25 Maggio 2022

Catastrofi ambientali 2021: 170 miliardi di dollari di danni

Concluso il 2021 e alle porte di un nuovo anno, è tempo di bilanci, e le notizie non sono affatto positive. Danni per più di 170 miliardi di dollari: è questo il costo del riscaldamento globale per il 2021 secondo una stima dell’Ong Christian Aid, ma è solo un calcolo approssimativo, che si basa sui danni assicurati, avvenuti nei Paesi ricchi. Purtroppo, però, le conseguenze del riscaldamento globale colpiscono soprattutto le zone più povere del Pianeta. I dati reali, dunque, sarebbero ben più elevati.

Un 2021 catastrofico

Come riporta l’agenzia Adnkronos, nel 2021 le dieci principali catastrofi meteorologiche nel mondo sarebbero costate oltre 170 miliardi di dollari di danni. Dato allarmante, ma che se poi unito a quello delle vittime è sconvolgente. Quest’ultimo, infatti, si attesterebbe almeno a 1.075 morti, costringendo inoltre 1,3 milioni di persone a spostarsi dalle loro case. Nel 2020, sempre secondo quanto riporta l’agenzia in merito alle dichiarazioni dell’Ong, i danni legati alle catastrofi naturali erano ammontati a 150 miliardi di dollari mentre nel 2019 erano ammontati a circa 135 mld di dollari.

L’Ong Christian Aid, sottolinea inoltre che la maggior parte delle stime “si basano esclusivamente sui danni assicurati” il che suggerisce costi reali ancora più elevati. Questa classificazione economica, come anticipato, considera poi i disastri avvenuti nei Paesi ricchi, con infrastrutture più sviluppate e meglio assicurate, ma l’Ong ricorda che “alcuni degli eventi meteorologici estremi più devastanti del 2021 hanno colpito i Paesi poveri, che hanno contribuito poco alle cause del cambiamento climatico” e dove la maggior parte dei danni non è assicurata. Per esempio, in Sud Sudan le inondazioni, il cui costo economico non è stato quantificato, hanno colpito circa 800.000 persone.

I costi del cambiamento climatico, rileva Kat Kramer, responsabile della politica climatica di Christian Aid, “sono stati importanti quest’anno sia in termini di perdite finanziarie ma anche di morte e di spostamenti di persone in tutto il mondo – aggiungendo – Che si tratti di tempeste e inondazioni in alcuni dei paesi più ricchi del mondo o di siccità e ondate di calore in alcuni dei più poveri, la crisi climatica ha colpito duramente nel 2021”. Infine, ci tiene ad aggiungere anche una piccola dichiarazione in merito ai tentativi di cambiare le cose, sostenendo che: “Sebbene sia stato bello vedere alcuni progressi compiuti al vertice della Cop26, è chiaro che il mondo non è sulla buona strada per garantire un mondo sicuro e prospero”.

Le 10 peggiori catastrofi meteo del 2021

Al primo posto nella classifica delle catastrofi di Christian Aid c’è l’uragano Ida. Nello specifico, la catastrofe più costosa secondo il rapporto è stato proprio l’uragano di categoria 4, che ha provocato inondazioni a New York, attestando danni per 65 miliardi di dollari. La catastrofe climatica ha portato venti massimi di 240 km/h e una pressione centrale minima di 930 mbar al momento dell’approdo, Ida è stato il secondo uragano più forte di sempre ad approdare in Louisiana in termini di pressione centrale minima, dietro solo all’uragano Katrina del 2005, e il più forte in termini di venti massimi sostenuti, a pari merito con l’uragano Laura del 2020 e l’uragano Last Island del 1856.

A seguire, le inondazioni in Europa che hanno colpito in particolare la Germania, il Belgio e i Paesi Bassi. Piena estate, a luglio si contavano almeno 50 vittime, interi villaggi evacuati e decine di migliaia di abitazioni rimaste senza elettricità. Angela Merkel si era detta “sconvolta per la catastrofe” e oggi sappiamo che i danni hanno raggiunto quota 43 miliardi di dollari.

Il terzo evento è stata la tempesta invernale in Texas, chiamata Uri, con ondate di freddo che sono arrivate anche a -28 gradi. I danni totali sono arrivati a 23 miliardi, lasciando temperature glaciali e costringendo ben 5 milioni di persone senza energia elettrica. In una sola settimana sono stati registrati ben 20 morti.

E poi le inondazioni in Cina, nella regione dell’Henan, con danni per oltre 17 miliardi. Ma anche quelle nella Columbia Britannica, in Canada (7 miliardi), il ciclone Yass in India e Bangladesh (3 miliardi) e l’ondata di freddo che in primavera ha distrutto i vigneti francesi (5 miliardi).

La situazione in Italia

Come riporta l’agenzia Dire, in Italia nel 2021 sono stati ben 187 gli eventi che hanno causato danni e la morte di nove persone nel nostro paese. Nello specifico, come riportato, “si sono verificati 97 casi di allagamenti da piogge intense, 46 casi di danni da trombe d’aria, 13 casi di frane causate da piogge intense, 11 casi di esondazioni fluviali, 9 di danni da siccità prolungata, 8 casi di danni alle infrastrutture e 3 di danni al patrimonio storico da piogge intense”.

Tra le città più colpite nell’anno passato, troviamo al primo posto Roma con 9 eventi estremi, seguita da Napoli con 5, Catania con 4, Palermo e Milano con 2. A livello regionale invece, nello stesso arco di tempo si aggiungono la Sicilia e la Lombardia, in testa alla classifica con 30 e 23 eventi estremi. Infine, anche casi in Campania con 16 eventi, Veneto e Sardegna con 14 eventi, Lazio con 13 eventi, Piemonte con 12 e Liguria con 11.

Rispetto all’anno 2020, il 2021 ha contato un aumento di particolari danni, tra i quali quelli da grandinate intense (17 rispetto ai 9 nel 2020), da frane, da piogge intense (13 rispetto alle 10 nel 2020) e da allagamenti (97 nel 2021 e 102 nel 2020).

Il 2021 è stato un anno con impatti terribili in tutto il mondo e nel nostro Paese – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, sostenendo come – questi numeri ci ricordano quanto le città italiane abbiano bisogno di urgenti interventi di adattamento a un clima che rende piazze, strade e linee ferroviarie sempre più pericolose durante le piogge di forte intensità e le case sempre più invivibili durante le ondate di calore”.

Il futuro climatico del prossimo quarto di secolo sembra essere già scritto. Si dovrebbe partire dalla riduzione delle emissioni a metà del secolo XXI, se così sarà, l’umanità potrà ragionevolmente contenere il riscaldamento globale del prossimo secolo.