27 Settembre 2022

Non allineati. Quello che vi siete persi per seguire la guerra Usa-Russia in Ucraina #nonallineati

Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione si concentra sul conflitto in Ucraina, per altri eventi, per quanto siano significativi o semplicemente di un certo interesse, resta uno spazio esiguo, talvolta nullo; come accade, d’altronde, ogni volta che un argomento monopolizza la dimensione dell’informazione-comunicazione.

Cina: provocazione Usa a largo di Taiwan

La Cina ha definito «provocatorio» il passaggio del cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Ralph Johnson per lo stretto di Taiwan, avvenuto il 25 febbraio. L’Esercito di liberazione del popolo (nome delle forze armate cinesi) afferma di aver monitorato la sua intera rotta in stato di allerta, perché per Pechino si è trattato di un segnale ai «separatisti» taiwanesi, preoccupati di essere abbandonati dagli Stati Uniti. Il portavoce dell’esercito, il colonnello Shi Yi, inoltre, ha dichiarato che la «provocazione» Usa è un tentativo di offrire sostegno a questi separatisti, una mossa «ipocrita e futile», ragion per cui le forze armate cinesi devono impegnarsi costantemente per «salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e la pace e la stabilità regionali». A preoccupare Pechino, secondo il think thank cinese South China Sea Strategic Situation Probing Initiative (Scspi), sarebbe stato il supporto di intelligence offerto al cacciatorpediniere Usa da un aereo di ricognizione elettronico EP-3E, che ne avrebbe accompagnato il transito per lo strategico stretto di Taiwan. Già in precedenza la Marina statunitense era passata per quest’ultimo senza annunciarlo a Pechino, il 15 dicembre e il 22 gennaio.

Marocco-Israele: trattative energetiche

Il 22 febbraio, la società israeliana NewMed Energy, che effettua esplorazioni in cerca di gas nel mondo, ha annunciato di aver avviato trattative commerciali per accedere al mercato energetico marocchino. Le prospettive, secondo il direttore della stessa compagnia, Yossi Abou, sono promettenti e si ventila l’ipotesi di investimenti a lungo termine. Durante la cerimonia per la modifica del nome della società, prima denominata Delek Drilling, Abou ha spiegato che il Marocco ha un enorme potenziale geologico e commerciale e gode di una sostanziale stabilità politica. Gli scambi commerciali tra Rabat e Tel Aviv, d’altronde, sono cresciuti esponenzialmente da quando il Marocco ha aderito ai cosiddetti accordi di Abramo, un piano di normalizzazione delle relazioni tra paesi arabi e Israele, elaborato dall’amministrazione dell’ex presidente Usa Donald Trump. Tuttavia, alcune organizzazioni non governative statunitensi, come Jewish Voice for Peace Action, Council on American-Islamic Relations, Jews for Racial & Economic Justice, hanno presentato una petizione al Congresso chiedendo di interrompere tali accordi. Quanto al Marocco, la ripresa delle relazioni con Israele è stata ricambiata da Washington (e, naturalmente, da Tel Aviv) con il riconoscimento dell’appartenenza marocchina del Sahara occidentale, che queste organizzazioni considerano «illegale».

Libia: una pura formalità

Il 24 febbraio, la Camera dei rappresentanti libica, presieduta da Aguila Salah, ha convocato una sessione per lunedì 28 febbraio, per il voto di fiducia al governo costituito dal primo ministro Fathhi Bashagha. Secondo il quotidiano libico in inglese Libya Herald, il fatto che l’annuncio sia arrivato un’ora dopo la nomina di quest’ultimo, ha suscitato il sospetto che Salah e il comandante Khalifa Haftar avessero già concordato la squadr di governo. Intanto, ci si interroga su quale sarà la sorte dell’ex Primo ministro al-Hamid Dbeiba se il nuovo esecutivo otterrà la fiducia, e sulla strategia futura delle minizie. Bashagha, dal canto suo, gode del sostegno dell’Egitto, ma Dbeiba non intende abbandonare il potere, da un lato opponendosi al prolungamento della transizione libica, dall’altro cercando di indebolire Khalifa Haftar (che sarebbe alleato di Bashagha e di Salah). Dbeibah, invece, in occasione del sesto vertice del Forum dei paesi esportatori di gas (Gecf) in Qatar, ha incontrato il presidente algerino Abdelmajid Tebboune, consolidando il precedente accordo siglato dalla National Oil Corporation libica e la Sonatrach algerina. Un colloquio, che ha irritato il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sissi, che ha rinviato una visita diplomatica in Kuwait, dove avrebbe dovuto incontrare anche Tebboune. Si acuisce dunque la tensione diplomatica tra Rabat e Algeri, che aveva iniziato a inasprirsi dall’adesione del Marocco agli accordi di Abramo, in particolare a causa del riconoscimento dell’appartenenza marocchina del Sahara occidentale. Altro motivo di attrito, l’Etiopia, che l’Egitto ha recentemente accusato di violazione dell’accordo del 2015 sull’utilizzo delle acque del Nilo, fa parte del cosiddetto G4 africano, cui, oltre a Nigeria e Sudafrica, partecipa anche l’Algeria.