22 Maggio 2022

Zerocalcare, storia, opere e polemiche

Il 17 novembre su Netflix ha fatto il suo esordio la miniserie da 6 episodi di Michele Rech, in arte Zerocalcare, “Strappare lungo i bordi”.

La serie, vedibile interamente in un’ora e mezza, narra le vicende dell’autore e dei suoi amici di una vita Sarah e Secco in viaggio per raggiungere Biella, ma questo viaggio non è altro che una cornice per addentrarsi all’interno della mente di Zero e per affrontare il suo rapporto con Alice, amica dei tempi dell’adolescenza, e la vita di tutti i giorni per la sua generazione e dei giovani italiani che devono strappare lungo i bordi della loro esistenza per rivelare chi sono davvero.

Michele Rech, l’artista dietro al foglio

Chi è Zerocalcare e come ha fatto a diventare un’icona del fumetto italiano e uno degli artisti più seguiti del panorama?

Michele Rech nasce ad Arezzo il 12 dicembre 1983 a Cortona, da padre romano e da madre francese. Vive un periodo della sua infanzia in Francia per poi tornare in Italia e trasferirsi nel quartiere romano di Rebibbia, quartiere che gli rimane nel cuore e che tutt’ora considera come il suo posto naturale nel mondo.

Da adolescente frequenta il Lycée Chateaubriand e inizia i suoi approcci con i fumetti tra cui spiccano i racconti del G8 di Genova del 2001, come “La nostra storia sulla sabbia”, del 2002, a cui ha partecipato da diciasettenne con la cresta rossa e tante idee su come il mondo dovrebbe andare.

Lo pseudonimo Zerocalcare nasce quasi per caso, quando per partecipare a un concorso online come fumettista gli viene richiesto uno pseudonimo, colto alla sprovvista sceglie lo slogan di un prodotto anticalcare che sente da una pubblicità in televisione e da allora il nome è rimasto, consacrandolo nei grandi del panorama fumettistico italiano moderno.

Il primo libro pubblicato e l’ascesa al successo

Il suo primo libro a fumetti pubblicato è stato “La profezia dell’armadillo”, uscito nel 2011 con solo 500 copie stampate e tanta speranza, e vincitore del premio Gran Guinigi nella categoria “miglior storia breve”, un libro autoprodotto, con poche pretese, che ha cambiato la vita dell’autore e ha dato il via al “Fenomeno Calcare”.

«Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.»

Retro di copertina del libro.

L’armadillo che lo accompagna è la rappresentazione della coscienze di Zerocalcare, coscienza che lo segue ovunque va e con cui parla di tutto, è il motore della sua mente e disegno dei suoi pensieri.

In questo libro, Calcare ripercorre la sua adolescenza e i suoi primi trent’anni vissuti con Camille, suo primo amore, di cui ha appena scoperto la morte.

La trama può ricordare a tratti “Strappare lungo i bordi”, ripercorrendo la vita dell’autore con flashback, pensieri e ricordi dei primi anni 2000, chiedendosi se avesse potuto fare qualcosa di diverso, qualcosa di meglio per cambiare ciò che è stato.

Il successo del libro è inimmaginabile per lo stesso Zerocalcare che, in 10 anni, ha venduto da solo oltre le 200.000 copie.

Il successo de “La profezia dell’armadillo” continua imperterrito, fino a quando, nel 2018, uscì il film con Zerocalcare interpretato da Simone Liberati e sceneggiato dallo stesso Calcare, presente per dare vita alla sua opera.

Da quel lontano 2011 e dalle 500, poche copie autoprodotte, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, di libri a fumetti ne ha realizzati 11 con il dodicesimo dal titolo “Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia”, in uscita a brevissimo.

Zerocalcare ha recentemente festeggiato il successo della vendita di un milione di copie dei suoi libri.

Oltre ai libri a fumetti

Zerocalcare è un fumettista, ma come sottolinea spesso, nella vita ha fatto numerosi lavori rendendosi estremamente poliedrico, come poliedrica è la sua arte.

Così, tra un fumetto e l’altro, ha realizzato un film, è recentemente uscito l’audiolibro di “Kobane Calling”, realizzato dal suo omonimo volume che racconta dell’esperienza dell’autore sul suolo turco-siriano, a poca distanza dalla città assediata dall’Isis di Kobane.

«Quando senti RATATATA, è ISIS
Quando senti TUM.TUM.TUM. siamo noi»

Citazione tratta da Kobane Calling

Ha creato una serie animata su Youtube per raccontare la sua quarantena causata dalla pandemia di Covid-19 chiamata “Rebibbia Quarantine”, realizzata in toto da lui, dai disegni all’animazione, fino a doppiarla personalmente con il suo marcato accento romano, icona del personaggio tanto quanto la maglietta nera col teschio che indossa in ogni situazione, per atterrare infine sulla piattaforma del colosso Netflix con la sua ultima opera che in pochissimi giorni ha stracciato il recentissimo record della serie coreana “Squid Game” come serie più vista sulla piattaforma italiana.

Il romanesco, lingua da rispettare o dialetto da evitare?

