6 Ottobre 2022

Casoria ricorda Mauro Mitilini, il carabiniere ucciso dalla banda della Uno bianca nel ‘91

Casoria (Na). Sono trascorsi 31 anni, ma il ricordo di Mauro Mitilini, il carabiniere napoletano ucciso a Bologna resta vivido e sempiterno. Ieri, nella ricorrenza dell’anniversario della sua morte (4-01- 1991), i familiari, l’Arma dei carabinieri, la polizia Locale e le associazioni che lavorano sui territori per il ripristino della legalità, tra cui Libera, si sono riversati nella Basilica di San Mauro, presenziando alla messa di rito. Non è voluto mancare il sindaco della città, Raffaele Bene.

La commemorazione

Una commemorazione, a distanza di anni, toccante ed emozionante, segno tangibile che il tempo trascorso non riesce a lenire il dolore, anzi lo acuisce e la legge della vita, con veemenza ci ricorda il tragico peso delle ‘assenze’. Quel peso scandito dal suono della tromba che intonava le note del “Silenzio militare” e dalla preghiera del carabiniere, quei tanti carabinieri che come Mauro, hanno giurato con la divisa e per la divisa di essere ‘Nei secoli fedele’. I presenti, prima di recarsi in Basilica, hanno posto una ghirlanda commemorativa dinanzi al busto di Mauro Mitilini, all’ingresso della villa Comunale con soprascritto “Casoria non dimentica”.

Libera

Così ha commentato la referente del presidio di Libera Afragola-Casoria la professoressa Maria Saccardo: “Noi di Libera lavoriamo per la memoria, la memoria significa ricordare tutte le vittime innocenti di camorra e quelle del dovere, le lacrime ed il dolore non devono essere una zavorra, bisogna andare avanti, andare avanti significa progettare un futuro tenendo presente il presente. La cosa fondamentale è fare squadra, ognuno di noi deve fare la propria parte, dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista del territorio, le associazioni, la scuola, le parrocchie devono fare squadra affinché mostri del genere non vengano più fuori. Stasera abbiamo rivendicato con maggiore impeto e forza la vicinanza non solo alla famiglia di Mauro Mitilini, ma anche ai due colleghi ammazzati con lui. Nonostante le condanne, l’anno scorso è stato chiesto la riapertura del processo e delle indagini, perché ogni azioni compiuta dagli assassini veniva sistematicamente rivendicata da una associazione terroristica denominata ‘Falange armata’”.

Chi era Mauro Mitilini

Mauro Mitilini, medaglia d’oro al valor civile, era nato a Casoria, in provincia di Napoli, il 16 settembre del 1969. Si arruola nell’Arma dei carabinieri il 14 febbraio del 1990 e il 5 ottobre dello stesso anno viene destinato nella città di Bologna, alla Stazione carabinieri di Bologna Porta Lame, dove prestò servizio fino al nefasto e tragico 4 gennaio 1991. In quella triste notte, Mitilini ed altri due colleghi, a bordo dell’auto di servizio, vennero barbaramente trucidati dai criminali passati alla storia come ‘La banda della Uno bianca’.

La banda della Uno bianca

La banda della Uno bianca, era composta da sei uomini, di cui cinque appartenenti alla polizia di Stato. Tra il 1987 ed il 1994 misero a segno 103 rapine, uccidendo 24 persone. I servi infedeli operavano in Emilia-Romagna e si specializzarono, soprattutto nelle ore notturne, in rapine ai caselli autostradali. Furono tutti arrestati e condannati, tra il ’94 ed il ‘96. Il nome ‘Uno bianca’ è da ricondursi al modello di autovettura costruito in quegli anni dalla Fiat che riscosse un enorme successo, tra l’altro facile da rubare, ancora oggi resta una delle automobili più vendute al mondo con quasi 10 milioni di esemplari prodotti.

La notte del Pilastro

La notte del 4 gennaio ’91, a Bologna, nel quartiere Pilastro, erano circa le 22, quando una gazzella dei carabinieri, con a bordo Mauro Mitilino, Andrea Moneta e Otello Stefanini, quest’ultimo al volante, per mera fatalità incrociano quelli della Uno bianca, la pattuglia decide di superare i criminali, il gesto venne interpretato dalla banda come ‘sospetto’, da lì, l’improvvisa pioggia di proiettili che avvolse i tre carabinieri e ne scaturì la successiva ed imminente morte. I militari dell’Arma cercarono di rispondere al fuoco con le pistole di ordinanza, ma non ci fu niente da fare.