27 Settembre 2022

Costa Concordia – 10 anni dal tragico incidente

Sono trascorsi 10 anni dal tragico naufragio della Costa Concordia, dalle dure testimonianze alle negligenze, ripercorriamo insieme gli attimi che hanno portato al noto epilogo.

Il 13 gennaio 2012: giorno del naufragio

Era il 13 gennaio 2012, quando la Costa Concordia, una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere (capostipite della Classe Concordia) naufragò davanti all’Isola del Giglio. Nell’incidente morirono 32 persone.

La nave da crociera era lunga 291 metri e larga 35, con 1.500 cabine e un equipaggio di 1.100 persone: era considerata una delle imbarcazioni più lussuose in circolazione.  Tra le vittime, la più piccola si chiamava Dayana Arlotti, aveva 5 anni ed era in vacanza con suo papà Williams.

Condannato a una pena di 16 anni, l’ormai ex comandante Francesco Schettino, che quella notte decise di abbandonare la nave. Autodefinitosi da sempre “un capro espiatorio lasciato solo“, ha affermato più volte di non aver mai dimenticato le 32 vittime. Detenuto da 5 anni nel carcere di Rebibbia, il 61enne si è dimostrato un “detenuto modello” e frequenta corsi universitari in legge e giornalismo.

Come riportato su Il Messaggero, infatti, pare proprio che l’ex comandante sia ad oggi un detenuto modello e per questo potrebbe beneficiare di una detenzione al di fuori dalle sbarre. Proprio come riporta il noto giornale, infatti, Schettino sarebbe ammesso a misure di detenzione alternative al carcere a partire già dal prossimo maggio. Nel frattempo, i suoi avvocati sarebbero in attesa di un riscontro per la richiesta di revisione del processo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

Una nave di lusso

La nave da crociera Costa Concordia era stata costruita nei cantieri di Genova Sestri Ponente, e varata il 2 settembre 2005, con seguente “battesimo” il 7 luglio 2006 a Civitavecchia. Due giorni dopo è salpata per il suo viaggio inaugurale. I suoi tredici ponti avevano i nomi di altrettanti Stati europei. I suoi ospiti potevano contare su un ricco intrattenimento, godibile in un teatro disposto su tre ponti, chiamato Atene. Per gli appassionati era presente anche un simulatore di guida da GP con la replica di una vettura di Formula 1, oltre che sale videogiochi, una discoteca, sale da ballo, un cinema 4D e un maxischermo da 18 metri quadri. Le cabine erano ben 1.500 totali, delle quali 87 all’interno dell’area benessere e 505 con balcone privato. C’erano anche 58 suite con balcone privato e altre 12 suite all’interno dell’area benessere. Non mancavano poi le piscine, con acqua dolce e salata, numerosi ristoranti, 13 bar, vasche idromassaggio, Jacuzzi ad acqua calda, un campo polisportivo e un percorso jogging.

Le fasi di recupero della nave da crociera

Il recupero di quello che ormai era diventato un relitto, fu una vera e propria opera di ingegneria. Costato oltre 1,5 miliardi di euro, ha necessitato del lavoro di centinaia di persone specializzate per un arco temporale di 3 anni. La nave infatti, affondata nel 2012, è stata “rimossa” nel 2015.

Da subito la situazione è parsa difficoltosa a causa del posizionamento della nave che poggiava parte del fianco su un precipizio sommerso. Tuttavia, grazie alla costruzione di una base d’acciaio e cemento sul fondale, i lavori di recupero proseguirono in maggiore sicurezza, evitando l’affondamento del relitto nel fondale. Per permettere la rotazione del relitto, è stato necessario coinvolgere un team di ingegneri, che hanno prontamente optato per l’utilizzo di una serie di martinetti apposti sul fianco scoperto della nave su cui tendere i cavi d’acciaio ancorati al basamento creato in precedenza. In seguito, si è passati alla fase di rotazione. Dovendo necessariamente evitare movimenti bruschi, si è deciso di utilizzare dei cassoni che, riempiti gradualmente d’acqua, hanno dato la spinta necessaria per completare la rotazione evitando urti. Infine, gli stessi cassoni hanno permesso di mantenere a galla il relitto fino al trasporto finale verso la sua ultima destinazione, lo smaltimento nel porto di Genova.

La tragedia ricordata 10 anni dopo dall’allora vicesindaco del Giglio

Mario Pellegrini nel 2012 era il vicesindaco della piccola isola del Giglio, salito sulla nave per aiutare, è stato anche l’ultimo a scendere. Attraverso la sua testimonianza per La Repubblica, ha raccontato alcuni degli attimi che sono rimasti indelebili nei suoi ricordi.

Inizia raccontando di come, appena la nave colpì gli scogli “nessuno ha sentito niente”, racconta Pellegrini che in quel momento si trovava dall’altra parte dell’isola in una serata di inverno in cui c’era troppo freddo per stare fuori. La nave è passata vicino alla costa. “Troppo vicino. Succede a volte. Ma mai così“, continua il vicesindaco.

Poi la decisione di voler aiutare le persone rimaste a bordo: “Sono montato sul primo tender da solo, d’accordo col sindaco che rimaneva qua a gestire l’affluenza. Volevo salire sulla nave per coordinare il trasporto delle persone, il nostro porto è piccolo, all’inizio volevo cercare un collegamento con qualche ufficiale, volevo arrivare come carica istituzionale, ma una volta salito, non ho trovato nessuno – continua il vicesindaco, che dopo una breve pausa riprende il racconto – arrivato dal lato destro della nave (…) c’era confusione, la gente cercava di scendere, si accalcava, voleva raggiungere la terra. All’inizio ho cercato qualche ufficiale, ma poi non ho visto nessuno”, ricorda.

Non c’era molta professionalità, dell’equipaggio vedevo soprattutto commissari, era difficile perfino farsi capire – racconta, spiegando poi lo svolgersi dei minuti successivi – così ho passato i primi venti minuti, a cercare. Ma mancava una guida, la gente era da sola, quando ho capito che gli ufficiali non li avrei raggiunti, ho cominciato a caricare da solo la gente sui tender“.

La situazione da quel lato della nave si è tranquillizzata in breve “i tender alla fine scendevano quasi vuoti” racconta, “non c’era più pericolo da quella parte“, tutto il contrario dall’altro lato, la nave infatti si stava inclinando.

A sinistra c’era il dramma – continua Pellegrini, che descrive la situazione con queste parole – era buio, le pareti erano diventate i pavimenti, i corridoi erano allagati, ma dentro, al chiuso, in trappola, c’erano quasi 500 persone, non riesco a fare una stima, ma erano perse, nel panico, si tenevano alle pareti che ormai erano di traverso. Scivolavano”.

Poi, Pellegrini decide di intervenire: “Nella confusione ho trovato una scaletta. L’aveva messa un ufficiale, anche il solo che ho trovato. Un ragazzo che veramente ha salvato la vita a tante persone. Ma dopo quella notte non l’ho più visto, lo devo ringraziare”.