Con il successo sono arrivate anche le polemiche e una delle più accalorate riguarda il doppiaggio.

Zerocalcare ha voluto dare forma e anima alla sua serie tv con i suoi protagonisti e le sue esperienze di vita vissuta, regalandole anche un cuore scegliendo di doppiare interamente tutti i personaggi quasi fino alla fine, escluso l’armadillo che ha la voce dell’attore e regista Valerio Mastrandea, creando così un cartone in romanesco, con la cadenza e i modi di dire di Zerocalcare, tipici del quartieri di Rebibbia e pertanto non comprensibili a tutti, seppur estrapolabili dal contesto.

Molti sono stati gli utenti scontenti del risultato finale. I termini gergali utilizzati, la velocità nel parlare, la mancanza di una formazione come doppiatore di Calcare hanno reso il cartone, a detta di alcuni, inaccessibile per chiunque non fosse romano. Il doppiaggio è un lavoro, non può essere improvvisato e questo è ciò di cui Michele Rech è stato accusato sui social e dal pubblico: prendere un lavoro per cui servono professionisti preparati e appropriarsene impunemente con risultati scadenti.

Ciò che queste accuse non hanno considerato è il passato di Zerocalcare.

Durante il 2020 ha realizzato e divulgato, come accennato poco sopra, la serie Youtube “Rebibbia Quarantine” in cui l’accento di Rebibbia spicca prepotente, violento e romanissimo.

In quell’occasione, Zero ha dato una linea molto chiara sul tipo di animazione che intende fare, la differenza sta nella piattaforma su cui le due serie sono state rilasciate: da una parte Youtube, dall’altra Netflix che probabilmente viene vista come una piattaforma più “importante” e che deve essere trattata in modo diverso rispetto al collega Youtube.

“Strappare lungo i bordi” non è l’unica serie in dialetto presente su Netflix, basti pensare a Gomorra: la serie è uno spaccato della criminalità organizzata napoletana ed è recitata interamente in napoletano, al punto che i sottotitoli sono stati inseriti di default anche per chi sceglie di guardarla in lingua originale (che non è, appunto, l’italiano). Questa è stata una precisa scelta stilistica fatta per mostrare il cuore pulsante della criminalità napoletano nella sua interezza, interezza che include anche la lingua.

Anche nei film italiani l’accento è presente in larga misura, i film di Alessandro Siani o di Leonardo Pieraccioni sono un esempio di opera cinematografica in cui si è scelto di mantenere intatte le origini linguistiche degli attori, da una parte Campania, dall’altra Toscana.

Esulando completamente dal serie tv o film, si può parlare di presentatori televisivi, come per esempio Alessandro Cattelan, presentatore del talk show “EPCC” (di cui Zerocalcare è stato ospite) di origini venete il cui accento appare chiaro ad ogni episodio.

Insomma, sono tanti gli esempi che si possono fare di italiani che in tv non hanno deciso di non celare o non riescono a nascondere il proprio accento, Zerocalcare è solo l’ultimo di una lunga vista.

C’è poi un’altra considerazione da fare: Zerocalcare, tanto il personaggio quanto l’artista, è di Rebibbia, cresciuto all’interno del quartiere romano che lui ormai considera il suo luogo sicuro, il suo nido. Ha raccolto e respirato l’ambiente romano in tutte le sue forme, tra cui la parlata. Non è solo una scelta di stile (apprezzabile o meno che sia), è una dimostrazione di identità, di realismo autentico, è far trasparire la vita di un romano che parla di sé e delle sue esperienze e lo fa con la propria lingua, con le proprie radici in bella vista.

L’autore ha poi spiegato in un’intervista il motivo della sua velocità nel parlare quando doppia, ciò è dovuto a una necessità pratica: più lento parla e più tavole deve disegnare per riempire il tempo, quindi durante la creazione di “Rebibbia Quarantine” decise di parlare velocemente per ridurre il tempo di creazione di ogni episodio che, altrimenti, avrebbe richiesto più giorni di quelli che aveva a disposizione, scelta che poi è rimasta anche nella serie Netflix.

La seconda stagione è incerta

Al momento non si parla di una seconda stagione di “Strappare lungo i bordi”. Durante un’intervista rilasciata al giornale “Il Messaggero”, Zerocalcare ha dichiarato che sta a lui scegliere.

«Da quando è uscita la serie, la mia vita è diventata così invivibile che o trovo una centratura, oppure non mi va di stare ingolfato in mezzo alle polemiche. Non c’è niente al mondo che mi costringa a farlo. Sta a me.»

L’autore però ha anche detto che non è impossibile una “Strappare lungo i bordi 2”

«Comunque se trovo un modo di sopravvivere faccio anche la seconda stagione.»

È quindi prematuro fare delle ipotesi al momento, pare che l’autore voglia godersi il momento e il successo, per il futuro c’è tempo.

La parlata romana può piacere oppure no, ciò che appare chiaro è il successo clamoroso di questo autore che non solo si è distinto nel suo campo di competenza, cioè i fumetti, ma che è stato in grado di creare un vero caro mediatico tramite una cortissima serie animata guardabile in meno di una serata.