26 Settembre 2022

ACCADDE DOMANI – L’impulso creativo di Rainer Maria Rilke: quando la tristezza diviene poesia

René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke nasce a Praga il 4 dicembre del 1875, figlio di un funzionario boemo e di un’artista, Sophie, donna estremamente raffinata che trasmette al figlio l’amore per la scrittura e la poesia. Rilke non ha per nulla una vita statica; viaggia e vive in innumerevoli città come Vienna, Roma, Monaco, Berlino, Capri, Parigi. Studia letteratura, filosofia e storia dell’arte a Praga e a Monaco, città in cui avviene l’incontro della sua vita, con la scrittrice tedesca Lou Andreas-Salomé, più grande di lui di 15 anni, donna di intenso spessore e vivacità intellettuale, autrice di saggi e racconti, studiosa di filosofia, amata da Nietzsche e profondamente stimata da Freud; è lei a chiamarlo per prima Rainer. In viaggio con Lou in Russia avviene una conoscenza memorabile: quella con l’ormai anziano Tolstoj. Questo momento lascia una traccia indelebile nella vita di Rilke ed è fortemente determinante per lo sviluppo della sua personalità.
Rainer Maria Rilke muore dopo una rigogliosa attività poetica a soli 51 anni – 95 anni fa – il 29 dicembre 1926 a causa di leucemia.  

In un animo contraddittorio, lo specchio di un’epoca

Specchi: nessuno cosciente ha descritto
cosa nasconda la vostra essenza. 
Come crivelli di fori fitti 
siete voi specchi, intervalli del tempo. 
(R.M.R., Dai  Sonetti a Orfeo, II, 3)

Passando dall’amore alle separazioni, dai luoghi più eleganti del mondo alle bettole, Rilke è al contempo depresso, ambizioso, ma anche romantico e modesto; la sua peculiarità è quella di rispecchiare tante emozioni, il contrario di esse e tutte queste messe insieme. Del resto il tempo in cui vive, a cavallo fra due secoli, tra guerra e pace, è un periodo denso di cambiamenti repentini e di contraddizioni che riflettono alla perfezione il tumulto interiore della sensibilità del poeta.
Il desiderio di mutamento, la volontà continua di cambiare donna, come anche città in cui vivere, sono il manifesto della necessità continua che ha Rainer Maria Rilke di fuggire da qualcosa o qualcuno. Perché come egli stesso sottolinea “le nostre paure più profonde sono come dei draghi a guardia del nostro tesoro più segreto”. La tristezza che lo accompagna spesso nei suoi viaggi, fisici e non, diviene musa ispiratrice e impulso creativo, e l’abilità più grande dello scrittore è certamente quella di saper convertire un’energia negativa e divorante in una luce splendente: la poesia.