18 May 2022

Liceo Minghetti occupato: gli studenti di Bologna protestano dopo le recenti tragedie causate dall’alternanza scuola-lavoro

Bologna – Il Liceo Minghetti è occupato e lo sarà fino a sabato con le lezioni sospese.

«Noi studenti siamo esausti di questo modello di formazione, per questo pensiamo che la scuola ha bisogno di una rivoluzione, e oggi a ribadirlo sono proprio gli studenti dello storico liceo del centro di Bologna». Queste le parole degli studenti del liceo, un’azione rivendicata dai collettivi Minghetti e Osa.

La protesta è partita in seguito alle recenti morti di studenti durante il periodi di alternanza scuola-lavoro, strumento di formazione che porta i giovani studenti fuori dalle aule per addentrarsi a dare un primo sguardo nel mondo dei lavoratori. In questo periodo di, ricordiamolo, formazione, dovrebbero essere mantenuti al sicuro a svolgere compiti semplici e adatti alle loro competenze ed età, sorvegliati dai responsabili più adulti ed esperti, eppure le morti di due ragazzi avvenute recentemente proprio durante un giorno di alternanza raccontano altro, raccontano di ragazzini costretti a lavorare in condizioni di pericolo, raccontano di una manovra nata per agevolare il successivo inserimento degli studenti nel mondo del lavoro trasformatasi poi in una scusa per avere manodopera gratuita a svolgere lavori non qualificati.

Parla il preside

Oggi pomeriggio, il Preside dell’istituto Vincenzo Manganaro ha incontrato le famiglie degli studenti online così da fornire eventuali delucidazioni alle famiglie dei ragazzi coinvolti.

«Si confida nella più ampia partecipazione possibile» specifica l’avviso pubblicato online per informare dell’iniziativa.

Un bel cambio di rotta

Erano 10 anni che a Bologna non si vedeva un’occupazione, questa invece è la quarta nel giro di due mesi. Oltre a combattere l’alternanza scuola-lavoro, si chiedono le dimissioni di Bianchi «a seguito della morte di Giuseppe, ennesimo crimine di stato per mano di un governo che porta avanti a spada tratta un modello di scuola improntato sul lavoro e sullo sfruttamento».

Inizialmente si sperava in un’autogestione

La scelta di occupare il Minghetti di Bologna è emersa circa un mese fa durante un collettivo nel cortile della scuola e sempre nel cortile della scuola questa scelta si è concretizzata tramite una votazione.

Il preside ha proposto una controproposta: l’autogestione, ma dopo una maggioranza schiacciante che ha votato per l’occupazione, i tentativi di mediare sono stati respinti.

I ragazzi del liceo classico hanno deciso di occupare «visto l’impegno dimostrato nell’organizzazione e il desiderio di compiere un atto di protesta deciso».

Continuano motivando il loro no nei confronti dell’autogestione.

«Teniamo a specificare che la nostra iniziativa non è mirata a una critica verso mancanze del nostro istituto, bensì a manifestare disagio rispetto al sistema scolastico italiano».

Non solo l’alternanza scuola-lavoro

Sicuramente le recenti problematiche legate alla sicurezza dell’alternanza scuola–lavoro sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come si suol dire, ma non sono l’unica motivazione ad aver portato gli studenti a una decisione così estrema.

Un documento di sei pagine elenca i motivi dello scontento: le conseguenze della pandemia, ambiente scolastico inadeguato, gli spazi, si discute del ruolo dell’insegnante, dell’educazione civica e dell’educazione sessuale.

«Noi, studentesse e studenti del liceo Minghetti e d’Italia, trascurati dalle Istituzioni e privi di una rappresentanza politica sensibile alle nostre esigenze, ossia che consideri prioritaria la nostra formazione personale e scolastica, abbiamo deciso non solo di reagire in nome della nostra scuola, ben considerata a livello locale, ma anche di unirci all’urlo di disagio proveniente dalle altre scuole italiane fra le quali risultiamo immeritevoli privilegiati attraverso la nostra occupazione». Queste le parole di introduzione del documento.

Scrivono poi gli studenti del Minghetti:

«Le conseguenze dell’emergenza sanitaria ci hanno resi coscienti dell‘incapacità delle istituzioni scolastiche di mettere al primo posto il nostro benessere psico-fisico. La gestione della pandemia ha fatto emergere le debolezze di questo sistema, che già risultava arretrato e distante da chi avrebbe dovuto tutelare, ovvero noi. La gestione della scuola durante l’emergenza, con il continuo ed eccessivo ricorso alla didattica a distanza, ci ha abbandonato quando avevamo più bisogno di supporto, facendoci sentire alienati dal nostro stesso mondo”. La dad “ha acuito le disuguaglianze” e sul piano della didattica “la scuola ha mostrato staticità, proponendo la solita lezione frontale, questa volta online”, mentre “le nostre vite” erano “completamente sconvolte dalla nuova realtà».

