27 Settembre 2022

Nè con Putin né con la Nato. I motivi per non allinearsi al pensiero unico occidentale #nonallineati

I media e i governi occidentali insistono, con l’aiuto di tante fake news, sul pensiero unico per cui Putin è il male e la Nato è il bene, ma il male è ovviamente da entrambe le parti e la contrapposizione tra buoni e cattivi non serve a risolvere le ragioni di questa guerra, come abbiamo già detto in uno dei nostri podcast. Tra i motivi espressi da Putin per attaccare l’Ucraina ci sono l’espansione della Nato ad Est e la “denazistazione” dell’Ucraina. Vediamo di cosa si tratta.

L’accordo con la Nato dopo la caduta del muro di Berlino

La Nato è un’alleanza militare tra Paesi occidentali istituita nel 1949, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per contrastare l’avanzata del comunismo dell’Unione Sovietica, l’altro Paese vincitore della Guerra. L’URSS aveva vari Stati satellite ai confini con l’Europa, come Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania. Gli Stati Uniti avevano il terrore che anche altri Paesi europei potessero entrare nell’orbita sovietica. In Italia, ad esempio, il rischio che il comunismo avanzasse era molto alto, per via dei forti legami del Partito Comunista Italiano con Mosca. L’Unione Sovietica si sentì attaccata e ratificò, nel 1955, il Patto di Varsavia, ovvero un’alleanza militare con gli Stati Socialisti, da contrapporre alla Nato. Il Patto di Varsavia venne sciolto ufficialmente il primo luglio del 1991, dopo la caduta del muro di Berlino e l’imminente fine dell’Unione Sovietica. Proprio nel 1991 ci fu una riunione, svelata qualche giorno fa dal giornale tedesco Der spiegel, in cui la Nato si impegnava a non espandersi oltre i confini della Germania ormai unita. L’allora presidente dell’Urss Michail Gorbaciov, che stava guidando la transizione verso la fine dell’Urss, ricevette promesse anche orali in questo senso. Nel 1997, tuttavia, la Nato ha invitato Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca a entrare a far parte dell’organizzazione. Questi Paesi avevano già partecipato alla Guerra del Golfo, al fianco dei Paesi della Nato. Il loro ingresso nell’Alleanza atlantica è stato ratificato nel 1999. Qualche anno più tardi, nel 2004, ad entrare nella Nato sono Bulgaria, Estonia, Romania, Slovacchia, Lettonia, Lituania e Slovenia, Paesi precedentemente sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Nello scacchiere geopolitico, la Russia si sente perciò accerchiata da Paesi ostili. Se Ucraina, Finlandia e Svezia entrassero nella Nato, sarebbe completamente circondata. E Putin è una persona a cui piace risolvere le questioni interne con la violenza e quelle internazionali con la guerra, motivo per cui ha minacciato anche i Paesi del Nord Europa. Se il Patto di Varsavia è stato sciolto, la minaccia del comunismo vanificata, che ragione ha la Nato di esistere ancora?

La denazistazione dell’Ucraina

Per capire il perché del riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass e la denazistazione dell’Ucraina bisogna risalire al 2014, anno cruciale nella storia dell’Ucraina. A dieci anni dalla Rivoluzione arancione, avvenuta nel 2004, l’Ucraina si trovava, come la maggior parte delle democrazie occidentali, permeata dalla corruzione, ma anche dalla repressione degli avversari politici, che venivano incarcerati. Il governo ucraino, con l’allora presidente Viktor Janukovyc, inoltre, aveva sospeso l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea per stringere rapporti economici più forti con la Russia. Iniziò per questo, già alla fine del 2013, una serie di violente manifestazioni di piazza denominate Euromaiden, che causarono più di cento morti e 1400 feriti e portarono al potere, il 21 febbraio 2014, Oleksandr Turčynov, eletto presidente ad interim dal Parlamento Ucraino e non dal popolo. Uno degli attori principali della svolta europeista fu il Pravyj Sektor, “Settore destro”, un partito dichiaratamente neonazista e neofascista, i cui membri sono adoratori di Benito Mussolini e formano un’organizzazione paramilitare. Così, mentre l’Occidente festeggiava il rovesciamento del potere a favore di un avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea, la Russia ha sempre considerato quella “rivoluzione” come un colpo di Stato dell’estrema destra. 

