24 Settembre 2022

Dossier Statistico Immigrazione 2021: in Italia via demografica senza ritorno

Il Dossier statistico immigrazione e l’IDOS

Il Dossier è un rapporto socio-statistico annuale, utile strumento di studio e approfondimento sulla realtà migratoria italiana, pubblicato per la prima volta nel 1991. Fino al 2003 è stato curato dalla Caritas di Roma, poi  a partire dal 2004, dal Centro Studi e Ricerche IDOS che prende appunto il nome dal Dossier. Il progetto è realizzato grazie alla partecipazione di diversi enti, oltre a Caritas e Migrantes, l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e il Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese. Si tratta di un’opera che mira a diffondere conoscenza e sensibilizzazione sul tema, al fine di contrastare l’intolleranza sociale diffusa ed è redatto da studiosi e ricercatori provenienti da differenti ambiti e con altrettanto variegate competenze e punti di vista. Come si legge nel sito di IDOS, il dossier nasce “in una coralità di approcci che fanno la ricchezza interpretativa e contenutistica del volume”. Si parte dall’analisi di archivi amministrativi, ricerche sul campo e indagini qualitative, mentre la situazione italiana è inserita in un contesto globale, con attenzione anche al fenomeno dell’emigrazione degli Italiani all’estero. Ogni volume prevede inoltre approfondimenti tematici e regionali, con appendici statistiche. Il Centro Studi e Ricerche IDOS è una cooperativa e casa editrice, nata nel 2004, che produce annualmente anche altri libri, quali l’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria, il Rapporto sugli Indici di integrazione degli immigrati in Italia e altre pubblicazioni non periodiche. Ogni anno vengono organizzati convegni e seminari allo scopo di presentare le proprie pubblicazioni.

Presentazione del volume

Una di queste presentazioni è avvenuta il 17 dicembre, per la trentunesima edizione del Dossier Statistico Immigrazione, presso l’Auditorium del castello di Mesagne, in provincia di Brindisi, grazie all’organizzazione dell’associazione Mesagne Bene Comune che promuove sul territorio iniziative ricreative e socio-culturali denotate da un forte attivismo politico. Come hanno affermato gli autori del Dossier, l’obiettivo è di “contribuire, con l’aiuto dei numeri, ad ottenere un approccio maggiormente ancorato alla realtà e a politiche capaci di migliorare la vita e il futuro di tutti i cittadini”. All’evento è stato invitato il presidente del Centro Studi, Luca Di Sciullo, il presidente di uno dei Consorzi di Ambito Territoriale Sociale Antonio Calabrese, una psicologa e psicoterapeuta, Chiara Marangio, un’avvocata associata ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Antonella D’Alicandro, la vicepresidente Commissione Pari opportunità del Comune, Valentina Begaj, un mediatore linguistico-interculturale, Mamadou Toure, e la presidente della Onlus Huipalas, Antonietta Pignataro.

Intervento del presidente IDOS

Il presidente  Luca Di Sciullo ha spiegato che attualmente gli stranieri presenti in Italia sono circa cinque milioni, mentre gli Italiani all’estero sono intorno ai cinque milioni e mezzo. L’Italia è il quarto paese dell’Unione Europea per numero di stranieri, mentre il tema degli emigrati italiani all’estero è oggi quasi rimosso dalla collettività, non si racconta più, oppure viene enfatizzato come se si fosse trattato di un’epopea. La Germania è il più importante Paese di immigrazione per la Puglia: negli anni Sessanta, quando molti Pugliesi vi si trasferirono  si parlava di “lavoratori ospiti”. Per questo motivo, il governo tedesco non investì in integrazione, finché all’inizio degli anni 2000, è giunto alla consapevolezza che molti immigrati ormai stabilizzati, non erano più “ospiti”. Sono pertanto state attivate una serie di strategie inclusive, ad esempio, oggi un immigrato che va in Germania ha diritto a 900 ore di insegnamento della lingua tedesca. Le prime generazioni di emigrati pugliesi erano però realmente “di passaggio”, cosicché avvenne un fenomeno particolare, cioè i genitori tendevano a scoraggiare i propri figli a imparare la lingua tedesca. A volte però capitava che tornassero in Italia e per difficoltà di riadattamento al paese d’origine, facessero nuovamente ritorno in Germania. Molti di quei ragazzi e ragazze di seconda generazione, che sono tornati poi a vivere lì, hanno manifestato lacune linguistiche e scolastiche, che li hanno poi costretti a frequentare esclusivamente istituti professionali. Il rovescio di questa medaglia è che qualcosa di molto simile avviene oggi ai figli degli immigrati, proprio in Italia.

