25 Maggio 2022

Bologna, il sindaco trascorre la notte coi clochard, una toppa sul problema dei senzatetto nel capoluogo emiliano

BOLOGNA – Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nei giorni scorsi ha deciso di passare una notte coi clochard della città, come fanno i diversi operatori che si occupano di portare coperte, cibo e bevande calde a chi vive per strada, aiutandoli a sostenersi nel freddo invernale.

«Era importante per me come sindaco andare in strada – racconta il sindaco – insieme agli operatori che lavorano da anni con i servizi pubblici e le realtà del sociale». A Bologna ci sono circa 550 posti letto che, dice Lepore, sono sempre pieni  «con una novantina di persone che vogliono rimanere in strada a dormire, anche al freddo una ventina di loro sono dentro a un continuo giro di incontri per convincerli a entrare nei dormitori, ma ci sono anche tanti irriducibili».

I portici di Bologna infatti spesso accolgono, purtroppo, diverse persone che dormono per strada, nei loro “angoli”, sempre quelli, nel tempo ormai diventata la loro dimora assieme ai materassi sfondati e alle coperte sporche che devono custodire come un tesoro e assicurarsi che nessuno rubi o getti via. Persone che provano a sopravvivere con ciò che possono, magari con una pensione di invalidità talmente bassa da non permettere loro nemmeno di mangiare e di certo non di prendere una stanza in affitto, soprattutto considerando la situazione drammatica degli affitti a Bologna, in cui una stanza fuori dalle mura può costare anche 500€.

Il sindaco evidenzia come siano «tanti i cittadini che ci segnalano queste persone in strada. Ed è importante che lo facciano, perché queste persone sono fragili. Hanno contesti familiari molto tragici e se scelgono di rimanere in strada non è per dare fastidio alla comunità, ma perché spesso hanno una situazione psicologica ed economica molto seria e grave».

Sarebbe interessante capire come il sindaco intende prendersi cura di queste persone, assicurarsi che una volta superata la notte non tornino in strada per restarci, essere certi che queste loro fragilità vengano curate dove possibile, provare a costruire un futuro per loro se loro stessi non sono in grado di farlo in autonomia, non basta il letto a dicembre, soprattutto se alcune persone non si sentono in grado di accettarlo.

Nuovi dormitori per l’emergenza freddo

A dicembre hanno aperto tre nuovi dormitori, arrivando a non garantire nemmeno 60 posti letto aggiuntivi, la vera domanda è: una volta che questa emergenza freddo sarà finita, i dormitori chiuderanno costringendo queste persone a tornare in strada?

Come ha detto il sindaco, le persone in strada spesso hanno problemi psicologici conclamati che più di una volta si accompagnano a situazioni di alcolismo o tossicodipendenza, queste problematiche non possono essere affrontate semplicemente con una coperta e una visita del primo cittadino, occorre un’azione più incisiva, è davvero questo il massimo che una città di stampo comunista come Bologna può fare per aiutare i suoi cittadini più in difficoltà?

«Noi ci dobbiamo prendere cura di loro e credo che Bologna in questo sia una città molto preparata anche dal punto di vista professionale – conclude il sindaco –  era giusto raccontarlo».

Bologna è quindi una città preparata ad aiutare chi vive per strada, allora perché continuano ad esserci così tante persone che chiedono aiuto o che non riescono a fare nemmeno quello, semplicemente stanno ferme al loro angolo senza chiedere nulla.

Il problema quindi è a monte? È la città che continua a produrre nuovi senzatetto? O sono sempre gli stessi per cui non si riesce a trovare niente di meglio che una toppa da riattaccare ogni tanto?

Le persone vivono in strada anche negli altri mesi

Ammirevole l’iniziativa di aprire nuovi dormitori per l’emergenza freddo, peccato che queste persone vivono per strada dodici mesi l’anno, dormono sotto i portici, in stazione, a volte persino sugli autobus, persone anziane, sole, abbandonate a loro stesse, persone malate.

«Qualche anno fa, ogni volta che scendevo di casa vedevo un ragazzo solo, lo incontravo tutte le mattine, viveva in strada. Lo conoscevano tutti nella zona, era un ragazzo solo, la famiglia era al sud, lui viveva con una pensione di invalidità di circa 300€ al mese, praticamente non riusciva nemmeno a mangiare, figurati prendere una stanza – racconta anonimamente un ragazzo che vive a Bologna – aveva dei chiari problemi psicologici, ma nessuno si prendeva cura di lui. Dopo due anni, un giorno ho smesso di vederlo e chi lo conosceva mi ha spiegato che lo avevano investito, era finito in ospedale e avevano chiamato la sorella che non aveva idea delle condizioni del fratello. Lei si è portata a casa suo fratello e se ne prende cura lei, ma capisci che una persona non qualificata non può prendersi cura al 100% di chi dovrebbe essere seguito da uno specialista, soprattutto se non le vengono nemmeno dati i soldi per farlo, capisci anche che se non gli fosse successo l’incidente, sarebbe ancora sotto quel portico».

Non è sufficiente garantire qualche posto letto extra, occorre un intervento mirato, un reinserimento nella società e nel mondo del lavoro, percorsi di cura e disintossicazione personalizzati, un vero aiuto con gli alloggi e tutto questo deve partire da una giunta comunale forte e decisa, che non si ricordi di chi soffre solo sotto Natale con il bel gesto di andare da loro a trovarli con la tazza di tè, ma che si impegni attivamente a svuotare le strade oggi e per sempre.

Gli affitti a Bologna non aiutano

Come già accennato, la situazione degli affitti a Bologna è drammatica, nemmeno la pandemia sembra in grado di arginare il fenomeno dei “palazzinari”, proprietari di diverse abitazioni che vivono in un oligopolio immobiliare in cui fanno ciò che vogliono, offrendo catapecchie e case anteguerra mai ristrutturati a prezzi folli, ben consapevoli che in qualche modo riusciranno a riempirle.

Questa condizione blocca ulteriormente persone già svantaggiate, che si trovano impossibilitate a trovare un alloggio permanente e che porta spesso sull’orlo della povertà anche chi un lavoro ce l’ha o famiglie di studenti che sono costrette a fare sacrifici enormi per permettere al proprio figlio di studiare.

Una situazione che potrebbe essere leggermente calmierata costruendo campus in caserme o altri enormi complessi dismessi, affittando le camere a prezzi onesti, offrendo ai ragazzi quindi un posto in cui dormire dignitoso e abbordabile, portando così le case a svuotarsi e, auspicabilmente, gli affitti ad abbassarsi, rendendo potenzialmente possibile a persone che ora vivono in condizioni disagiate di trovare alloggi a prezzi accessibili anche a loro.

Così come si potrebbe pensare a mettere un limite agli affitti, abbassare le tasse ai proprietari di casa, pensare meno al guadagno diretto dei “palazzinari”, spesso bolognesi D.O.C. proprietari di immobili da generazioni, e più al prestigio della città, una città che racconta di bellezza e storia, di cultura e tradizione sinistroide, ma a cui basta aprire il coperchio per vedere che nulla viene prima del guadagno personale.

Quindi sì, caro sindaco, il suo intervento è stato un bel gesto, ma Bologna sta aspettando qualcosa di più concreto.