Il Pravyj Sektor e Stepan Bandera

Il Pravyj Sektor si è reso responsabile di tanti crimini efferati, compresa la strage di Odessa, che causò 48 morti e di cui in Occidente si è parlato poco. Il 2 maggio del 2014, a Odessa, ci furono manifestazioni contro l’Euromaiden che portarono a pesanti scontri di piazza. I manifestanti si rifugiarono nella Casa dei Sindacati, vennero circondati dai militanti del Pravyj Sektor e di altre organizzazioni nazionaliste, che diedero fuoco all’edificio causando la strage. Si rifanno all’ideologia di Stepan Bandera, leader dell’Oun-Upa, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini e la sua frangia paramilitare. Bandera fu uno stretto collaboratore dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, considerato un criminale di guerra dalla Polonia, dai russi e dagli ebrei per aver massacrato oltre centomila persone nei villaggi polacchi, per la maggior parte donne, bambini e anziani, ma venerato in patria come eroe nazionale. Il governo ucraino, dal 2019, ha proclamato il 1° gennaio festa Nazionale, per celebrare la sua nascita. A Londra, c’è un piccolo museo dedicato a lui. Le bandiere rosse e nere dell’Upa sventolavano nel 2014 accanto a quelle dell’Unione Europea e sventolano ancora adesso, in molte manifestazioni, accanto a quelle giallo e blu dell’Ucraina e quelle arcobaleno della pace, in Italia come negli Stati Uniti (nella foto in alto una manifestazione a Washington D.C. del 20 febbraio 2022).

La Crimea

In conseguenza alla svolta europeista dell’Ucraina, i russi occuparono la Crimea alla fine del febbraio del 2014, un’operazione ben vista dal governo di Crimea. La penisola che si affaccia sul Mar Nero è, infatti, a maggioranza russa, non si sentiva più tutelata dal governo ucraino e si rifiutò di riconoscerlo. Venne indetto, quindi, un referendum per entrare nella Federazione Russa. Andò a votare l’83 per cento della popolazione, che si espresse a favore dell’entrata nella Federazione Russa con il 96 per cento dei voti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea non hanno mai riconosciuto come valido quel voto.

Il Donbass

Dal 22 febbraio 2022 si parla di guerra nel cuore dell’Europa, ma la guerra in Europa c’è dal 2014, quando l’Ucraina ha iniziato a bombardare la sua regione orientale, il Donbass, che aveva dichiarato l’indipendenza della Repubblica Popolare di Doneck e della Repubblica Popolare di Lugansk. Di etnia russa, storicamente antifascista e fonte di ricchezza per l’Ucraina, poiché ricco di miniere, il Donbass ha da sempre rifiutato l’annessione all’Ucraina. Dapprima perché pagavano troppe tasse rispetto alla ricchezza che producevano e non volevano che i loro soldi finissero per arricchire i politici corrotti di Kiev, poi perché non accettavano la svolta neonazista dell’Ucraina. Fu per questo che venne bombardata a partire dal 2014. È da allora che le famiglie del Donbass si rifugiano nelle cantine per sfuggire ai bombardamenti, come avviene oggi per la popolazione ucraina, costretta a vivere nei sotterranei o nelle fermate della metro per evitare le bombe russe. Anche per combattere in Donbass, l’Ucraina si è avvalsa dell’aiuto dei neonazisti, con il Battaglione Azov, reparto militare neonazista che fa ufficialmente parte della Guardia nazionale dell’Ucraina, ha compiti militari e di polizia. Il Battaglione Azov intrattiene rapporti con Casapound e altre formazioni neofascite italiane, al punto che alcuni militanti dell’estrema destra italiana combattono in Donbass assieme a loro. Nemmeno i militanti dell’estrema sinistra italiana sono rimasti indifferenti alla lotta antifascista intrapresa in Donbass e sono andati a combattere contro gli Ucraini, in una guerra che va avanti da otto anni e di cui in Italia non si è quasi mai parlato. Fu il Partito Comunista Russo a chiedere a Putin di riconoscere le Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk, ma si è ora dissociato dall’attacco armato.

Né con Putin né con la Nato

Se l’Ucraina ha il diritto di scegliere di stare con l’Unione Europea, senza interferenze della dittatura di Putin, anche il Donbass ha diritto di scegliere da che parte stare. Tuttavia, è molto pericoloso che la Nato e l’Unione Europea finanzino e forniscano armi agli ucraini, che si avvalgono dei neonazisti per risolvere le loro questioni. Il nazismo spaventa la Russia come il comunismo spaventava la Nato, ma di chi dovremmo spaventarci di più, noi, adesso? A rimetterci, come sempre, è il popolo, quello del Donbass da otto anni e ora quello ucraino e russo, che subiscono rispettivamente le bombe russe e le sanzioni economiche inflitte dall’Occidente.