venerdì3 Febbraio 2023
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Ucraina, le nuove sanzioni che non fermano l’avanzata russa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe dovuto avere un colloquio telefonico, questa mattina alle 9.30, con il Presidente del Consiglio...

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe dovuto avere un colloquio telefonico, questa mattina alle 9.30, con il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ma non era reperibile. È nascosto con la sua famiglia perché, come ha dichiarato ieri: “Sono l’obiettivo numero uno di Putin, la mia famiglia è l’obiettivo numero due”. Zelensky ha scelto comunque di restare nel Paese, invitando la popolazione, cui sono stati consegnati fucili, di fabbricare bombe molotov per resistere all’avanzata russa. Le istruzioni per costruirle sono in un tweet della Guardia nazionale ucraina. Tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni sono costretti a non lasciare il Paese. “Siamo soli” ha detto Zebelensky agli ucraini. E da soli devono difendersi. Nel frattempo le truppe russe avanzano verso il centro di Kiev, distruggono scuole uccidendo due insegnanti, come successo nell’Est del Paese, e costringono i bambini ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali a rifugiarsi nei sotterranei degli edifici con i genitori.

Le nuove sanzioni imposte dalla comunità internazionale non sono sufficienti

“Chiediamo la disconnessione della Russia dallo SWIFT”, aveva twittato giovedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La rimozione dal sistema di messaggistica sicura, che funge da spina dorsale dei pagamenti bancari globali, degli scambi internazionali e degli scambi valutari, è stata a lungo considerata l’equivalente di un’arma nucleare finanziaria: la sanzione più severa che potrebbe essere imposta a un paese integrato nei mercati globali. “È sempre un’opzione, ma in questo momento non è la posizione che il resto d’Europa vuole prendere”, ha detto il Presidente degli Stati Uniti John Biden ai giornalisti. Gli Stati Uniti non possono prendere questa decisione unilateralmente e l’Europa, in primis Italia e Germania, dipendono dal sistema di pagamento dell’energia russa. L’Italia, infatti, importa dalla Russia il 40 per cento del gas, la Germania il 55 per cento. Entrambi i Paesi devono prima trovare soluzioni alternative per non lasciare i cittadini al buio e senza riscaldamento e per ora hanno scelto di non applicare questa sanzione. In Ue c’è bisogno di unanimità per questa decisione, che probabilmente è stata solo rimandata. Come detto oggi da Draghi, bisogna riattivare le centrali a carbone e implementare l’energia sostenibile. L’Italia inoltre dispone di parecchio gas nel sottosuolo, che però non viene utilizzato al suo massimo. Bisognerà, anche qui, implementare l’estrazione, così come dai giacimenti norvegesi, che riforniscono per il 20 per cento l’Europa. Sul tavolo restano anche le sanzioni contro il patrimonio di Vladimir Putin, ma sarebbe una sanzione simbolica, seppur molto forte, visto che il presidente russo dispone di risorse finanziarie immense e protette. Nel frattempo si è scelto di sanzionare i più importanti collaboratori di Putin e i loro figli maggiori, per provare a destabilizzare la situazione. Anche loro, tuttavia, dispongono di patrimoni che verrebbero solo intaccati, ma non distrutti.

Le altre banche sanzionate

Dopo la Vnesheconombank (Veb) e la Promsvyazbank, ovvero la Banca militare, l’amministrazione di John Biden ha bloccato altri istituti bancari, tra cui il primo e il secondo finanziatore russo, la Sberbank e la VTB Bank, una delle più grandi istituzioni mai soggette a sanzioni. Questo bloccherà qualsiasi attività nelle banche e nelle borse statunitensi e ostacolerà la possibilità di operare all’interno del sistema finaziario globale. Altre tre importanti banche russe e le rispettive filiali hanno subito il congelamento dei loro beni. La soluzione di Putin sta nelle riserve della Banca Centrale, che con i suoi 640 miliardi di dollari ha già detto di voler sostenere le banche sanzionate.

Blocco export hi tech

Sanzionato anche l’export di prodotti chiave per la tecnologia, per impedirne l’ingresso in Russia. Lo scopo è di limitare l’accesso alla tecnologia necessaria per sostenere i settori della difesa, aerospaziale e marittimo della Russia, atrofizzando la base industriale russa, privandola dei componenti chiave necessari per svolgere le attività quotidiane. Questo sforzo è stato allineato con l’Unione Europea, così come con molti altri importanti alleati occidentali tra cui Regno Unito, Giappone e Canada, ma anche Taiwan, uno dei leader mondiali nella produzione di semiconduttori. “Le misure che abbiamo deciso oggi sono le più forti mai imposte alla Russia e probabilmente le più forti mai imposte nella storia”, ha detto giovedì ai giornalisti alla Casa Bianca il vice consigliere per la sicurezza nazionale Daleep Singh. Probabilmente la Russia, prevedendo questo tipo di sanzioni, è corsa ai ripari prima ancora di iniziare la guerra.

Le sanzioni evitano il settore energetico

Rimane invariato l’import e l’export nel settore energetico, il gas e il petrolio, che sono il motore economico della Russia e da cui dipende l’Europa. Gli Stati Uniti non vogliono compiere questo passo senza l’appoggio degli alleati europei, che fino ad ora si rifiutano di applicare questa sanzione per ovvie ragioni. Inoltre, anche questa sanzione potrebbe avere un forte impatto sui prezzi dell’energia e del gas sia in Europa che negli Stati Uniti, spingendo al rialzo il mercato energetico mondiale. “Nessuno si aspettava che le sanzioni impedissero che accadesse qualcosa – ha detto Biden – ci vorrà tempo e dobbiamo mostrare determinazione in modo che Putin sappia cosa gli aspetta e il popolo russo capisca quali conseguenze ricadono su di loro a causa dell’invasione”.

La Cina boccia le sanzioni e non si allinea alla comunità internazionale

La Cina si oppone a qualsiasi sanzione che “leda i diritti e gli interessi legittimi della Russia” come ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin. “Gli Stati Uniti hanno imposto più di cento sanzioni alla Russia dal 2011, che sono risultati strumenti non fondamentali ed inefficaci per risolvere i problemi. Tutti sanno quali sono i risultati delle misure restrittive: porteranno solo gravi difficoltà all’economia e al sostentamento delle persone” ha osservato Wang Wenbin. La Cina è stata criticata per non aver preso una posizione decisa, almeno fino ad ora, sul conflitto tra Russia e Ucraina. “La Cina si sforzerà per spingere per una soluzione politica della questione Ucraina. C’è un chiaro contrasto tra l’approccio cinese e le mosse di altri Paesi di creare e cercare di trarre vantaggio. Pechino spera che le parti interessate ci riflettano seriamente e cerchino di risolvere il problema attraverso il dialogo e le consultazioni” ha risposto Wang alle critiche. Se la guerra non dovesse fermarsi, sarà la Cina l’ago della bilancia, per i fondamentali interessi economici che ha con la Russia, assieme all’Iran e alla Turchia di Erdogan, che ha le stesse manie di espansione territoriale di Putin, e dell’India, uno dei Paesi che spende di più al mondo per la difesa.

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