22 Maggio 2022

Bread’n’roses: la Repubblica Romana del 9 febbraio 1849

La Repubblica romana fu fondata in Italia durante il Risorgimento, su territori appartenenti allo Stato pontificio, in seguito ad una rivolta che provocò la fuga di Papa Pio IX a Gaeta. Tutta l’Europa in quel periodo era scossa dai moti del ‘48, che nonostante la violenta repressione, diedero vita ad esperienze come quella romana, esempio memorabile, quasi una sorta di prova per l’unificazione italiana, tanto che la bandiera adottata fu proprio il tricolore. Questo nuovo stato democratico nato con suffragio universale (naturalmente, all’epoca, solo maschile) era sostenuto da principi innovativi per l’epoca, come l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto.

I moti del ‘48

Nel gennaio del 1948, in molte città italiane quali Palermo, Napoli e Firenze, scoppiarono insurrezioni cittadine per spingere i regnanti a promulgare costituzioni che ne contrastassero lo strapotere. Nei mesi successivi si verificarono diversi eventi importanti, nel percorso verso la creazione del futuro stato unitario sul suolo italiano; a marzo Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, a Venezia una manifestazione popolare impose al governatore di liberare i detenuti politici e a marzo ci furono le cosiddette Cinque giornate di Milano. Anche il resto d’Europa era scosso da venti di libertà: a Parigi fu instaurata la Seconda Repubblica, in Germania i rappresentanti dei vari Stati si riunirono in una Assemblea Costituente, ecc. Sì parlo di Primavera dei popoli, che si organizzavano contro i regimi assoluti nati dalla Restaurazione, nel tentativo di sostituirli con nuovi stati liberali. Nel giro di pochi mesi, però, tutti i moti furono sedati dai monarchi e in Italia l’unica costituzione non revocata fu lo Statuto Albertino del Regno di Sardegna. Si trattò comunque di fenomeni fondanti per l’accrescimento dell’autodeterminazione dei popoli, infatti sia in Italia che in Germania si giunse all’unità nazionale, nel giro di alcuni decenni .

La Repubblica romana

L’anno seguente, il 1849, a Roma, in seguito ai moti popolari, lo Stato pontificio crollò letteralmente e Papa Pio IX fu costretto a fuggire a Gaeta. Il 9 febbraio dello stesso anno, fu eletta un’assemblea con proclamazione della  Repubblica romana, guidata da un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Il Papa cercò alleanze fra gli altri Stati europei, per ristabilire il potere temporale della Chiesa sui propri territori, cosicché intervennero Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie. A difesa della Repubblica romana, invece, giunsero giovani da tutte le parti d’Italia e d’Europa e la zona più esposta agli attacchi militari, il Gianicolo, fu affidata a Garibaldi. Gli uomini a disposizione erano sicuramente inferiori a quelli che arrivarono a sostegno del Papa, tuttavia essi combatterono coraggiosamente fino all’ultimo, per la Repubblica. Quando i Francesi giunsero alle porte di Roma, trovarono infatti strenui difensori ad attenderli e furono aggrediti dalle truppe capeggiate da Garibaldi, finché dovettero retrocedere; altre battaglie furono combattute a Palestrina e a Velletri e la Repubblica Romana ottenne una seconda vittoria. Alcuni mesi dopo, all’inizio di giugno, in seguito all’arrivo di numerosi rinforzi per le truppe francesi, Roma fu assediata e bombardata e nonostante l’impegno della popolazione, la Repubblica romana dovette soccombere.

