18 May 2022

Oro nel curling, un miracolo all’italiana

“Bocce su ghiaccio”, “lancio delle teiere”, “pentola e scopettone”, così si è parlato fino ad ora del curling in Italia, suscitando ilarità e prese in giro. Chissà se la popolarità di questo sport cambierà, ora che l’Italia ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Pechino con il doppio misto formato da Stefania Constantini e Amos Mosaner.

Il curling in Italia

Mentre in Canada, uno dei paesi più forti al mondo, sono un milione, in Italia ci sono solo 333 tesserati che giocano a curling. Due di loro sono medaglia d’oro. Si tratta di Stefania Constantini e Amos Mosaner, rispettivamente di 22 e 26 anni, che hanno battuto la Norvegia nella finale dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino nel doppio misto. In Italia esistono appena tre impianti costruiti appositamente per il curling. Sono a Cortina, dove si allena Stefania Constantini, a Pinerolo e a Cembra, dove è cresciuto Amos Mosaner. Altri campi adattati si trovano nel resto del Nord Italia. In Italia questo sport è divenuto noto nel 2006, grazie alle Olimpiadi invernali di Torino, ma poi è entrato nel dimenticatoio. Se ne era parlato al cinema nel 2013, nella commedia di Claudio Amendola La mossa del pinguino. Qui il curling veniva usato come espediente narrativo, per raccontare il riscatto del protagonista interpretato da Edoardo Leo. Nel film, Leo forma una squadra di curling con un suo amico e partecipa alle Olimpiadi dove, però, non ha lo stesso successo di Stefania e Amos. La loro squadra, infatti, perde tutte le partite e segna un solo punto, grazie proprio alla “mossa del pinguino”.

A Stefania Constantini e Amos Mosaner è andata meglio, anche perché non sono atleti improvvisati. Andrea Gios, presidente della Federazione Italiana Sport su Ghiaccio, ha detto al Fatto Quotidiano: “Per noi è una soddisfazione immensa, perché è il risultato delle scelte che abbiamo fatto 8 o 9 anni fa. Abbiamo cambiato sistema organizzativo, abbiamo assunto dietologi, medici, preparatori atletici, tecnici internazionali, psicologi, nutrizionisti. E poi abbiamo deciso di fare una rivoluzione: prima la squadra nazionale era composta da chi vinceva il campionato italiano, ora invece si bada alle caratteristiche dei singoli”. E ancora: “L’altra parte della rivoluzione è stata coinvolgere i corpi militari. Prima l’Aviazione, poi le Fiamme Gialle. Così abbiamo dato possibilità agli atleti che prima giocavano part time di diventare professionisti”. 

È infatti grazie ai corpi militari se Costantini e Mosaner sono diventati medaglie d’oro. Prima di entrare come atleta nell’Aeronautica, Mosaner era impiegato di un’azienda vinicola, mentre Costantini, delle Fiamme Oro, era commessa in un negozio di vestiti. Per il curling, hanno cambiato la loro vita ed hanno avuto la giusta ricompensa con la vittoria. Adesso Mosaner proseguirà a Pechino con le finali maschili, mentre Costantini torna a casa: la nazionale femminile non si è classificata.

Come si gioca

Le squadre del curling lanciano a turno le pietre di granito con un effetto detto roteare, “curl in inglese. La pietra percorre una traiettoria curvilinea indirizzata anche dalle scope da curling, che scaldano e abradano la superficie del ghiaccio. Le pietre devono finire quanto più possibile vicino al punto centrale della “house”, la casa. La casa è composta da tre cerchi colorati, ma le pietre devono avvicinarsi a quello più piccolo e rosso, anche sbocciando quelle degli avversari. Bisogna allenarsi per bene, anche perché, per le posizioni che si assumono e le facili cadute, sono molto probabili tendiniti e dolori alla schiena.

L’attrezzatura

Il campo è una superficie ghiacciata piatta, lunga da 45 a 46 metri circa, e larga 4,4 metri circa. Grazie a questa forma si possono costruire più campi uno accanto all’altro e giocare più partite contemporaneamente.

La scopa da curling viene utilizzata per spazzare la superficie del ghiaccio lungo il percorso della pietra ed è spesso usata anche come sostegno durante il lancio della stone. Originariamente era simile alle scope di casa ma ora, con un costo più elevato, sono fabbricate in vetroresina o fibra di carbonio, che rendono lo strumento più leggero e più forte. I “pad” sono invece la parte terminale della scopa e possono essere di stoffa, pelo animale o sintetico o di crine.

Qualcuno avrà notato che le suole delle scarpe di Stefania Constantini e Amos Mosaner erano di colore diverso. Questo perché una scarpa serve a scivolare sul ghiaccio, mentre l’altra per il suo contrario.

La “stone curling”, ovvero la pietra protagonista del curling, pesa dai 15 ai 20 chili ed ha un manico sulla parte superiore. È costituita da due tipi diversi di granito. Uno è il “Blue Hone”, che assorbe poca acqua ed impedisce l’erosione della pietra. Il secondo è Ailsa Craig Common Green, di qualità inferiore, che prende il nome dall’isola scozzese da dove veniva estratto, Ailsa Craig. È qui, infatti, che è presente il granito usato per fabbricare le stones fino al 2002, quando l’isola è diventata riserva naturale e le cave hanno dovuto chiudere. Da allora è il Galles a fornire di granito gli sportivi del curling, ma la Scozia vanta comunque la paternità di questo sport, nato lì nel 1541.

Chissà se in Italia il curling crescerà in numeri dopo la ribalta di Pechino, se nasceranno altri campioni e altre campionesse in grado di difendere il titolo alla prossima Olimpiade invernale, quella di Milano e Cortina del 2026.