25 Settembre 2022

Molise, dal 2022 l’aborto sarà quasi impossibile

Dal 1° gennaio, effettuare un aborto sarà molto difficile, se non impossibile, in Molise.

Se già di per sé l’interruzione di gravidanza è cosa non facile sotto diversi punti di vista, fisici e psicologici, a rendere questo percorso ancora più difficile e in salita dal prossimo gennaio, ci pensa la regione Molise. Dopo due rinvii, infatti, va in pensione Michele Mariano, finora l’unico medico non obiettore di coscienza. A questo punto, rimane solo Giovanna Gerardi, la dottoressa che lo affiancava, questo però soltanto per 18 ore alla settimana.

Il Molise non è il solo

L’allarme era stato lanciato mesi fa, in un appello ad una situazione preoccupante, non solo in Italia ma anche in altri stati europei e occidentali in generale. Se in altri luoghi del globo si sono fatti parziali passi avanti, per quanto ci riguarda, la soluzione da noi non è mai arrivata. Il tema dell’aborto in Italia sta facendo grandi passi indietro (lunghi quasi 40 anni), una lentezza riscontrata nel diritto alla salute delle donne che decidono di non portare avanti una gravidanza.

Purtroppo, la certezza ultima è arrivata con il risultato del concorso pubblico dell’Azienda sanitaria regionale del Molise, che ha tentato l’assunzione a tempo indeterminato di un medico non obiettore di coscienza. Chiaramente il tentativo è stato fallimentare: “Nessuno dei candidati ammessi al concorso si è presentato a sostenere la prova scritta nel mese di novembre”, questo quanto si legge dai verbali della commissione esaminatrice. Il precedente era stato eseguito ad aprile, sempre in merito all’assunzione a tempo indeterminato di un medico non obiettore della disciplina di Ginecologia e Ostetricia per l’applicazione della legge 194/1978 relativa all’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg). Ma anche in quel caso non si era presentato nessuno.

Quello del Molise è sicuramente un caso limite, ma che pone l’attenzione su un punto su cui c’è ancora tanto da lavorare nel nostro Paese. Al momento, in Italia ci sono almeno 22 ospedali in cui almeno una categoria tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e Oss è obiettore di coscienza al 100%. Sono 72 gli ospedali con personale obiettore tra l’80 e il 100% e 18 quelli con il 100% di ginecologi obiettori. 4 invece i consultori con il 100% di personale obiettore. La Legge 194 del 1978 dice “che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”.

Una pensione che non può essere più prorogata

In attesa di un sostituto, il medico Mariano, aveva già rinviato più volte il pensionamento, previsto per maggio 2021, ma arrivati ad oggi non è più possibile rimandare la pensione. Quindi dal 1° gennaio del 2022 la specialista rimarrà l’unica persona a effettuare Ivg in Molise, tra l’altro nell’unica struttura dove è possibile abortire, l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Uno schiaffo in faccia alla legge 194, quasi totalmente ignorata.

In un’intervista rilasciata a Repubblica Michele Mariano aveva spiegato che “chi fa aborti non fa carriera. […] In Italia c’è la Chiesa, e finché ci sarà il Vaticano che detta legge questo problema ci sarà sempre”.

La legge 194/78

Come è possibile leggere sul sito del Ministero della Salute, l’aborto in Italia è disciplinato da una legge.

Sul sito si legge: “oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza”. Inoltre, viene specificato anche l’obiettivo della legge, ovvero “la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne”.

Insomma, un diritto che sembra proprio non essere rispettato nella regione.

L’aborto nel mondo

Se in Italia la situazione scorre lenta, anche il resto del mondo fatica a ingranare.

In decine di paesi del mondo, infatti, per le donne è tuttora illegale abortire: El Salvador (dove le donne rischiano fino a 25 anni di carcere se abortiscono anche in modo spontaneo), Nicaragua, Repubblica Dominicana, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Iraq e Filippine, si uniscono all’elenco. In Europa, invece, l’aborto è diventato legale a San Marino dopo il referendum di metà settembre (dopo 156 anni). Malta, Andorra, Lichtenstein si uniscono ai paesi che lo vietano, quest’ultima inoltre lo ha già bocciato con referendum. In Texas la corte suprema di recente non ha sospeso la legge che vieta l’aborto dopo le 6 settimane, anche in caso di stupro o incesto. In Polonia a inizio 2021 è entrata in vigore una delle leggi più restrittive d’Europa in tema di aborto, vietato anche in caso di stupro o incesto. L’Irlanda ha legalizzato l’aborto solo nel 2018, l’Argentina nel 2020. Il Messico lo ha depenalizzato a inizio settembre.

In Italia il 67% del personale sanitario è obiettore di coscienza e si rifiuta, per motivi religiosi o etici, di praticare aborti nelle strutture pubbliche.

Il 43,5% degli anestesisti e il 37,6% del personale non medico, fanno parte di questi. Oltre 2 terzi dei ginecologi italiani, insomma, si rifiuta di applicare una legge che tutelerebbe la salute e la vita stessa delle pazienti. Stando poi a una mappatura realizzata dalle giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove per l’Associazione Luca Coscioni, in Italia ci sono almeno 15 ospedali che hanno il 100% di ginecologi obiettori, sebbene la legge 194 vieti espressamente “l’obiezione di struttura”.

La pandemia ha complicato le cose

In un futuro incerto e difficile, aggravato da una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo, anche il tema dell’aborto è stato nettamente aggravato. La difficoltà del governo nell’assicurare un percorso chiaro a cure essenziali e urgenti nel corso della pandemia ha causato interruzioni dei servizi per l’aborto e ha impedito ad alcune donne di accedervi nei tempi previsti dalla legge, aggravando ostacoli di lunga data per un aborto sicuro e legale in Italia.