domenica29 Gennaio 2023
NEWS > 26 Febbraio
DUEMILA22

ACCADDE DOMANI – Adriano Olivetti, un industriale poliedrico e intellettuale

Sono passati sessantadue anni da quel sabato 27 febbraio del 1960, quando Adriano Olivetti, in viaggio sulla tratta Milano-Losanna, si...

IN QUESTO ARTICOLO

Sono passati sessantadue anni da quel sabato 27 febbraio del 1960, quando Adriano Olivetti, in viaggio sulla tratta Milano-Losanna, si sta recando in Svizzera. Una famiglia di suoi dipendenti incontrati sul treno, testimoniano di aver cenano insieme a lui nella carrozza ristorante e di essere stati persino aiutati, prima della discesa a St. Moritz, a prendere l’attrezzatura da sci. Quando Adriano torna nel suo scompartimento in coda al treno, si accorge però di aver dimenticato il cappotto nel ristorante. Ripercorre quindi il tragitto dalle ultime carrozze fino alla prima, ma non riesce ad aprire la porta del vagone ristorante, perché si sente improvvisamente male. Nonostante i soccorsi non c’è niente da fare e nella piccola stazione di Aigle un medico ne certifica il decesso.

Un industriale intellettuale e poliedrico

Intellettuale, politico, urbanista ma soprattutto industriale e antifascista, Adriano Olivetti nasce nel 1901 e vive quasi tutta la sua vita a Ivrea, la piccola capitale del Canavese. Secondogenito e primo figlio maschio dell’Ing. Camillo Olivetti, fondatore nel 1908 della prima fabbrica nazionale di macchine da scrivere, il suo rapporto col padre, uomo di grande apertura ma molto autoritario, è spesso controverso. 
I contrasti nascono in particolare quando Camillo lo manda a lavorare in fabbrica all’età di tredici anni, durante le vacanze estive del 1914. Questa esperienza turba Adriano, che la trova tanto alienante da fargli affermare di non voler avere mai più nulla a che fare con le fabbriche. 
Nel 1924 si laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino e subito dopo inizia l’apprendistato nell’azienda paterna. L’anno seguente compie un viaggio di studi, che durerà diversi mesi, negli Stati Uniti. Percorre l’America in lungo e in largo, visitandone fabbriche, stabilimenti e uffici e una volta rientrato a Ivrea propone in azienda un vasto programma di progetti e innovazioni per modernizzare l’attività dell’Olivetti: tra cui l’organizzazione decentrata del personale, la direzione per funzioni, la razionalizzazione dei tempi e dei metodi di montaggio di sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero. 
In seguito alla morte del padre, Adriano Olivetti eredita la fabbrica di famiglia che all’epoca conta quattromila dipendenti e che al termine della sua vita, nel ’60, arriva ad essere composta da 16 mila operai e ad avere filiali in tutto il mondo.

Il valore della cultura

Per merito suo l’azienda diventa un moderno gruppo industriale che sviluppa prodotti per l’ufficio e che grazie all’eccellenza, nella tecnologia e nel design, crea un’ampia rete commerciale. 
Olivetti punta, inoltre, al miglioramento delle condizioni lavorative dei suoi operai, offrendo ai dipendenti benefici quali salari superiori alla media, una biblioteca aziendale, case accanto alla fabbrica per facilitarne gli spostamenti e asili per i figli degli operai, all’interno dei quali i bambini possono imparare, essere creativi e avere gli stimoli necessari per crescere. 
Il senso del bello è una volontà persistente per l’Ing. Olivetti. Secondo lui le città, ma anche le abitazioni e i palazzi che le compongono, devono essere belle e accoglienti, e lo stesso vale per i suoi prodotti hanno la peculiarità essere funzionali ma anche esteticamente accattivanti, poiché devono entrare nelle case degli acquirenti. 
Quella di Olivetti è una missione, un Credo
Apre dunque la fabbrica ad artisti ed intellettuali, per ottenere da questi un apporto innovativo e creativo.

«La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica, giusto? (…) In fabbrica si tengono continuamente concerti, mostre, dibattiti. La biblioteca ha decine di migliaia di volumi e riviste di tutto il mondo. Alla Olivetti lavorano intellettuali, scrittori, artisti, alcuni con ruoli di vertice. La cultura qui ha molto valore» (Adriano Olivetti)

Intellettuale, imprenditore, ma anche politico ed editore, Adriano Olivetti è stato molte cose, ma tra tutte lo definirei soprattutto un ingegnere chimico poliedrico e visionario. Il suo sogno di cambiare le regole della produzione industriale, attraverso l’idea di una fabbrica a misura d’uomo, anticipa i tempi.

L’eredità di Olivetti

Il 3 maggio 2012 La Città di Ivrea è ufficialmente inserita nella Lista propositiva italiana dei siti candidati a diventare Patrimonio UNESCO e il 1° luglio 2018 è definitivamente inserita nelle liste del Patrimonio Mondiale come Città Industriale del XX secolo.

«Il sito, che si trova in Piemonte e si estende per oltre 71 ettari, è costituito da un insieme urbano e architettonico, di proprietà quasi esclusivamente privata, caratterizzato da 27 beni tra edifici e complessi architettonici, progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento. Si tratta di edifici costruiti tra il 1930 ed il 1960 e destinati alla produzione, a servizi sociali e a scopi residenziali per i dipendenti dell’industria Olivetti. L’insieme rappresenta l’espressione materiale, straordinariamente efficace, di una visione moderna dei rapporti produttivi e si propone come un modello di città industriale che risponde al rapido evolversi dei processi di industrializzazione nei primi anni del ‘900. 
Il valore unitario complessivo del sito risiede nel connubio tra la nuova capacità espressiva propria di queste architetture moderne e il riconoscimento del loro essere parte di un progetto economico e sociale esemplare permeato dalla proposta comunitaria. La città industriale di Ivrea, infatti, rappresenta il manifesto delle politiche del Movimento Comunità, fondato a Ivrea nel 1947 e ispirato alle riflessioni di Adriano Olivetti su un ipotetico nuovo ordinamento politico e amministrativo basato sulla Comunità e su un modello economico caratterizzato da una visione collettiva delle relazioni tra lavoratori e imprese. La proposta di Olivetti si distingue nel panorama delle proposte comunitarie del XX secolo per l’eterogeneità dei riferimenti culturali alla base dell’idea di comunità, e per il ruolo assunto dalla fabbrica, a cui è affidato il compito di motore di ricchezza e fulcro delle relazioni sociali. La proposta si concretizzò grazie ai mezzi messi a disposizione dalla Olivetti e la città diventò il laboratorio sperimentale delle teorie e del dibattito urbanistico del XX secolo.» (Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO)

Adriano Olivetti ha saputo trasformare una piccola città di provincia in un punto di riferimento mondiale per economisti, scrittori, artisti ed intellettuali. Ivrea è divenuta grazie a lui centro di una di una nuova forma di neocapitalismo, oltre che di un umanesimo laico. Un laboratorio sociale e politico in cui realizzare il sogno di una nuova società sulla terra, grazie a lui, è stato possibile.

 

CONDIVIDI

Leggi Anche