24 Settembre 2022

Don’t look up. Attenti alla cometa Dibiasky

Che Leonardo Di Caprio abbia vinto soltanto una volta il Premio Oscar risulta ancora incomprensibile guardando Don’t look up, uscito recentemente sulla piattaforma Netflix. Certo, la sua bravura è soltanto un singolo aspetto in un film da godersi a fondo (e fino in fondo, non perdetevi i titoli di coda), ma non menzionarlo sarebbe irrispettoso nei confronti di un attore così grande, della sua eccellente interpretazione e della brillante carriera.

La vicenda

Tornando al film di Adam McKay, sceneggiatore e regista già premiato con l’oscar per The big short – La grande scommessa, i suoi cast sono sempre ricchi di talento, e non si fermano certo al titanico DiCaprio. Meryl Streep è la presidentessa degli Stati Uniti, una politica spregiudicata e disinteressata rispetto alle sorti del popolo americano, cinica e distaccata, accorta ai propri interessi come soltanto i politici sanno essere. Il suo consenso popolare sta scemando a causa degli scandali sessuali che l’hanno coinvolta. Per arrivare nuovamente a far breccia nei cuori di elettrici ed elettori, come sovente capita in politica, servirebbe una tragedia nazionale. La sorte la assiste, infatti il dottor Mindy e la dottoressa Dibiasky (la bella e brava Jennifer Lawrence) hanno scoperto che una cometa dallo spazio punta dritto verso il pianeta Terra. Serve un intervento da milizia astronautica in grado di deviarne la traiettoria altrimenti la catastrofe sarà inevitabile.

Il taglio

Sospendiamo un attimo il racconto per presentarvi un elemento imprescindibile, sottrarlo alla narrazione sarebbe increscioso. Don’t look up non è uno dei milioni di film dal taglio catastrofico, non siamo davanti all’ennesimo pastone commerciale. L’opera di Adam McKay è infatti pungente e sarcastica (riderete, fidatevi), esaspera aspetti sinceri e spesso ben nascosti nelle cosiddette stanze dei bottoni, regalandoci la caricatura neanche troppo lontana dal vero di un luogo in cui si prendono decisioni dalla ricaduta internazionale.

Ma torniamo al film

Adesso torniamo alla narrazione, giacché Il dottor Mindy e la Dottoressa Dibiasky stanno provando a convincere la presidentessa del pericolo imminente. C’è da salvare il mondo. Davanti alla ritrosia della donna, poco interessata all’argomento, decidono di andare in tv a spiegare quel che sta per accadere. Ma la comunicazione risponde a regole ben definite, bisogna possederne le tecniche. I media finiscono per risucchiare i due studiosi. Leonardo, scienziato sexy, dovrà cercarsi nell’animo ogni forza per sfuggire alla seduzione di una astuta conduttrice televisiva, interpretata magistralmente da Cate Blanchet, e al riflesso della nuova immagine. I social network sono un’arma accessibile a comuni mortali sprovvisti degli strumenti indispensabili a comprenderne il senso. Ne fa le spese la dottoressa Dibiasky, offesa e derisa. Don’t look up, ripetiamo il titolo che merita davvero di essere ricordato, va molto oltre la vicenda, raffigura la realtà con tratti semiseri. Pochi potenti sviluppano gli algoritmi per controllare e orientare le masse, l’informazione finisce per adempiere alle sole funzioni di intrattenere il pubblico e servire il potere. Calzano perfettamente l’analfabetismo funzionale, l’opportunismo di un magnate dell’industria informatica, la corruttibilità della classe dirigente. Dai pulpiti accreditati gli esponenti del governo danno all’America il racconto di una verità edulcorata e intangibile. Intanto la catastrofe si avvicina e ovviamente i più scettici per crederci dovranno vedere la cometa avvicinarsi. Inevitabilmente, all’approssimarsi della distruzione, mentre la maggioranza è impreparata al peggio, chi possiede la pecunia, chi manovra popoli e nazioni, ha sempre in serbo un piano B. Per costoro esiste una exit strategy anche di fronte al cataclisma più impattante. O no?