25 Settembre 2022

Pasta e farina: prezzi record e razzia nei supermercati

Pasta e farina sono sempre più cari, a contribuire al trend sono anche i costi di trasporto e energia

Negli ultimi giorni si sta assistendo nuovamente alla corsa ai ripari vista in pandemia, in cui numerose persone si sono recate nei supermercati per accaparrarsi prodotti di prima necessità che presto potrebbero scarseggiare, ma al contrario di due anni fa, oggi la causa di questo allarmismo è la guerra in Ucraina. La crisi in atto tra Ucraina e Russia sta facendo lievitare i prezzi non soltanto riguardanti il mercato energetico, di cui parliamo in questo articolo, ma anche quelli inerenti alle materie prime agricole, in particolar modo per quanto riguarda i cereali. I due Paesi garantiscono, infatti, circa un terzo delle esportazioni mondiali di grano.

Le parole della Coldiretti in merito all’aumento

Stando a quanto comunicato dalla Coldiretti (la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana), l’attuale crisi tra Russia e Ucraina rischia di danneggiare le infrastrutture e bloccare le spedizioni che provengono dai porti del Mar Nero, in tal modo si verificherebbe un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali, andando ad alimentare il rischio di carestie e tensioni sociali.

A Fanpage.it, Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti, ha affermato: “Non ci sono dati ufficiali rispetto ai prodotti che possono scarseggiare. Solitamente quando c’è l’accaparramento si tende ad accumulare prodotti che non siano deperibili, come scatolame, pasta, olio e zucchero“, ha dichiarato.

L’allarme lanciato dall’associazione riguarda principalmente la disponibilità di grano, dovuto appunto al fatto che la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale, poco sopra l’Ucraina che si colloca al terzo posto, posizionandosi quinta per la produzione di mais per l’alimentazione animale e settima per la produzione di grano tenero necessario per pane, pasta e biscotti.

Le quotazioni di grano tenero e mais, sarebbero quindi salite rispettivamente del 17% e del 23% rispetto alla scorsa settimana, superando di gran lunga la prima volta nella storia in Italia quota 400 euro a tonnellata.

Questo è quanto ha reso noto CAI (Consorzi Agrari d’Italia) in base alla rilevazione settimanale della Borsa Merci di Bologna. Per essere più precisi, Wall Street Italia ha riportato nel dettaglio i dati resi pubblici dal CAI, sottolineando come il grano tenero è salito in una settimana di 60 euro a tonnellata, fermandosi tra 402 e 411 euro a tonnellata, con punte di 435 euro per il frumento più proteico. Il mais, invece, ha quotato 405 euro a tonnellata, con un rialzo di 75 euro rispetto all’ultima quotazione della scorsa settimana.

Il grano duro è restato fermo tra 510 e 515 euro a tonnellata, l’orzo ha registrato un rialzo del 25%, toccando 384 euro a tonnellata di quotazione, mentre il sorgo (+23%) passa da 308 a 378 euro a tonnellata. Leggero rialzo anche per la soia (+4,5%), a quota 688 euro a tonnellata.

Pasta e pane, di quanto sono aumentati i prezzi?

A rispondere alla domanda ci pensa sempre Bazzana, che ha Fanpage.it ha dichiarato: “Il prezzo di pane e pasta aumenta di 13 volte – spiegando come – Se noi andiamo a vedere quale è la quantità di grano che è contenuta in un chilo di pane, l’effetto di moltiplicazione è pari a circa 13 volte. Il che si spiega facilmente se si tiene conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito, considerando che secondo quanto è stato rilevato da Assoutenti il prezzo medio del pane in Italia di 5,31 euro al kg con punte di 9,8 euro al chilo”.

La situazione nel nostro paese non è delle migliori: “Un chilo di grano tenero ha raggiunto infatti in Italia il valore massimo di 40 centesimi al chilo su valori influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali a differenza del pane che evidenzia una estrema variabilità dei prezzi lungo la penisola“, conclude.

Un chilo di pasta in media è arrivato a costare 2 euro, con picchi di 4,71 euro al chilo in alcune città secondo Assoutenti e i dati Mise. Inoltre, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Russia avrebbe deciso di limitare le proprie esportazioni di grano fino al 30 giugno, con l’obiettivo di contrastare l’aumento dell’inflazione interna.

Il caro energia tra i fattori che alimentano gli aumenti

A causa del caro energia in Italia, con rincari di oltre il 50% per il gasolio, sono raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano, e di conseguenza salgono i prezzi di pane, pasta e biscotti. Secondo quanto riportato da Dire.it, le città che registrano i prezzi più alti sono già diverse. Al primo posto troviamo Ferrara, la città dove il prezzo del pane raggiunge il livello più elevato, un chilo di pane fresco realizzato con farina di grano costa fino a 9,8 euro (quotazione massima), mentre il prezzo medio si attesta a 5,31 euro al kg. Al secondo posto si piazza Forlì, dove il prezzo massimo del pane fresco è di 9 euro al kg (4,37 euro il prezzo medio). Cara anche Venezia.

Sul fronte della pasta di semola di grano duro Cagliari è la città più cara d’Italia, con i prezzi massimi che raggiungono il record di 4,7 euro al kg (1,95 euro il prezzo medio), seguita da Sassari 3,35 euro (1,80 euro/kg il prezzo medio).

Proprio per protestare contro quella che sta diventando una situazione insostenibile, Assoutenti assieme ad altre associazioni dei consumatori ha indetto per il prossimo 15 marzo “uno sciopero dei consumi di luce e gas teso a boicottare il gas russo importato in Italia, invitando le famiglie a ridurre il più possibile l’utilizzo di energia e dare il proprio contributo concreto alle sanzioni verso la Russia” si legge su Dire.

Le regole andrebbero dallo spegnimento del riscaldamento (o limitarlo a 15 gradi), l’utilizzo dell’acqua fredda, mangiare solo cibi che non richiedano l’utilizzo di gas per la preparazione, non usare ferro da stiro e altri elettrodomestici per la cura della casa, ridurre l’utilizzo del cellulare e del pc e infine limitare l’utilizzo della televisione.