimato che un francese in media, consuma circa cinque kg di pizza all’anno. Per non parlare invece di quei “pazzi” dei cinesi. A oggi, 2021, circa 600 milioni di persone, si sono definiti amanti e fan della pizza! Ragazzi non sto scherzando. La pizza è stata la fortuna di tantissimi nostri connazionali all’estero. Grazie alla pizza, infatti, tantissimi italiani emigrati in America in cerca del famoso “eldorado”, hanno davvero fatto la fortuna sperata.

La pizza insomma è un valore assoluto, un patrimonio dell’UNESCO.

O meglio questo è quello che vorrebbe Alfonso Pecoraro Scanio, attraverso la fondazione Univerde, nonchè l’associazione Pizzaioli Napoletani Coldiretti. Difatti, da diversi anni oramai, è nata una petizione di raccolte firme a livello mondiale affinché si possa inserire la prelibatezza della pizza nella lista del Patrimonio Culturale e immateriale dell’UNESCO.

Finalmente nel novembre del 2016, il congresso dell’UNESCO europeo, organizzò una riunione per valutare la fattibilità e la veridicità della richiesta. A oggi purtroppo, da quel novembre, la situazione non si è ancora sbloccata. Nonostante ciò, l’associazione di Pecoraro continua a raccogliere migliaia di firme ogni anno. A proposito, firma anche tu: http://www.pizzanelmondo.org/ Queste difatti, sono le parole del presidente del comitato: 

“Un prodotto mai commerciale ma sempre ispirato a una competenza artigianale che si tramanda da decenni e decenni fra i professionisti del settore, partendo da una città come Napoli che ne ha fatto quasi una bandiera di identità culturale e anche sociale.”

La domanda a questo punto sorge spontanea… Ma perché c’è questa urgenza di rivendicare la pizza, come prodotto Made in Italy, nel mondo?

Perché è buona? Sicuramente.  Ma vi ricordate cosa vi ho detto prima? La pizza è un business milionario.

Proprio per questo motivo, effetto indiretto della globalizzazione, soprattutto negli ultimi decenni, la pizza è uno dei piatti della cucina tradizionale italiana più falsificato al mondo, proprio perché in qualunque modo la fai, la pizza è sempre buona.

Tutto questo viene evidenziato in maniera molto chiara, da un articolo del Ilsole24 ore, nel quale si riporta che secondo le indagini recenti del 2018 dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il business del fittizio alimentare, del contraffatto, supera addirittura gli introiti derivanti dalla vera pizza napoletana. Definito difatti, come “un business globale di 32 miliardi di euro”

Tutti noi almeno una volta, abbiamo infatti acquistato un prodotto “tarocco”. I settori merceologici più contraffatti sono l’alimentari e l’abbigliamento su tutti. Tutto questo inevitabilmente, si riflette in maniera negativa sull’economia italiana. Si stima difatti, che il danno per grossisti e dettaglianti italiani si aggira intorno agli 8,3 miliardi di €. Sinceramente e personalmente, ma sono certo che tutti noi italiani, troviamo la cosa alquanto disgustosa.

L’eccellenza italiane va tutelata, preservata e amata.

Spero vivamente si possa porre fino a questo “scempio”. Per non rattristarvi troppo, voglio concludere questo articolo, con tutti i record che la pizza si porta dietro nel mondo.

Parliamo di record seri, tanto da finire nel vero Guinness dei primati mondiali.

Oggi voglio condividere con voi la lista dei top 5:

1) In California, precisamente nella città di Fontana, nel 2017, è stato realizzato il record mondiale per la pizza più lunga al mondo. Con lo slogan “le dimensioni contano”,  questi americani sono stati in grado di preparare una pizza lunga 1800 metri, attraverso un’equipe e di mani, di circa 300 pizzaioli.

2) Sempre i nostri amici americani se cosi’ vogliamo definirli, sono detentori di altri due record sulla pizza. Nel 2016, infatti, un certo Brian Edler, pizzaiolo da Domino’sa Findlay, ha saputo realizzare più di 250 pizze in meno di un’ora. Come direbbero gli inglesi: “That’s fucking incredible”. Rimanendo in America, vediamo anche un certo Joe Carlucci, imprenditore statunitense, entrare nei primati, grazie a lancio in alto più alto di un impasto di pizza. (scusate gioco di parole) Parliamo di un’altezza di circa 7 metri. Ma non finisce qui. Ci sono anche americani definiti come dei veri e propri collezionisti dell’arte della “pizza”. È il caso di Scott Wiener, il quale è entrato nel Guiness dei primati nel 2013, dopo che è riuscito a raccogliere e conservare circa 600 scatole diverse di pizza.

Ma solo gli americani fanno i record nel mondo?

Assolutamente no! Ci stavo arrivando. Nel mondo non possiamo sottolineare il mitico filippino Kelvin Meldina, il quale fu capace di mangiare un’intera pizza di 30cm in soli 23 secondi. Per non parlare poi della spedizione di pizza più “ad alta quota del mondo”. Nel 2016 Pizza Hut, difatti, per celebrare l’apertura del suo centesimo Store in Tanzania, organizzò una consegna di pizza molto particolare: fece partire una pizza dal suo ristorante, situato a 745 metri di altezza, per farla arrivare in cima al Kilimangiaro. Ci sono voluti quattro giorni, uno zaino per le consegne speciale e un team di esperti scalatori, ma alla fine la “pepperoni” pizza ha raggiunto l’altitudine di 5.897 metri. Forse sarà arrivata un po’ freddina, ma vuoi metterla mangiarla di fronte al panorama che si può ammirare da lassù?

E NOI ITALIANI IN TUTTO QUESTO?

Calmi. Secondo voi, noi inventori, potevamo farci trovare impreparati? Eddai su facciamo i seri.. Siamo difatti i detentori del record della pizza più grande del mondo: 1261.65 metri quadrati, realizzata nel 2012 alla Fiera Roma da alcuni pizzaioli della NIP Food. Nel 2018, invece, la catena “Rossopomodoro”, in collaborazione con APN, ha realizzato la pizza fritta più lunga del mondo: 7.5 metri.

Non solo; nel 2020 ha fatto scalpore la Figazza Luxury di Dino Forlin, a Vicenza: 2.000 euro per una pizza da 144 ore di lievitazione, condita con foglie d’oro commestibile, burrata artigianale e due varietà di caviale. In realtà, nel prezzo rientrava anche una bottiglia di Dom Perignon e il servizio composto da posate d’oro: venne annunciata dai giornali italiani come la pizza più costosa del mondo. Insomma che dire… Viva la pizza! (rigorosamente quella originale).