25 Settembre 2022

Corea del Nord: Kim Jong-un commemora il padre e vieta le risate

Noto per i suoi bizzarri ordini, in occasione del decimo anniversario dalla morte di Kim Jong Il, il figlio, attuale leader nordcoreano, Kim Jong-un ha imposto alla Corea del Nord un lutto nazionale che vieta alla popolazione qualsiasi atteggiamento di gioia. Una decisione che vuole onorare il lutto del padre, morto per un attacco di cuore il 17 dicembre 2011 all’età di 69 anni dopo aver governato il Paese per 17 anni in una dittatura estremamente repressiva.

Vietato ridere e festeggiare compleanni

Per ben 11 giorni sono stati vietati festeggiamenti di qualsiasi tipo, compleanni, funerali, consumo di alcolici e addirittura sorrisi. Tra i “reati” contestabili quello di «guastare l’atmosfera del lutto collettivo». Fino al 17 dicembre, dunque, il popolo dovrà adeguarsi nuovamente alle richieste del dittatore, che nel giorno in cui morì il padre, che ha governato il paese dal 1994 al 2011, ha vietato alle famiglie anche di andare a fare la spesa al supermercato. Un giorno di lutto in più rispetto all’anno passato, che era durato 10 giorni ma che, secondo le testimonianze dei cittadini, non riporta restrizioni molto diverse dal passato. Anche le conseguenze e le “punizioni” sarebbero brutali, motivo per il quale il rispetto delle regole è all’ordine del giorno.

Ovviamente anche la tv di stato ha mandato in onda canzoni, film e documentari per onorare il defunto leader mondiale, seguiti dagli articoli dei giornalisti che ne hanno discusso in lunghe pubblicazioni. Solo l’ultima delle strane richieste del leader, che qualche mese fa aveva vietato il giubbotto di pelle. Come riporta l’agenzia Adnkronos a novembre, solo il partito può decidere chi può indossare un giubbotto di pelle in Corea del Nord. Tutto sarebbe iniziato quando, nel 2019, Kim Jong-un avrebbe iniziato ad indossarlo rendendolo di moda. Un indumento per ricchi a caro prezzo, che però poi è stato esteso alla portata di tutti con imitazioni e indumenti a un prezzo inferiore. Chiaramente ciò non è piaciuto a Kim, che ha ordinato di sequestrarli tutti.

Regole ferree che si applicano a questi giorni in cui nel resto del mondo si festeggia

Durante il periodo del lutto, non dobbiamo bere alcolici, ridere o dedicarci ad attività ricreative“, ha dichiarato a Radio Free Asia (RFA) un nordcoreano della città di confine nord-orientale di Sinuiju. Secondo quanto riportato dal Daily Mail la fonte, rimasta anonima a causa delle possibili conseguenze e ovvi motivi di sicurezza, ha detto che in passato molte persone che sono state sorprese a bere durante il periodo di lutto sono state arrestate e trattate come criminali ideologici. “Sono stati portati via e mai più visti”.

Insomma, il divieto di un qualcosa che nasce come spontaneo, segue solo una lista infinita di altre restrizioni: vietati i jeans, i capelli lunghi, i piercing, i cappotti di pelle, il rap e la diffusione di Squid Game, che per chi ha trasgredito le regole ha comportato conseguenze molto pesanti. Il regime di fatto, non fa sconti a nessuno e ha imposto il divieto assoluto di far entrare materiale proveniente dall’occidente e dalla vicina Corea del Sud.

10 anni di dittatura

Sono 10 gli anni di dittatura di Kim Jong-un che ha inaugurato il suo “regno” partendo da epurazioni che hanno colpito anche i suoi parenti più prossimi, per passare poi a segnali di sfida all’estero, riprendendo i test nucleari e gli esperimenti di missili balistici intercontinentali, entrambi sotto sanzioni Onu.

In dieci anni si sono registrate 27 esecuzioni in pubblico, meno degli anni precedenti. L’elenco dei reati per cui quelle persone sono state fucilate include anche la visione e la distribuzione clandestina di video sudcoreani, come è avvenuto in almeno sette casi.

Sotto l’aspetto della pandemia in corso, a settembre, secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, la Corea del Nord aveva rifiutato una parte di vaccini contro il coronavirus, dicendo no alla fornitura di vaccini contro il covid offerti da Covax, il programma dell’Onu. Un no, motivato dalla dichiarazione che affermava che Pyongyang avrebbe combattuto l’epidemia “a modo suo”. Nonostante la Corea del Nord risulti tra i paesi covid-free, però, ad oggi l’alleanza globale Covax per la distribuzione dei vaccini ha messo da parte ben 4,73 milioni di dosi di AstraZeneca per la Corea del Nord, che sostiene di non aver avuto alcun caso di covid. Questo, quanto emerge dal piano di distribuzione di Covax, che già a giugno scorso aveva offerto due milioni di dosi al paese.