22 Maggio 2022

Chi era il pianista brasiliano Nelson Freire

Nelson Freire, pianista brasiliano spentosi nella sua casa di Rio de Janeiro lo scorso 1 Novembre è stato un enfant prodige. A soli tre anni ha iniziato a suonare ascoltando la sorella studiare pianoforte. È lui stesso a descrivere in un’intervista la sua infanzia come un periodo bello, anche se non facile «Vivevamo in Minas Gerais, dovevo fare quattro ore di auto per andare a lezione. Anche per questo la mia famiglia si è trasferita a Rio de Janeiro. È stato un sacrificio. Ma Rio era una città bellissima. Lì ho fatto il mio primo concorso internazionale. Avevo dodici anni».

Gli anni della formazione  

A Rio da giovanissimo può studiare con Lucia Branco, allieva del pianista belga Arthur De Greef, che a sua volta era stato allievo di Franz Liszt. Finalista al concorso pianistico internazionale di Rio de Janeiro, riesce ad ottenere una sovvenzione elargita dall’allora presidente del Brasile Juscelino Kubitschek per portare avanti i suoi studi musicali a Vienna. Ed è proprio a Vienna, città che all’epoca, agli occhi di un ragazzino arrivato dal Brasile, poteva apparire come grigia, difficile, ostile, che avviene l’incontro con un altro prodigio del pianoforte: la pianista argentina Martha Argerich, con la quale instaurerà un’amicizia destinata a durare tutta la vita e formerà un duo pianistico formidabile: «Era già famosa, ma anche lei era sola. Forse è stata la comune solitudine, ma tra noi due si è creata subito sintonia, qualcosa di istintivo e musicale. È nata una grande amicizia. All’inizio suonavamo a quattro mani solo per divertimento. Soltanto molto tempo dopo abbiamo cominciato a tenere concerti e registrare dischi».

Arriva il successo  

Nelson Freire è stato uno dei pochi pianisti brasiliani ad avere avuto un così grande plauso nella scena della musica classica internazionale. Definito dalla critica “il giovane leone della tastiera”, le sue interpretazioni si sono in un certo senso contrapposte alla sua personalità, segnata da discrezione, timidezza e da una intensa dolcezza. Per lui il pianoforte è stato gioia e piacere intenso, fin dall’infanzia, e per questo ha sempre sostenuto che la cosa più importante nel suonare è godere di ogni singola nota «se non ho provato quel tipo di piacere fino all’ultimo momento di un concerto, non sono contento della mia performance». È quella felicità costante che si può percepire ascoltando il pianista jazz Erroll Garner, ma che troviamo anche nelle note di Horowitz, di Rubinstein, della Argherich.