NEWS > 31 Gennaio
DUEMILA22

Studenti medi presi a manganellate durante una manifestazione. Sanguina il futuro del paese che prova ad esistere malgrado la politica.

Gli studenti si sono mobilitati per commemorare un loro coetaneo morto durante uno stage non pagato imposto dall’alternanza scuola lavoro...

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Gli studenti si sono mobilitati per commemorare un loro coetaneo morto durante uno stage non pagato imposto dall’alternanza scuola lavoro e rivendicare i loro diritti. Ma il Ministero non poteva ascoltarli. Violentissime e ingiustificate le cariche della polizia in varie piazze d’Italia.

Il colle e la piazza

Sabato 29 Gennaio, mentre sul colle più alto di Roma andava in scena il teatrino di una politica incapace perfino di curare se stessa, nelle piazze d’Italia gli studenti medi organizzavano una mobilitazione generale per commemorare la morte di uno studente loro coetaneo morto di lavoro – per giunta non pagato – a diciotto anni. Si sono dati appuntamento nelle principali piazze d’Italia, mentre tutto il paese assisteva distratto all’elezione del Presidente della Repubblica, a una settimana dalla morte di Lorenzo Parelli, avvenuta ad Udine durante uno stage formativo imposto dall’alternanza scuola lavoro.

Le richieste degli studenti

E proprio l’alternanza scuola lavoro è il problema di fondo che gli studenti contestano da anni. La ritengono infatti uno strumento utile solo alle aziende per ottenere manodopera non retribuita, mentre a loro resta un esperienza troppo breve che non insegna alcun mestiere ma rappresenta un primo addestramento alla precarietà e alle condizioni a cui dovranno abituarsi. E infatti quel morto di stage è morto come ne muoiono a migliaia ogni anno nelle fabbriche e nei cantieri: per difetti di sicurezza, per eccesso di stanchezza, per sete di profitto e omissione di controllo. Tommaso Biancuzzi, uno dei portavoce della rete degli studenti medi sintetizza così le ragioni della mobilitazione nazionale: “Lorenzo ha perso la vita durante una attività che il Ministero dell’Istruzione considerava formativa. Non vogliamo che la sua morte passi in secondo piano. Organizzare con tutti gli studenti e tutte le studentesse questa giornata di mobilitazione per noi è dare un segnale: non vogliamo un’istruzione che ci insegni che il lavoro è morte e precarietà. Da Ministero e Governo non è stato detto nulla sulla morte di Lorenzo. Fare finta di nulla o trattarla come un tragico incidente non è utile a nessuno. Le indagini proseguiranno, ma è evidente che un problema ci sia e sia profondo”. Secondo un altro studente, intervistato in piazza dall’agenzia di stampa Dire: “l’alternanza scuola lavoro è la punta di diamante delle riforme che hanno portato all’asservimento della scuola ai privati. Lorenzo muore per un modello di scuola che c’è dietro, che mette prima gli interessi delle aziende, e poi quelli degli studenti e dei lavoratori”.

Questa volta almeno non si può dire che i giovani siano quei soggetti deboli, malati di social network o incapaci di comprendere il significato di un testo scritto come molto spesso, e non a torto purtroppo, vengono descritti nei rapporti Istat. Questa volta sono cittadini, titolari di diritti, pienamente consapevoli di essere trascurati da un sistema politico ed economico che ne sta compromettendo il futuro da troppi punti di vista. E questa consapevolezza li ha portati in strada, nelle piazze delle loro città, coordinati in organizzazioni studentesche per esprimere la loro legittima volontà di essere ascoltati. Per rivendicare il loro diritto di partecipare delle scelte che li riguardano. Hanno organizzato manifestazioni, sit in e flash mob davanti alle scuole di tutta Italia: a Roma, Cagliari, Torino, Milano, Napoli, Mantova, Potenza, Genova, Padova, Viterbo, Verona, Vicenza, Treviso, Martina Franca, Latina ed altre.

Risponde il Ministro dell’Interno

Quello che lascia perplessi, davanti a una mobilitazione così diffusa, è la reazione delle forze dell’ordine. In piazza, disarmati, c’erano adolescenti, presidi e personale scolastico. Non professionisti degli scontri come i fantomatici Black Block o gli ultràs di qualche curva. E le cariche della polizia non sono state un’eccezione dovuta a qualche particolare difficoltà di gestione di una piazza imprevista. Ci sono state cariche a Roma, Milano, Napoli e Torino. A Milano un ragazzo è stato ferito alla testa durante una carica della polizia che non voleva arrivassero a manifestare sotto la sede di AssoLombardia. A Napoli decine di studenti sono stati feriti a manganellate in piazza dei Martiri davanti alle sede dell’Unione degli Industriali. Anche a Torino si sono registrate decine di feriti tra i manifestanti. Eppure dal loro portale, che raccoglie le adesioni alla rete di organizzazioni locali, si legge: “Una Rete indipendente dai partiti, che si batte quotidianamente per difendere e implementare i diritti degli studentз, nelle scuole, nelle città e in tutto il Paese, svolgendo una funzione di raccordo nazionale delle istanze specifiche e rappresentando un luogo importante di elaborazione condivisa. Siamo un sindacato studentesco: contrattazione, rappresentanza e conflitto sono le parole d’ordine che guidano l’azione quotidiana della Rete degli Studenti Medi nelle scuole e nelle città.” E ancora: “Schierata per un autentico diritto allo studio per tuttз, laica, antifascista e contro tutte le mafie. Democratica e trasparente, opera secondo il principio dell’orizzontalità.” Sono i valori fondanti della Repubblica. Quei valori che stentano sempre di più a trovare spazio in parlamento e nei ministeri dove perfino deputati e senatori parlano o tacciono in funzione degli umori dei loro followers, nella perversa speranza che un like su facebook si traduca in un voto in cabina elettorale. A questi ragazzi andrebbero aperte le porte della commissione cultura. Le loro istanze dovrebbero essere integrate nei disegni di legge e nelle riforme di ammodernamento della scuola. La loro visione dovrebbe concorrere a definire il modello educativo che lo Stato si prefigge e laddove questa visione non fosse allineata con le istanze di altre parti sociali, come il mondo delle imprese, allora si dovrebbero cercare il dialogo e la mediazione, per negoziare ad armi pari.

Se invece anche il governo dei migliori alza il manganello e picchia per reprimere il dissenso, spinge i cittadini a trasformarsi in lavoratori sottomessi ed altri in arrabbiati rivoltosi.

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