22 Maggio 2022

Concessioni balneari, il governo approva la riforma

Il Consiglio dei Ministri ha adeguato la normativa del settore alle prescrizioni della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi.

Concessioni balneari a gara nel 2024. Lo ha previsto un emendamento del Dl concorrenza approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri. La decisione è stata presa per conformare la legislazione nazionale della materia alla direttiva Bolkestein, risalente al 2006, che ha liberalizzato il mercato dei servizi ed è stata recepita dal legislatore nazionale nel 2010. Ma che nel settore balneare ha incontrato numerose difficoltà e rinvii, nonostante l’Unione Europea in questo ambito abbia dato una specifica disciplina. Secondo la norma UE, infatti, quando le autorizzazioni disponibili sono poche a causa della scarsità delle risorse naturali, le concessioni pubbliche devono essere adeguatamente pubblicizzate e i criteri di selezione devono essere trasparenti e imparziali. Infine, se la concessione viene data per un periodo di tempo limitato, è vietato il suo rinnovo automatico.

La messa a bando delle concessioni balneari in Italia è stata rimandata da una serie di leggi. L’ultimo rinvio è stato effettuato dal governo Conte nel 2018, che le ha prorogate fino al 2033.

Le nuove concessioni, secondo quanto deciso dal governo, avranno una durata necessaria a garantire l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti. Non sarà più possibile effettuare proroghe e rinnovi automatici.

Una lunga serie di richiami contro l’Italia sulla questione

Sono numerosi i rilievi che sono stati fatti all’Italia sulle concessioni balneari dalle istituzioni nazionali e internazionali. Nel 2008 l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato aveva redarguito il legislatore nazionale sul diritto di insistenza (una norma che attribuiva al concessionario di un bene pubblico una preferenza rispetto ad altri richiedenti in caso di gara) e sul rinnovo automatico delle concessioni. Due previsioni normative che secondo l’AGCM producevano effetti restrittivi sulla concorrenza.

Risale al 2009 invece la prima lettera di messa in mora da parte della Commissione Europea contro l’Italia, guidata dal governo Berlusconi. L’UE contestava l’incompatibilità delle leggi che prevedevano il diritto di insistenza e il rinnovo automatico delle concessioni con i principi dei trattati dell’Unione Europea e della direttiva Bolkestein.

Nel 2016 una sentenza della Corte di Giustizia Europea aveva stabilito che la proroga automatica delle concessioni balneari impediva di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati. Un fatto contrario alla direttiva Bolkestein. E intimava l’Italia ad uniformarsi al diritto europeo.

Nel dicembre 2020 poi, l’Unione Europea ha inviato una lettera di costituzione in mora dell’Italia per l’incompatibilità della legge di bilancio italiana del 2018 che ha rinnovato automaticamente le concessioni balneari fino al 2033 con le norme europee.

Il 15 ottobre del 2021 infine il Consiglio di Stato ha sancito l’inapplicabilità delle leggi italiane che hanno prorogato la scadenza delle concessioni demaniali. E ha stabilito la scadenza di queste ultime al 2023.

Marco Orlando