22 Maggio 2022

Spotify in bilico fra etica e denaro

Antivaccinismo e informazioni prive di validazioni scientifiche hanno provocato una clamorosa crisi all’interno della piattaforma musicale più diffusa al mondo: Spotify. La causa dell’abbandono della piattaforma, da parte di diversi musicisti, quali Neill Young e Joni Mitchell, è stata la serie di podcast di Joe Rogan.

Il protagonista

L’opinionista e comico statunitense Joe Rogan, oltre a produrre podcast su Spotify e YouTube, pratica arti marziali e si esibisce in stand-up comedy. E’ stato quattro volte campione di taekwondo nel Massachusetts e una volta negli Stati Uniti. Sostiene la legalizzazione di cannabis e droghe psichedeliche è un cacciatore e appartiene al movimento “Eat what you kill”, contro gli allevamenti intensivi. Lo scorso hanno è stato accusato di transfobia a causa di alcune dichiarazioni pubbliche. Negli ultmi mesi ha dato spazio nei suoi podcast ai No vax, contro le misure per bloccare la diffusione del covid-19. Anche lui no vax convinto, ha contratto il Covid 19 e ha dichiarato di essersi curato con ivermectina, una sostanza antiparassitaria usata anche per gli animali, che è stata al centro di numerose fake news, in questi anni di pandemia.

Il podcast della discordia

Il suo podcast, “The Joe Rogan experience”, in onda su Spotify, è stato uno dei più ascoltati, con un formato che prevede la partecipazione di numerosi ospiti del mondo dello spettacolo, così come medici e scienziati; l’approccio è fortemente provocatorio e certamente “non politically correct”, ma di fatto attira quotidianamente circa undici milioni di ascoltatori. Rogan ha contribuito a diffondere informazioni false sul Covid 19 e sui vaccini, provocando la rottura del colosso svedese con alcune grandi star della musica anni Settanta, che non hanno tollerato la condivisione della piattaforma, con una persona che diffonde disinformazione su un tema così delicato come la salute. La salute al tempo del Covid 19, nuovo campo di battaglia di opposte fazioni politiche.

La lettera di Neill Young

Il cantautore Neil Young ha chiesto a Spotify di bloccare la disinformazione sulla pandemia, affermando che c’è posto solo per lui o per Rogan, non per entrambi.  Ha dunque scritto una lettera ufficiale alla sua casa discografica, con la richiesta di eliminare immediatamente il suo profilo da Spotify. L’accusa rivolta all’azienda è di arricchirsi con falsità che provocando la diffusione di informazioni errate, possono causare anche la morte di chi decide di non vaccinarsi. Un gruppo di più 250 medici si sono schierati contro Spotify e Young anche in passato  aveva  rimosso le sue canzoni, perché insoddisfatto della qualità audio. Aveva poi ritrattato, ma stavolta la spaccatura è molto più profonda e incontrovertibile.

Risposta dell’app di streaming

La risposta scaltra di Spotify è stata che sta agendo solo per salvaguardare la libertà di opinione, ma adotterà criteri più scrupolosi per arginare i processi di disinformazione, mentre Rogan ha dichiarato che darà spazio anche a opinioni divergenti, mentre solo alcuni dei suoi podcast a sfondo razzista sono stati rimossi. La risposta dell’azienda, per cui la è stata la conseguenza della sua perdita di valore in borsa, perché a Young e Mitchell hanno fatto seguito molti altri musicisti, per cui la ritirata di Spotify non ha certo ragioni etiche. Infatti quando sono stati eliminati alcuni video di Rogan, la dichiarazione ufficiale era stata che si trattava di una scelta dello stesso autore di cancellare video a sfondo razzista. Perché Spotify ha sostanzialmente preriferito Rogan ai musicisti? Facile, il loro accordo vale 200 milioni di dollari.