24 Settembre 2022

ACCADDE DOMANI – Albert Camus e la solitudine dello straniero tra la gente, oggi come un tempo

Il 4 gennaio del 1960 muore, a causa di un terribile incidente stradale, lo scrittore Albert Camus. Tre anni prima, nel 1957, gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura «per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo». Capolavoro indiscusso dello scrittore francese (e della letteratura occidentale), tradotto in quaranta lingue, dal quale Visconti nel 1967 ha tratto l’omonimo film, è il romanzo Lo straniero, pubblicato nel 1942. Attraverso quest’opera possiamo leggere la vita stessa dello scrittore, nei panni di un francese che vive in Algeria; un francese d’oltremare, tra gli arabi, uno straniero tra gente che parla la stessa lingua.
Nel corso della sua esistenza Camus avverte tutta la solitudine di chi non appartiene al luogo nel quale vive e si sente un estraneo accerchiato da una moltitudine di persone.
È la complessità della vita stessa a cercare uno spazio tra le sue pagine: quel prolungato senso di apatia che sfocia in angoscia profonda.

L’essere stranieri, ieri come oggi

La tematica del sentirsi estranei è attualissima, come lo era ai tempi del Nobel di Albert Camus, e la si rivive quotidianamente, in un presente saturato dalle distanze all’interno della rete e dal mondo dei social, nell’appiattimento dei sentimenti e delle emozioni dell’essere umano, nei risentimenti, nelle frustrazioni, negli algoritmi, nelle dinamiche mediatiche, troppo veloci.
Accecati, oggi da uno schermo, e troppo spesso chiusi nel conformismo come un tempo il piccolo impiegato Meursault (protagonista del libro L’Étranger) che, abbagliato dal sole, è capace di compiere le azioni più spaventose.

IL LIBRO

Albert Camus, Lo straniero, Bompiani, 2015