6 Ottobre 2022

ACCADDE DOMANI – Piergiorgio Welby, quindici anni dopo la sua morte

 Il 20 dicembre 2006 muore Piergiorgio Welby, il primo caso di eutanasia passiva in Italia

«Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio essere»

(Piergiorgio Welby, in una lettera inviata al TG3, l’8 dicembre 2006)

Piergiorgio Welby è stato un giornalista, poeta, politico, attivista e scrittore italiano, nonché co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, che si è impegnato in prima linea per l’impedimento dell’accanimento terapeutico e per il diritto all’eutanasia in Italia. Dall’età di 16 anni è affetto da una forma di distrofia, che lo porta gradualmente a non poter più camminare, compiere movimenti, parlare né respirare, che lo costringe, seppur con la mente sempre lucida, a rimanere immobile a letto. Nel 2002 apre un forum on line sull’eutanasia, nonché un blog, per raccontare la sua esperienza. Quattro anni più tardi si rivolge all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per vedere riconosciuto il diritto di sospensione dalle cure mediche a cui è sottoposto per rimanere in vita.  

«Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio…è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti»

(Lettera di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica – Settembre 2006)

È così che prende il via un intenso confronto politico che diviene di pubblico interesse: giornali, politici, cittadini, notiziari, Chiesa (che condanna la scelta di Piergiorgio), tutti ne parlano.  Dopo la mancata accettazione del ricorso presso il Tribunale di Roma, il 20 dicembre del 2006, Welby decide di interrompere la respirazione artificiale, assistito dalla sua famiglia e da un medico, il dottor Mario Riccio, che viene inizialmente imputato per omicidio e poi prosciolto
Il Vicariato romano non concede a Welby la funzione religiosa di un funerale secondo il rito cattolico, come sarebbe volontà della moglie.  La vicenda ha un grande impatto culturale e si può ripercorrere nelle sue fasi attraverso numerosi libri alcuni dei quali scritti dallo stesso Welby, come Lasciatemi morire, edito da Rizzoli nel 2006 e Ocean Terminal, Castelvecchi, 2009 o il film di Francesco Andreotti e Livia Giunti, Il viaggio di una vita per l’autodeterminazione – LOVE IS ALL – Piergiorgio Welby, Autoritratto, premiato al Festival dei Popoli 2015, Evento speciale Invideo 2016 e menzione speciale Nastri d’Argento 2017, disponibile su Prime Video.

Cosa rimane della battaglia di Welby

Subito dopo la morte di Piergiorgio, la moglie Mina Welby ha preso il testimone della sua lotta e da allora è portavoce dell’impegno del marito sulla questione della libertà di scelta del fine vita, mediante la partecipazione ad incontri, conferenze e convegni in tutta Italia.
Le firme dei cittadini italiani sull’eutanasia hanno raggiunto numeri sopra il milione e sono state depositate alla Corte di Cassazione nello scorso ottobre, affinché in primavera 2022 venga fatto un Referendum sull’eutanasia legale. È una tematica scottante e indubbiamente molto cara agli Italiani, della quale però si sente parlare troppo poco.
Una battaglia ostica che si combatte da tempo, anche a quindici anni di distanza  dalla morte di Welby: si pensi ai recenti fatti relativi al caso di Mario e alla perenne e aspra polemica tra l’opinione religiosa…e le volontà dei malati. Una battaglia di civiltà.