 «Al nostro rientro in classe ci siamo trovati testimoni di una situazione alienata ed alienante, in cui la componente sociale è completamente annullata e la ‘scuola’ che stiamo frequentando si è ridotta a mero insegnamento e valutazione” in cui l’apprendimento viene dopo l’ansia da voto “creando un forte disallineamento tra le competenze e conoscenze effettive e quelle richieste. E andare a scuola senza la pretesa di imparare è la cosa più triste che potesse succedere.

In più l’ambiente scolastico spesso non è sano e non è uno spazio di crescita personale ma si fa ricordare come «sistema punitivo e poco stimolante. Tutto ciò che apprendiamo tramite attività extra-scolastiche non viene riconosciuto in alcun modo». Ci sono invece ansia e stresso dovuti dalla «valutazione e della competitività che ne deriva. Attacchi di panico e malcontento sono purtroppo all’ordine del giorno a scuola dove invece dovrebbe esserci voglia di imparare in serenità».

 

Gli studenti ritengono che la didattica e in generale il sistema scolastico siano troppo ancorati a un sistema antico, vecchio più che tradizionale in cui si predilige la trasmissione dei contenuti piuttosto che preoccuparsi di formare giovani adulti consapevoli e con una coscienza formata e pronta ad affrontare la vita.

La figura dell’insegnante poi «è spesso svalutata e appiattita da un sistema scolastico stagnante; questo si riflette sulla libertà di insegnamento, spesso condizionata dalla necessità di rispettare programmi ministeriali inadeguati. Tutto ciò contribuisce a rendere l’ambiente scolastico, e di conseguenza la nostra quotidianità, stressante e ansiogeno».

Il documento poi non manca di citare il problema delle aule sovraffollate, non a norma, datate e spazi scolastici non sfruttati appieno. In tema di educazione sessuale si legge: «La scuola deve rappresentare un modello educativo alternativo ed emancipante rispetto al retaggio culturale patriarcale in cui tutti siamo immersi” ma si limita a fare “prevenzione” e a “una visione rigorosamente eteronormativa».

L’educazione civica, materia considerata fondamentale per arrivare ad essere gli adulti responsabili che dovrebbe renderli la scuola, è stata pressoché dimenticata, infine, tornando a monte, l’alternanza scuola-lavoro per i licei sarebbe diventata solo una cosa fine a se stessa slegata dal percorso scolastico, però valutata, quindi una nuova fonte id stress a fronte di un’esperienza troppo spesso deludente.

Per concludere, secondo gli studenti del Minghetti l’alternanza dovrebbe «istruire e formare studenti consapevoli e con capacità di pensiero critico, e non indirizzarli, o addirittura abbandonarli, ad un futuro con ruolo prestabilito». E l’alternanza per com’è ora pecca di incongruenza ed inadeguatezza ed è «inaccettabile che un ragazzo possa morire in un’esperienza professionalizzante a carico della scuola».

Salviamo il salvabile, il deputato Serse Soverini chiede un incontro ai ragazzi

Secondo il parlamentare bolognese del PD non tutta l’alternanza scuola-lavoro è un fallimento e propone un incontro con gli studenti per parlarne.

L’alternanza è decisiva e importantissima a sentire parlare il deputato.

«Il rapporto tra scuola e impresa ci deve essere e l’alternanza va fatta bene. Quindi, prima di tutto eliminando esperienze umilianti, con studenti lasciati a fare i guardisala nei musei o impegnati coi fax, che scoraggiano a vivere esperienze concrete fuori dalle aule. Va garantito che questi percorsi rispettino il diritto alla sicurezza e alla dignità, ma va garantito anche il diritto alla competenza», aggiunge.

Per questo propone un incontro tra lui, gli studenti del Minghetti e gli studenti degli istituti tecnici, scuole per cui l’alternanza è essenziale, così da poterla ridisegnare tramite un patto tra studenti e politica.

«Non tutti possono iscriversi ad un liceo classico, ci sono famiglie che mandano i figli agli istituti tecnici e hanno diritto a sperare di vederli competenti con prospettive di lavoro raccogliendo così il frutto degli sforzi fatti. Hanno diritto ad avere figli competenti», continua Soverini difendendo la sua causa e l’alternanza scuola-lavoro serve a questo, insiste Soverini.

Come si concluderà questa protesta non è dato saperlo, non ancora, possiamo solo aspettare e vedere e, soprattutto, sperare che tragedie come quella che ha colpito Giuseppe non si ripetano più.