6 Ottobre 2022

La “resistenza” ucraina è piena di simboli nazisti: Dalla versione locale di Bella Ciao alle soldatesse elogiate dalla Nato

La versione nazista di Bella ciao

Da qualche giorno gira in rete e sui media italiani, che ne parlano con entusiasmo, il video di una famosa cantante folk ucraina, Khrystyna Soloviy, che sulle note di Bella Ciao ha scritto un testo nella sua lingua madre, l’ucraino, per incitare alla guerra contro l’invasione russa. Negli ultimi anni abbiamo ascoltato questa canzone remixata in discoteca e come inno di una banda di ladri simpatici, ma qui siamo davvero al paradosso, perché Khrystyna Soloviy si è appropriata della canzone simbolo della resistenza italiana al nazifascismo, ma nei suoi concerti inneggia al nazista Stepan Bandera. “Nostro Padre Bandera” si legge sugli anfibi che indossa Khrystyna Soloviy durante i suoi concerti. Li ha postati lei stessa sulla sua pagina Facebook il 21 aprile scorso, in occasione della giornata della lingua madre, e si possono vedere nei video dei suoi live. Gli utenti dei social che seguono la sua pagina hanno scritto commenti entusiasti sui suoi stivali e sul messaggio che mandano. Stepan Bandera, come abbiamo scritto qui, è stato un nazista che ha collaborato con il Terzo Reich durante la Seconda Guerra Mondiale ed è considerato un criminale di guerra in Polonia, in Russia e dagli ebrei, per i crimini commessi nei villaggi polacchi. In patria, tuttavia, è visto come un eroe nazionale, tanto da proclamare il giorno della sua nascita, il primo gennaio, festa nazionale. 

Tralasciando le parole in ucraino, come il verso “uccideremo i boia maledetti senza pietà”, che non sembrano romantiche come il testo originale del canto partigiano, Khrystyna Soloviy è forse confusa? O ha sfruttato la notorietà della canzone per fare propaganda? Ciò che è certo è che non si può e non si deve travisare il significato di Bella Ciao, che non può e non deve diventare l’inno di chi inneggia al nazismo. 

La Nato elogia le soldatesse ucraine mentre indossano simboli nazisti

In un post della pagina ufficiale della Nato su Twitter, l’8 marzo, venivano elogiate le donne ucraine, da quelle che scappano con i bambini e le bambine, a quelle che combattono. La soldatessa presa ad esempio, se si guarda con un minimo di attenzione la foto, indossa però un simbolo nazista, il “Sole nero”. Si tratta di un simbolo dell’ala esoterica del nazionalsocialismo, tanto caro ad Himmler che lo volle come mosaico al centro di una stanza del Castello di Wewelsburg, il centro del mondo per l’esoterismo nazista. Attualmente è usato da gruppi di estrema destra, sia in Italia che all’estero, compreso il Battaglione Azov, gruppo nazifascista armato, a pieno titolo inserito nell’esercito ucraino dal 2015. Il post è stato per questo rimosso dalla pagina Nato, ma si può trovare ancora qui. Lo stesso simbolo è addosso ad altre soldatesse, come in una delle foto pubblicate in alto. E non è difficile trovare nel web altre foto di soldati ucraini con i simboli del 3. SS-Panzer-Division “Totenkopf”, un reparto delle SS naziste.

La Nato mentre addestra i nazisti

Il giornale on line bielorusso Nexta, favorevole all’Occidente e alla Nato, in un post elogia l’arrivo delle armi fornite dalla Nato, che addestra il Battaglione Azov all’uso dei missili NLAW. Non è di certo la prima volta che la Nato incontra e addestra i nazisti del Battaglione Azov, come dimostra una foto di gruppo con la loro bandiera, quella della Nato e una con la svastica. In guerra non è importante accanto a chi si combatte, ma contro chi, e per la Nato vanno bene anche i nazisti per fronteggiare Putin.

L’Europa non parla dei nazisti

In Europa si fa finta di niente sulla presenza dei nazisti al suo stesso interno. Semplicemente, non se ne parla e si cerca di far parlare poco chi non è allineato al pensiero unico. Eppure c’è uno sdoganamento del nazismo, nel continente dove viviamo, che può diventare pericoloso quanto la crudeltà di Putin. In Ucraina, che sta subendo atrocità inaudite che non si vedevano dalla guerra nella ex Jugoslavia, questa presenza si riscontra forse più forte che in qualsiasi altra parte del mondo, ma potrebbe andare d’accordo con il potere delle vicine Polonia e Ungheria, dove governi sovranisti e populisti introducono leggi che vietano di parlare di tematiche Lgbt nelle scuole e altre leggi per controllare i media nazionali. Praticamente le stesse cose che fa Putin, ma nell’Unione Europea. Noi restiamo #nonallineati.