18 May 2022

Il discorso di Biden e il boomerang delle sanzioni Usa, Ue e Regno Unito

La risposta del presidente Usa Biden al discorso di Putin in cui dichiarava l’indipendenza delle Repubbliche del Donbass.

“L’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina” così il presidente degli Stati Uniti John Biden ha definito la proclamazione dell’indipendenza delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, filorusse, pronunciata da Putin in un discorso alla Nazione il 21 febbraio. È da qui, in effetti, che le truppe di Putin stanno già penetrando in quello che per la comunità internazionale è territorio ucraino, anche se non si esclude un attacco da nord, dalla Bielorussia. Putin, inoltre, ha dichiarato che i territori del Donbass si estendono oltre i confini delle Repubbliche autonome, per potersi così avvicinare di più a Kiev. Si tratta di zone strategiche per il famigerato gas russo, che rifornisce l’Europa per il 40 per cento, ma anche di zone strategiche militarmente. L’Ucraina, infatti, ha confermato oggi, 23 febbraio, di voler aderire all’Unione Europea e alla Nato, proprio una delle condizioni che Putin aveva posto per il ritiro delle truppe, sentendosi accerchiato ai suoi confini dalla Nato, con la sua presenza in Polonia, Romania, Lituania, Estonia e Lettonia. Potrebbe essere, questa, la goccia che fa trabboccare il vaso e proseguire con l’invasione dell’Ucraina. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato, tra l’altro, è improbabile. “Non è nemmeno in agenda” ha dicchiarato il Cancelliere tedesco Olaf Scholz dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky al palazzo presidenziale di Kiev. “In un certo senso, è questa la sfida che stiamo effettivamente affrontando: che qualcosa che non è affatto il problema ora sia diventato un problema” ha aggiunto il successore di Angela Merkel.

La scelta delle sanzioni

“In risposta all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, cominciamo a imporre sanzioni ben oltre quelle che insieme ai nostri alleati abbiamo imposto nel 2014, durante la guerra in Crimea” ha proseguito Biden. Si tratta di una prima serie di sanzioni, hanno assicurato gli Stati Uniti, che si inaspriranno se anche l’escalation russa aumenterà. Le prime ad essere colpite dagli Stati Uniti sono le banche Vnesheconombank (Veb) e la Promsvyazbank, ovvero la Banca militare, a cui è interdetto l’accesso ai mercati finanziari occidentali. In totale i due istituti possono contare su un patrimonio stimato in 80 miliardi di dollari. La Veb, in particolare, è un’istituzione simile alla nostra Cassa Depositi e Prestiti: finanzia progetti con i privati nelle infrastrutture, nelle telecomunicazioni e nei settori tecnologicamente più avanzati. Le due banche accuseranno il colpo del Tesoro americano, ma continueranno a operare. Per il momento il governo Usa non ha toccato le banche commerciali più attive, come la Sperbank e la Vtb cui fanno capo asset per circa 750 miliardi di dollari. Inoltre il governo Biden ha «tagliato fuori» dai mercati i titoli emessi dalla Banca centrale russa che servono a finanziare il debito dello Stato, circa 14 miliardi di dollari, pari al 20% del prodotto interno lordo.

Le sanzioni agli uomini di Putin

L’ultimo blocco di restrizioni riguarda cinque figure vicine a Putin. Si tratta di Aleksandr Bortnikov, ex generale del Kgb e oggi a capo dell’Fsb, il servizio segreto federale. È ritenuto responsabile dell’operazione che portò all’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko, l’ex 007 russo ucciso a Londra nel 2006. Colpito dalle sanzioni anche il figlio di Aleksandr Bortnikov, Denis, vice presidente della Vtb Bank, così come il vice capo dello staff del Cremlino, Sergei Kiriyenko, e suo figlio Vladimir, amministratore delegato della piattaforma sociale Vkontakte. A chiudere il cerchio, per ora, Peter Fradkov, amministratore delegato della Promsvyazxbank, uno dei due istituti sanzionati.

Anche Europa e Regno Unito sanzionano banche e oligarchi

Europa e Regno Unito hanno applicato lo stesso tipo di sanzioni. Congelati beni di cinque banche russe coinvolte nel finanziamento dell’occupazione dell’Ucraina. Tra queste Bank Rossiya, Black Sea Bank for Development and Reconstruction, IS Bank, Genbank e appunto Promsvyazbank, la banca sulla quale fa affidamento il settore della difesa russo. Il Regno Unito e l’Unione Europea hanno annunciato sanzioni anche per quei membri della Duma, il Parlamento russo, e del Consiglio della Federazione che hanno votato per riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk “in flagrante violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina”. Tra gli oligarchi sanzionati ci sono Gennady Nikolayevich Timchenko, Boris e Igor Rotenberg, ritenuti amici e collaboratori di Putin nonché finanziatori della politica aggressiva di Mosca nei confronti dell’Ucraina. Timchenko e Boris Rotenberg erano stati già colpiti dalle sanzioni del 2014. Timchenko, secondo il governo britannico, è stato uno dei protagonisti dietro le quinte a spingere per il processo di annessione della Crimea alla Russia. Disporrebbe, secondo Forbes, di un patrimonio stimato in 20,7 miliardi di euro distribuiti tra la compagnia del gas Novatek, la petrolchimica Sibur e la proprietà di una holding che investe in energia, infrastrutture e trasporti. Boris Rotenberg è un amico d’infanzia di Putin, disporrebbe di un patrimonio stimato, sempre da Forbes, in oltre 1 miliardo di euro. I due si conoscono da bambini e da sempre condividono la passione per il Judo. Con il fratello Arkadij, Boris possiede SMP Bank che, secondo il governo di Londra, avrebbe beneficiato di contratti miliardari con Gazprom e con le Olimpiadi invernali di Sochi. Nell’elenco delle sanzioni figura anche suo nipote, Igor Rotenberg, figlio del fratello Arkadij, che controlla la compagnia di estrazione petrolifera Gazprom Bureniye, un’azienda con un patrimonio stimato in oltre un miliardo di euro. È anche presidente di un’azienda azionista nel settore dei trasporti. Società strategiche per Putin.

