22 Maggio 2022

L’inquinamento invisibile da microplastiche

L’inquinamento è da sempre un tema molto dibattuto, probabilmente per le poche azioni concrete volte al suo contenimento, ma oggi più che mai è bene parlarne. Le microplastiche sono un problema sempre più evidente, un fattore quasi invisibile che però a lungo andare può causare gravi danni alla salute delle persone.

Cosa sono le microplastiche?

L’inquinamento da microplastiche (MP) è uno dei principali problemi ambientali dell’ultimo decennio, e rappresenta una minaccia emergente e crescente per l’uomo. Si tratta di piccole particelle di plastica che inquinano ormai da tempo mari e oceani. Il loro nome deriva proprio dalle loro caratteristiche: sono molto piccole e hanno un diametro compreso in un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri e i 5 millimetri.

Quel che preoccupa è il loro comportamento in acqua, dove di fatto si verifica il problema più grande. Le microplastiche sono chiaramente una fonte importante di inquinamento, sia perché il processo con cui si degradano nell’ecosistema rilascia sostanze tossiche nell’ambiente, ma anche a causa delle loro dimensioni così ridotte, che consentono loro di entrare nella catena alimentare e disperdersi in tutto il mondo.

Immersi in acqua però, questi frammenti di polimeri plastici si legano con altre sostanze inquinanti già presenti nei mari e nei fiumi, aumentandone di fatto la tossicità.

La pericolosità delle microplastiche

Quanto queste siano pericolose per l’ambiente e per la salute umana è ormai noto. Di recente, tuttavia, uno studio ha cercato di porre maggiormente l’attenzione sul tema. Lo studio in questione è quello condotto dalla Tel Aviv University e pubblicato sulla rivista scientifica Chemosphere, che ha rivelato alcuni rischi connessi alle microplastiche, spesso ignorati ma più preoccupanti di quanto si possa pensare.

L’analisi, condotta dalla dott.ssa Ines Zucker della School of Mechanical Engineering e dalla Porter School of the Environment and Earth Sciences dell’Università di Tel Aviv, insieme allo studente di dottorato Andrey Ethan Rubin, ha esaminato l’intero processo che subisce la microplastica, dalle interazioni che ha con gli inquinanti ambientali al rilascio degli inquinanti e alla creazione di una maggiore tossicità.

I ricercatori hanno scoperto che l’assorbimento di quegli inquinanti organici nelle microplastiche aumenta la tossicità di un fattore 10 e può anche causare un grave impatto sugli esseri umani che sono esposti a cibi e bevande contaminati.

In questo studio abbiamo dimostrato che anche concentrazioni molto basse di inquinanti ambientali, che non sono tossiche per l’uomo, una volta assorbite dalla microplastica provocano un aumento significativo della tossicità“, afferma il dott.ssa Zucker in un articolo scientifico.

Questo perché le microplastiche sono una sorta di ‘magnete’ per gli inquinanti ambientali, concentrandoli sulle sue superfici, ‘traghettandoli’ attraverso il nostro tratto digestivo e rilasciandoli in forma concentrata in determinate aree, causando così una maggiore tossicità“.

L’analisi è stata fatta, appunto, su microplastiche ossidate che sono state rinvenute nell’oceano, dimostrando che i campioni prelevati dall’ecosistema marino avevano assorbito delle sostanze organiche tossiche, diventando così ancora più dannose del normale. Tra queste vi è il triclosano, una sostanza largamente utilizzata nei prodotti antibatterici.

Il dottorando Andrey Ethan Rubin aggiunge: “Per la prima volta presentiamo un ‘ciclo di vita’ completo delle microplastiche: dal momento del loro rilascio nell’ambiente, attraverso l’assorbimento degli inquinanti ambientali e fino alla loro tossicità articolare in umani”.

Anche il tessile inquina

Anche l’uso e il lavaggio di tessuti sintetici è una fonte significativa di microplastiche nell’ambiente, responsabile ogni anno dello scarico di una quantità tra 0,2 e 0,5 milioni di tonnellate.

Questo è quanto emerge dal recente rapporto del consorzio ETC/CE (European Topic Centre on Circular Economy) dal titolo Inquinamento da microplastiche dal consumo tessile in Europa, alla base del recente briefing dell’European Envirnoment Agency-Aea “Microplastiche dai tessili: verso un’economia circolare per i tessili in Europa”.

Quel che emerge è che per quanto riguarda i prodotti tessili, le microfibre vengono rilasciate durante il loro intero ciclo di vita: produzione, uso e trattamento dei rifiuti. Non solo, la loro dispersione può avvenire anche nell’aria.

Come si legge sul sito ufficiale del Parlamento Europeo, “nel marzo 2020 la Commissione ha adottato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, che comprende una strategia dell’UE per i tessili, con l’obiettivo di sviluppare l’innovazione e promuovere il riutilizzo nel settore”, a febbraio 2021, invece, “Il Parlamento europeo ha votato per il nuovo piano d’azione per l’economia circolare, chiedendo misure aggiuntive per raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio, sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050”, la stessa data entro la quale, se le cose non dovessero cambiare, nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci.

Sono anche incluse norme più severe sul riciclo e obiettivi vincolanti per il 2030 sull’uso e l’impronta ecologica dei materiali – si legge – Tra le proposte gli europarlamentari hanno chiesto anche nuove misure contro la dispersione delle microfibre nell’ambiente e standard più severi per il consumo dell’acqua”.

Come viene affrontato il problema?

Come si legge su Lifegate, negli Stati Uniti, nel dicembre 2015 l’allora presidente Barack Obama “ha firmato la legge Microbead-Free Waters Act 2015, introducendo il divieto per i produttori di cosmetici di aggiungere intenzionalmente piccole sfere di plastica nei prodotti “da risciacquo”, come dentifrici e creme per la pelle”. Nel Regno Unito, invece, è stato introdotto lo stesso divieto “allargando a tutti i prodotti cosmetici il divieto di aggiungere microplastiche”. Inoltre, la regina Elisabetta II ha dichiarato di voler abolire nella casa reale l’uso della plastica monouso.

In Italia, paese che produce il 60 per cento dei cosmetici mondiali, dal 1º gennaio 2020 è vietato mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Il trasgressore del divieto, come si legge in Gazzetta Ufficiale, “è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro”.