27 Settembre 2022

In Emilia Romagna i clochard avranno un medico di base

Via libera dalla giunta regionale dell’Emilia Romagna al progetto di legge che era stato approvato nello scorso luglio, riguardo alla possibilità di avere un medico di base anche per le persone senza fissa dimora. La legge, firmata lo scorso 29 dicembre a Bologna e promossa dal consigliere regionale Antonio Mumolo del Partito Democratico, prevede che i servizi sociali dei relativi Comuni prendano in carico gli aventi diritto per assisterli nella procedura. La scelta del medico sarà in questo caso a tempo determinato e avrà la durata di un anno, con, come unico vincolo richiesto per poter esercitare il diritto all’assistenza, l’obbligo di permanenza all’interno della stessa regione. Nell’atto pratico, per poter effettuare la richiesta, ciascun cittadino dovrà recarsi presso l’anagrafe sanitaria con il modulo fornito dai servizi sociali compilato, munito di documento d’identità, estratto dell’atto di nascita e codice fiscale. Si tratta sicuramente di un grande atto di civiltà oltre che un notevole passo avanti per il diritto alla salute dei cittadini.

La vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini hanno dichiarato: “Un diritto fondamentale, quello alla salute, che non può essere negato a nessuno e che un’istituzione ha il dovere di garantire a tutti. Questa è la sanità pubblica e universalistica che vogliamo e per cui ogni giorno lavoriamo, insieme ai territori. Una sanità che garantisca assistenza e cure a tutti i suoi cittadini e cittadine, senza alcun tipo di distinzione”. (Adnkronos)

Le difficoltà economiche di chi si ritrova a vivere per strada 

Molto spesso le persone che vivono senza fissa dimora lo fanno perché impossibilitate dal peso di tasse, bollette, rate o mutui; perché sono anziani che con una pensione minima non riescono a permettersi una vita dignitosa e un’abitazione; perché il caro vita in alcune città è al di sopra delle possibilità di molti cittadini; perché in tanti si ritrovano nella condizione di imprenditori falliti, di disoccupati o di padri separati che non hanno la possibilità di mantenersi. Ad ogni modo è bene tenere sempre presente che il diritto alla salute oltre ad essere un bene comune che non può essere negato a nessuno, tantomeno per questioni economiche, rimane, come ci insegna anche la pandemia che stiamo vivendo, una necessità per la salvaguardia del benessere collettivo. E, ancora una volta, la regione Emilia Romagna si fa esempio di civiltà.