Anche Giappone e Canada si stanno muovendo. Il Giappone prevede il divieto di visto per le persone legate alle “due cosiddette repubbliche” russofone, oltre al congelamento dei loro beni e al divieto di scambi commerciali. Il Canada vieterà ai propri cittadini di effettuare qualsiasi transazione estera con i territori separatisti e provvederà a delle misure contro i parlamentari russi che hanno approvato il riconoscimento delle aree indipendentiste. “Sanzioni aggiuntive” saranno imposte alle banche russe con le quali saranno vietate tutte le transazioni finanziarie. 

Bloccato il progetto del gasdotto Nord Stream 2

La Casa Bianca si è complimentata con la Germania per il blocco del progetto Nord Stream 2, il gasdotto che dovrebbe rendere più facile il trasferimento di gas dalla Russia all’Europa, facendolo arrivare direttamente in Germania. “Lavoriamo con la Germania per essere sicuri che il Nord Stream 2 non parta, lo ripeto, non venga avviato” ha detto Biden nel suo discorso. Tutte queste scelte, ha chiarito, provecheranno un aumento dei prezzi del gas per le famiglie americane: “Difendere la libertà avrà un costo anche per noi qui nel nostro Paese, dobbiamo essere onesti”. Putin ha infatti già annunciato un inevitabile aumento dei prezzi di gas e petrolio.

Poche le manovre militari fino ad ora

Il presidente americano ha autorizzato “un dispiegamento aggiuntivo” di truppe Usa nei paesi Baltici membri della Nato. “Oggi, in risposta all’ammissione della Russia, che non ritirerà le sue forze dalla Bielorussia, ho autorizzato ulteriori movimenti di forze e attrezzature statunitensi, già di stanza in Europa, per rafforzare i nostri alleati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania. Voglio essere chiaro: queste sono mosse totalmente difensive da parte nostra: non abbiamo alcuna intenzione di combattere la Russia” – ha affermato Biden nel suo discorso – “Spero di sbagliarmi, ma sembra proprio che la Russia voglia attaccare. Anche nel Mar Nero ci sono manovre della marina russa, con sottomarini e missili. C’è anche del materiale medico al confine e delle sacche di sangue. Non si ha bisogno di sacche di sangue se non si sta pianificando una guerra”. Tuttavia, Biden lascia aperta la porta della diplomazia, non parlando di alcun piano militare ma insistendo sulle sanzioni.

Il possibile effetto boomerang delle sanzioni

Le sanzioni mirano ad isolare economicamente la Russia, togliendo gli appoggi finanziari e politici di cui gode Putin. Una scelta che, nel 2014, durante l’annessione della Crimea da parte della Russia, sortì ben pochi effetti. Putin si prese la Crimea e rimase saldamente al potere, circondato dalla sua elitè. Gli oligarchi persero qualcosa del loro patrimonio, ma sono sempre riusciti a raggirare le sanzioni con un sofisticato sistema di riciclaggio di denaro. Questo nuovo e più aspro pacchetto può render loro la vita più difficile, ma non perderanno granché del loro status. A rimetterci sarà ovviamente la popolazione. Essendo gli oligarchi colpiti occupati in ruoli importanti nel settore del gas, questo farà alzare ancora di più il prezzo da pagare per l’energia da parte della popolazione. La Russia perderà l’accesso al credito occidentale, il che impatterà economicamente nell’immediato, ma non a lungo termine. L’economia russa, seppur dipendente da gas, petrolio e minerali, è abbastanza forte. La Russia può infatti contare su grandi riserve per attutire il colpo. Ci sono ingenti riserve d’oro, per un valore di circa 140 miliardi di dollari, cui vanno aggiunti 480 miliardi di riserve in valuta straniera, di cui 137 miliardi di dollari. La Banca centrale russa ha infatti incrementato fino a 640 miliardi di dollari le sue riserve. Un colpo più forte potrebbe arrivare da un embargo, poiché ci sono beni primari e nel settore militare che la Russia può acquistare solo dall’Europa e dagli Stati Uniti. Ma chissà se questo può fermare l’invasione dell”Ucraina da parte di Putin, in una guerra che non conviene a nessuno. Senza l’introito delle forniture di gas da parte dell’Europa, la Russia avrebbe problemi economici che ricadrebbero sulla popolazione, ma l’Europa non può sopravvivere senza il gas russo.