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Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle: se si potesse tornare indietro?

Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio, oggi è anche ex presidente del Movimento 5 Stelle La decisione del Tribunale di...

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Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio, oggi è anche ex presidente del Movimento 5 Stelle

La decisione del Tribunale di Napoli che ha accolto un ricorso depositato nell’ottobre 2021 da alcuni attivisti

Le dichiarazioni degli attivisti arrivano puntuali: “Oggi il Tribunale di Napoli, accogliendo il reclamo per la sospensione dell’efficacia delle delibere che hanno modificato lo statuto e incoronato come candidato unico alla presidenza del M5S Giuseppe Conte, ripristina il principio della necessità della partecipazione di tutti gli iscritti nell’adozione delle scelte fondamentali del nostro MoVimento”.

Paradossale che il partito dell’onestà sia stato toccato nell’intimo dalla sentenza di un tribunale. O forse no. La Storia è ciclica, sarebbe sufficiente rimanere lucidi al momento di interpretarla.

Un lungo passo indietro: la nascita del movimento

Alla nascita il Movimento 5 Stelle era formato da un gruppo di donne e uomini, in gran parte giovani. Spalleggiati o coordinati o diretti dai guru Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, arringavano le piazze proponendo il sogno di un’Italia nuova, profondamente diversa da quella governata e, passateci il termine, abusata dalla classe dirigente che da decenni tiene le redini del paese. Intorno a poche condivisibili parole d’ordine, in principio non escludenti, in pochi anni si sono aggregate centinaia di migliaia di persone, inferocite contro le iniquità profonde che la politica ha sempre permesso, perpetrato. È stato un sogno edificante, un po’ di destra e un po’ di sinistra, né di destra né di sinistra, rivolto a chiunque volesse cambiare. È il cambiamento in fondo la richiesta più grande di chi sente il bisogno di migliorare la propria condizione, di chi si ritiene vittima delle ingiustizie garantite dallo stato di cose esistente.

L’era dei MeetUp e della maturità

Per molto tempo il progetto ha funzionato. I meetup, prova ritenuta da molti inconfutabile, del principio di democrazia interna, avvicinavano numerosi militanti. Somigliava molto lontanamente al bilancio partecipativo di Porto Alegre. Ma forse quella meravigliosa idea di pluralità e di partecipazione dal basso si è sgretolata già prima della narrazione dei “taxi del mare” offerta da Luigi Di Maio, ex capo politico del movimento, ex vicepremier, ex Ministro del lavoro, e attuale Ministro degli esteri italiano. Obiettivo dell’allora Ministro del Lavoro (per esteso Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali) le ONG impegnate a salvare vite umane in mare, più specificamente a portare i disperati nel territorio italiano. L’alleanza al governo con la Lega di Matteo Salvini costò poi al movimento una porzione incalcolabile di consenso. Gli elettori di sinistra si sentirono traditi dalle politiche di destra e dal linguaggio violento dell’alleato leghista. Gli elettori di destra trovarono proprio nell’alleato leghista un riferimento più concreto.

Dalla democrazia partecipata al governo

Sul più bello l’eccesso di autostima di Salvini cancellò l’allora governo Conte, aprendo la storia a un governo Conte bis, dentro ancora i cinque stelle, ma con un nuovo alleato, il Partito Democratico. In pochi anni il partito dell’anti politica si ritrovò così al governo con espressioni diverse (e a tratti simili) della vecchia politica. Imperdonabile. Mentre il consenso del Movimento 5 Stelle toccava il fondo, l’immagine del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte cresceva a dismisura, complice la gestione (mediatica) della pandemia. A deporre il Conte bis ci ha pensato un altro Matteo, e nei mesi successivi Giuseppe Conte ha commesso probabilmente il suo primo vero errore strategico, accettare di guidare il movimento. Da leader di una (pressoché) intera nazione, si è ritrovato comandante di una barca che stava affondando.

Fine dell’idillio

L’immagine forte, spendibile poco prima, è stata corrosa dalle dispute interne al partito, dove le insoddisfazioni della base e gli scatti delle personalità più note hanno agitato le acque e frammentato la coesione. Le divergenze col ministro Di Maio sono cosa recente e risaputa, non molto distanti nel tempo le divergenze col padre fondatore Beppe Grillo. La base del movimento non ha gradito la deroga sui due mandati nell’assunzione di incarichi istituzionali, e nemmeno ha gradito la leggerezza rispetto al tema del conflitto di interessi. E poi ci sono le varie anime interne, tutte allineate, ma allineate a cosa?

Dopo la recente sentenza della settima sezione del Tribunale di Napoli, Conte ha dichiarato: “La mia leadership non dipende dalle carte bollate”. Molto probabilmente ha ragione. Ci piacerebbe tuttavia porgli una domanda: cosa farebbe se potesse tornare indietro?

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