Carlo Pisacane

Uno dei più importanti patrioti di questa leggendaria esperienza fu Carlo Pisacane che, originario di Napoli, partecipò a diverse delle rivolte del ‘48, non solo in Italia . Era un militare di ideologia socialista-libertaria, ma intorno all’età di 30 anni, decise di abbandonare la sua carriera e con la compagna Enrichetta di Lorenzo fuggì da Napoli, per viaggiare fra Marsiglia, Londra e Parigi. Nel 1847 Pisacane si arruolò nella Legione straniera francese, in Algeria, dove fu raggiunto dall’inseparabile Enrichetta, con la quale ritorno poi in Europa, per lottare nei moti del ‘48. A Roma, con gli altri membri del Triumvirato, fondò la Repubblica romana e ne fu commissario di guerra. Si mise a capo dell’esercito Popolare e lo condusse alla prima vittoria contro la Francia, mentre anche sua moglie Enrichetta dava il suo contributo nelle battaglie, curando i feriti, insieme ad altre donne. Con la fine della Repubblica romana, fu imprigionato ma liberato poco dopo, si trasferì con Enrichetta a Londra, dove nei suoi scritti fuse le teorie marxiste con l’aspirazione all’indipendenza nazionale, come riscatto delle masse lavoratrici. Ritornò in Italia per guidare altre sommosse popolari, al sud, ma non sopravvisse abbastanza per vedere l’Italia unita, morì nel 1857.

La canzone

L’amore al tempo della rivolta è una canzone dedicata alle vicende politiche vissute da Carlo Pisacane ed Enrichetta Di Lorenzo. L’autore, Marco Rovelli è un musicista e scrittore di poesie, romanzi e reportage. Ha scritto sui CPT (centri permanenza temporanea) per migranti, sui morti per lavoro, sulla Resistenza ecc, mentre come  musicista è stato autore e cantante del gruppo Les Anarchistes, vincitore del premio Ciampi 2002. Dal 2007 è cantante solista.

Sul sito di canti di lotta ildeposito.org, ha dichiarato: “Carlo Pisacane è stato la figura più vicina al Che Guevara che c’è stata nella storia italiana.”

La canzone si può ascoltare al link:

 

L’amore al tempo della rivolta

Saró detto pazzo, ambizioso e turbolento

ma avrò la ricompensa al fondo della mia coscienza

e nell’animo dei cari dei miei generosi amici

e nell’amore tuo, nelle parole che mi dici

 

So di osare l’impossibile, che grande è il mio ardimento

ma è l’inerzia a rendere immenso il mio tormento

perciò torno alla mia terra, che ci fece eterni amanti

quella festa a Piedigrotta tra le luci e degl’incanti

 

In quel giorno di settembre ci incontrammo da bambini

la vita si dischiuse e intramò i nostri destini

amor ci precedette e ci fece stupire nel profondo

della voce il tuo nome mi s’incise

 

Fin nella maledetta nebbia, dove era muto il cielo,

non ha smesso l’ideale di esser fuoco al mio pensiero

e d’amor l’incendio non è mai cessato

in cuore pur spezzato già da tempo dall’acerbo mio dolore

 

Essere promessa a un uomo non voluto

Che se non sei schiava arriva il giorno del rifiuto

il tuo amor mi fece fuggir quella prigione

Ma abbandonare i figli miei mi lacerava il cuore

 

E abbandonata al vento, tra due fuochi sospesa

Mia madre mi scriveva recupera l’onore io risposi

E’ mio l’amore, ed è legge naturale

Non cercate di piegarmi al vostro modo di pensare

 

“Il ne faut faire jamais comme les autres

Il ne faut faire jamais comme les autres

Je t’aime Il ne faut faire jamais comme les autres”

 

Nella repubblica sognata col genio dell’insurrezione

nel fuoco di quella battaglia, si rinsaldò l’amore

mentre disponevo armi, tu curavi le ferite

E il dolor della sconfitta il tuo amore fece mite

 

Adesso vado coi trecento che diran giovani e forti

ma i veri sognatori mai potranno dirsi morti

All’odiata catena del mio tempo do l’assalto

Ora e sempre di rivolta elevo lo stendardo

 

E ancora un’altra volta mio infinito amore

io resterò al tuo fianco e sopporterò il dolore

di averti perduto al colmo d’illusione e per tutta la vita io porterò il tuo nome: Enrichetta Pisacane.