Capri espiatori per problemi endemici

Luca Di Sciullo ha continuato ad esporre alcuni dei dati presenti nel Dossier, parlando delle due gravi crisi globali verificatesi negli anni 2000: la prima nel 2007/2008, la seconda nel 2019, con la pandemia, la quale provocherà, secondo gli analisti, danni e disfunzioni paragonabili ad un dopoguerra. Il 2020 è stato l’anno in cui si è avuto il più basso numero di nascite in Italia, negli ultimi decenni, tant’è che viene citato il libro di Antonio Golini e Marco Valerio Lo Prete, Italiani poca gente. Il Paese ai tempi del malessere demografico, edito nel 2019, in cui si argomenta come la via demografica dell’Italia sembri senza ritorno. Nel 2020 c’è stato un nato ogni due morti, dunque non si ha sufficiente ricambio generazionale per gli anziani che vanno in pensione, i quali restano sostanzialmente le persone che lavorano di più, con una minore propensione all’innovazione. Ciò comporta aspetti gravosi dal punto di vista previdenziale: chi pagherà le pensioni se i giovani sono disoccupati? Si tratta di problemi endemici del tessuto demografico italiano, aggravati ora dalla pandemia, che ha inoltre causato un assottigliamento della classe media. Tra il 2019 e il 2020 i poveri assoluti in Italia sono circa 5.600.000 di cui 1.500.000 stranieri. L’ISTAT calcola ogni anno la soglia di povertà assoluta, che equivale alla percentuale di famiglie che hanno un reddito inferiore ad una quota, corrispondente all’insieme delle spese mensili minime per poter vivere. Questa soglia si può calcolare inserendo su una piattaforma il numero di componenti di un nucleo familiare, aggiungendo le variabili di età e residenza, cioè collocazione geografica fra nord, centro e sud oppure distinzione fra grande città o piccolo centro (si può consultare all’indirizzo: https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta). E’ chiaro come in questa situazione deflagrante risulti complesso mantenere in piedi il “sistema Italia”, si cerca quindi di trovare  un capro espiatorio, un colpevole della crisi, che di solito è indifeso e innocente, perché è molto più facile  scagliarsi contro chi non ha diritti ed è inerme, piuttosto che contro chi sta al potere. Più la crisi si acuisce e più il capro espiatorio viene attaccato, per cui sui migranti si fanno ricadere le colpe di problemi che in realtà sono endemici per la società italiana: essi vengono spesso dipinti dai mass media (e/o dall’opinione comune) come colpevoli della perdita di lavoro per gli Italiani o del rallentamento nell’istruzione. In questo modo i migranti  vengono spersonalizzati e poi demonizzati, con conseguente perdita di dignità e identità. In Italia esistono meccanismi cronici che avallano questa situazione, gli immigrati sono perlopiù braccianti, badanti, addetti alle pulizie, alla logistica, al facchinaggio, svolgono insomma i lavori più pesanti e più esposti a rischi infortunistici, oltre che precari e malpagati.

Problema scuola

L’ascensore sociale per gli immigrati non esiste, il presidente di IDOS parla di una vera e propria segregazione occupazionale, associata ad un grave sfruttamento. Ad esempio il lavoro delle badanti si svolge con una contrattazione privata, stipulata nel chiuso delle mura domestiche. Più del doppio lavorano in nero e il 90% sono donne che spesso vengono sole dall’est Europa, dopo aver lasciato i propri figli e il coniuge. Trovano lavoro in Italia e vivono presso le famiglie in cui sono assunte, con un impegno che è, di fatto, di 24 ore su 24, svolgendo anche mansioni infermieristiche, di enorme responsabilità, con anziani affetti da gravi malattie. Nell’est Europa si parla di “sindrome Italia”, a causa del fenomeno diffuso di donne che tornano nel loro Paese e sono afflitte da depressione o tentano il suicidio. I loro partner, di solito, hanno una nuova famiglia, mentre i figli che si sono sentiti abbandonati, le rifiutano.

Focus sui traumi e progetti di emancipazione

La psicologa Chiara Marangio analizza il tema dei traumi dovuti a un’identità frammentata. Spiega che esistono vari modi per ledere le identità e molto spesso i rifugiati hanno storie di privazione di tutto, degli affetti, della casa, del lavoro ecc. In Italia i migranti non hanno la possibilità di riabilitarsi, spesso vivono un fenomeno di “doppia assenza” non sono mai da nessuna parte, né qui, né lì. Eppure essere stranieri dovrebbe rappresentare una condizione puramente giuridica, ma arriva a trasformarsi in condizione esistenziale. Essi non godono del cosiddetto “diritto all’esistenza” che comprende tutti i diritti negati da un welfare sempre più ridotto all’osso. L’avvocata di ASGI, Antonella D’Alicandro espone un progetto legato a un dormitorio presente nella città di Brindisi, in cui sono ospitate circa 120/150 persone. Si tratta di una comunità autogestita in cui si sviluppano attività di socializzazione, c’è una ciclofficina, un barbecue ecc. L’obiettivo sarà quello di consentire a queste persone l’accesso ad abitazioni più dignitose, trasformando l’attuale residenza informale in una “Casa delle culture” grazie ad un processo partecipativo, di iniziative che coinvolgano tutta la cittadinanza. Il presidente di ambito, Antonio Calabrese ha presentato la situazione migratoria locale parlando dei progetti SPRAR, presenti nella provincia di Brindisi e dei vari servizi di tutela legale e sanitaria per l’inclusione, la conoscenza linguistica e l’inserimento lavorativo. Si discute con gli altri interlocutori dell’importanza della figura dei mediatori culturali e della necessità della loro presenza soprattutto nelle scuole. La vicepresidente delle pari opportunità, Valentina Begaj, si esprime riguardo all’importanza della rete fra gli enti del territorio per attuare un processo integrato di inclusione sociale.

Esperienze di viaggio

Mamadou Toure, mediatore linguistico e culturale originario del Mali ha raccontato la sua storia di vita, il suo viaggio per arrivare in Italia, quando era ancora giovanissimo, l’importanza di aver incontrato realtà accoglienti che hanno cercato di valorizzare le sue doti, cosicché è riuscito ad emanciparsi, svolgendo una professione socialmente utile. Interessante la sua riflessione sul razzismo implicito ed esplicito che i giovani africani sono ancora costretti a subire in Italia e che lui, nonostante un percorso virtuoso di integrazione, sperimenta ancora sulla propria pelle. Infine Antonietta Pignataro, presidente della Huipalas Onlus ha parlato dei suoi viaggi a Korogocho, uno slum alla periferia di Nairobi, dove porta avanti progetti di solidarietà. Nell’occasione ha presentato il suo libro nato dalle sue esperienze in Africa, il cui ricavato servirà a finanziare una panetteria a Nairobi. Il libro, edito da Kurumuny si intitola La luna c’è sempre.