venerdì3 Febbraio 2023
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Bread’n’Roses: gli scontri di Valle Giulia dell’1 marzo 1968

Il primo marzo 1968 ci fu uno scontro fra studenti e polizia, a Roma, nei pressi della facoltà di architettura,...

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Il primo marzo 1968 ci fu uno scontro fra studenti e polizia, a Roma, nei pressi della facoltà di architettura, in via Gramsci. L’evento, da allora impresso nell’immaginario collettivo e identificato come simbolo di un’epoca, ha segnato l’inizio delle lotte studentesche del Sessantotto.

Critica globale

La battaglia di Valle Giulia durò circa due ore e mezzo, in una di quelle manifestazioni studentesche numerose in quei mesi. Il primo marzo però qualcosa cambiò, gli studenti resistettero alle cariche dei poliziotti, con i loro idranti e  camionette.
Fin dall’anno precedente si erano susseguite occupazioni e sgomberi nelle Università italiane. Il motivo della contestazione era la riforma universitaria, ma così come è avvenuto anche nelle ultime proteste studentesche contro le scelte governative su didattica a distanza e alternanza scuola-lavoro, le proteste degli studenti si caratterizzarono per il carattere totalizzante: un caso avverso diveniva e diviene tutt’ora punto di partenza per una critica globale al sistema produttivo. All’epoca i motivi del contendere erano certamente diversi, nonché le pratiche organizzative, è tuttavia difficile non notare parallelismi sia nei comportamenti degli studenti e studentesse, che della polizia, seppur con un diverso livello di intensità. D’altra parte è certo che uno degli effetti più innovativi e proficui delle battaglie del Sessantotto, fu la riforma scolastica, nata da una critica profonda e interna alla scuola dell’epoca che privilegiava i benestanti, penalizzando i figli di contadini e operai (cfr. Don Milani, Lettera a una professoressa)

Opposizione agli sgomberi

Il rettore dell’Università di Roma, Pietro Agostino D’Avack, aveva predisposto gli sgomberi degli atenei occupati. Così il giorno della “battaglia di Valle Giulia”, gli studenti cercarono di rioccupare la Facoltà e alcune migliaia di persone sfilarono in corteo da Piazza di Spagna verso Villa Borghese alla sede di Architettura. Giunti a destinazione, un piccolo gruppo di poliziotti seguì con violenza un ragazzo e tutta la collettività reagì in sua difesa, con lancio di sassi ed oggetti contundente. Ragazzi e ragazze tirarono uova contro le forze dell’ordine che risposero caricando la folla. Seguirono scontri e sassaiole, diversi automezzi furono incendiati mentre studenti e studentesse provarono a reagire , anche se la “ripresa “ della Facoltà risultò fallimentare. Avevano aderito movimenti studenteschi di destra e di sinistra, anche se da quell’evento ci fu poi una cesura fra di loro.

L’autore

Una canzone dedicata a Valle Giulia fu scritta dal cantautore Paolo Pietrangeli, venuto a mancare alcuni mesi fa.

Anch’egli fu presente  e la sua canzone, insieme alla tanto criticata poesia di Pasolini, Il PCI ai giovani ha rappresentato certamente una delle testimonianze più note di quell’episodio.

La canzone

Paolo Pietrangeli, Valle Giulia

Piazza di Spagna, splendida giornata
Traffico fermo, la città ingorgata
E quanta gente, quanta che ce n’era!
Cartelli in alto, tutti si gridava
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

 

E mi guardavi tu con occhi stanchi
Mentr’eravamo ancora lì davanti
Ma se i sorrisi tuoi sembravan spenti
C’erano cose certo più importanti
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

 

Undici e un quarto avanti a Architettura
Non c’era ancor ragion di aver paura
Ed eravamo veramente in tanti
E i poliziotti in faccia agli studenti
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

 

Hanno impugnato i manganelli
Ed han picchiato come fanno sempre loro
E all’improvviso è poi successo
Un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo
Non siam scappati più, non siam scappati più!

 

Il primo marzo sì, me lo rammento
Saremo stati mille e cinquecento
E caricava giù la polizia
Ma gli studenti la cacciavan via
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

 

E mi guardavi tu con occhi stanchi
Ma c’eran cose certo più importanti
Ma qui che fai, ma vattene un po’ via!
Non vedi, arriva giù la polizia!
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

 

Le camionette, i celerini
Ci hanno dispersi, presi in molti e poi picchiati
Ma sia ben chiaro che si sapeva
Che non è vero, che non è finita là
Non siam scappati più, non siam scappati più

 

Il primo marzo sì, me lo rammento
Saremo stati mille e cinquecento
E caricava giù la polizia
Ma gli studenti la cacciavan via
No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!

No alla classe dei padroni
Non mettiamo condizioni, no!

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