sabato28 Gennaio 2023
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Preallarme in Italia per il gas e le possibili ripercussioni

A seguito di una valutazione attenta è stato dichiarato lo stato di preallarme in Italia per il gas. Per il...

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A seguito di una valutazione attenta è stato dichiarato lo stato di preallarme in Italia per il gas.

Per il momento si tratterebbe di una misura preventiva per monitorare la situazione, infatti, gran parte del gas naturale che arriva in Italia passa nei gasdotti che attraversano il terreno di guerra ucraino.

Le conseguenze della guerra in Italia: Il gas

Sicuramente tra le ripercussioni che più preoccupano il nostro paese c’è quella che riguarda il gas. Lo stato di preallarme, infatti, sarebbe solo un primo passo di tre e che parte appunto dal solo monitoraggio. A muoversi verso tale direzione e a prendere questa importante decisione è stato il ministero della Transizione ecologica (autorità competente per la sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale).

Come si legge sul sito della Snam (società addetta al trasporto di gas naturale), la “minaccia” ora sarebbe più reale che mai “considerando l’attuale stato di guerra presente tra la Federazione Russa e l’Ucraina e che tale situazione insiste sul territorio attraverso cui passa gran parte delle forniture di gas naturale che approvvigionano il sistema italiano – e che inoltre – il livello di pericolosità della minaccia alle forniture è sensibilmente maggiore rispetto a quanto previsto nelle analisi di rischio svolte in passato, da cui derivano gli attuali piani di azione preventiva e di emergenza“.

Inoltre, non trascurabile è la necessità di iniziare a “predisporre eccezionali misure preventive volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure adottate in condizioni normali”.

In impennata il costo delle materie prime e del petrolio

La guerra in Ucraina fa impennare anche i prezzi sui mercati mondiali delle materie prime alimentari che erano già su alti livelli. La Russia è infatti il più grande esportatore di grano al mondo, seguita al quarto posto dall’Ucraina. Tuttavia, con i due Paesi coinvolti nel conflitto andrebbero a crollare le esportazioni di mais e olio di girasole. Infatti, il grano di cui l’Ucraina è un forte paese esportatore, sale di oltre il 5%, aumento che potrebbe portare all’incremento a catena di prodotto come pane e pasta.

La fase ascendente dei prezzi dei carburanti per autotrazione era già iniziata a novembre 2020 a causa dell’effetto della rapida ripartenza post-Covid delle attività produttive globali, alla quale non è corrisposta una altrettanto rapida accelerazione della produzione di petrolio.

Con l’inizio della guerra, inoltre, si è registrata un’ulteriore accelerazione che vede il Brent europeo sopra quota 100 dollari (101 dollari in apertura delle contrattazioni del 25 febbraio dopo aver toccato i 102,48 dollari al barile) e il Wti americano a 95 dollari al barile dopo il picco di 97,40 dollari registrato il giorno precedente.

Si tratta per entrambi di prezzi massimi raggiunti dal 2014.

Le sanzioni e le temute ripercussioni

Se Boris Johnson spinge per l’approvazione di sanzioni fortemente punitive nei confronti della Russia, la titubanza degli altri paesi, compreso il nostro che ha comunque deciso di chiudere lo spazio aereo alla Russia, è tanta a causa delle possibili ripercussioni.

Tra le altre, l’ipotesi di escludere la Russia dal sistema di pagamento Swift si fa sempre più concreta, anche a seguito della richiesta da parte del presidente ucraino Zelensky, che sta chiamando uno ad uno tutti i leader chiedendo di prendere una misura senza precedenti che isolerebbe Mosca a livello finanziario. Il sistema Swift, come riportato da ANSA, è il sistema circolatorio delle transazioni commerciali internazionali. Si tratta di “un sistema di messaggistica sicuro, universamente accettato, che oggi costituisce lo standard per chiudere velocemente i pagamenti di beni, servizi, materie prime, prodotti energetici. Ordini, scambi in valuta, vendite e acquisti passano da lì, con oltre 11.000 aziende e istituzioni finanziarie aderenti, una presenza in oltre 200 Paesi e un traffico di 42 milioni di messaggi al giorno”.

Tuttavia, come riporta Fanpage.it, la preoccupazione e i dubbi permangono. Matteo Salvini si è espresso in merito, affermando: “Bisogna valutare tutto fino in fondo, perché se impedisci pagamenti tra banche noi non abbiamo più il gas – ha sottolineato il leader della Lega – Per fermare la guerra vale tutto e tutti i mezzi necessari vanno messi in campo, ma un conto è bloccare i patrimoni degli oligarchi, dei politici e dei guerrafondai. Se sospendiamo i pagamenti l’Italia rimane senza gas e poi bisogna correre ai ripari”.

Salvini ha poi concluso “Ovviamente, se l’Italia è dipendente per metà dalle forniture di gas dalla Russia, cerchiamo di fare tutto il possibile senza lasciare milioni di italiani al freddo e senza costringere l’Italia al blackout“.

I profughi di guerra

Quella dei profughi in fuga dalla guerra sarà sicuramente un gran punto da affrontare. Le immagini dei porti delle stazioni ucraine presi d’assalto da chi ha cercato riparo in Polonia, Romania o Slovacchia, sono difficili da dimenticare. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi ha scritto su Twitter che “più di 150mila rifugiati ucraini sono passati nei Paesi confinanti. La metà di loro in Polonia e molti altri in Ungheria, Moldova e Romania“.

Stanno crescendo anche gli spostamenti di profughi all’interno dell’Ucraina – ha aggiunto Grandi – ma la situazione militare rende molto difficile sia fare stime sui numeri e fornire aiuto“.

Per quanto riguarda il nostro paese questa mattina un autobus con targa ucraina con una cinquantina di persone a bordo (donne e bambini e due uomini, di cui uno è l’autista) è arrivato al confine di Fernetti (Trieste). Ad attenderlo, le forze dell’ordine che hanno effettuato i regolari controlli di frontiera. Sono diretti tutti a casa di amici o di conoscenti.

La conseguenza più grande sarebbe la Terza guerra mondiale

L’agenzia Adnkronos ha infatti riportato le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha dichiarato “L’alternativa alle sanzioni contro la Russia per punirla per l’invasione dell’Ucraina sarebbe l’inizio della Terza guerra mondiale“.

Ci sono due opzioni – si legge in un’intervista al podcaster Brian Tyler Cohen, riportato sul sito dell’agenzia – Iniziare la Terza guerra mondiale, andare alla guerra con la Russia, in sostanza. O far sì che il Paese che agisce contro la legge internazionale finisca per pagare un prezzo per quello che ha fatto“.

Il presidente russo Vladimir Putin, attaccando l’Ucraina, “sta ottenendo esattamente l’effetto opposto di quello che voleva – ha aggiungo Biden – Il mio obiettivo dall’inizio era tenere unite la Nato e l’Ue. Perché Putin pensava di poter dividere la Nato, creando un varco a lui utile. E questo non è successo”.

 

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