24 Settembre 2022

Allarme siccità in Italia: al nord non piove da 60 giorni

È allarme siccità in Italia, con particolare attenzione nel Nord-Ovest dove non piove da 60 giorni.

Il bollettino dell’Autorità distrettuale parla chiaro: due mesi senza piogge hanno messo in crisi i bacini in Piemonte, Lombardia e Veneto. Secondo quanto spiega Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità Distrettuale del fiume Po-Mite, a Il Fatto Quotidiano, “il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di manto nevoso è diminuito ancora rispetto alla settimana precedente (-5,2%) e oggi risulta inferiore alla media del periodo 2006-2020 del 51%”.

Temiamo che la crisi dello stato idrologico possa rendere piuttosto difficile la stagione primaverile all’agricoltura e all’habitat dell’intero Distretto Padano” Meuccio Berselli, lancia così l’allarme sul protrarsi della situazione di sofferenza del Po, considerata la conseguenza di una “forte carenza-assenza di precipitazioni nevose” e la cui relativa scarsità di risorsa idrica accumulabile preoccupa fortemente in vista dell’avvio della stagione irrigua.

La situazione in Italia

Come è stato già reso noto, ci troviamo di fronte al termine di un inverno secco. Fino ad ora, quello che sembrava un trend di decrescenti precipitazioni, inizia ad essere comparabile a quello del 2017, in cui fu registrata l’ultima grave siccità. La situazione più allarmante è nelle regioni del nord, dal Friuli-Venezia Giulia al Piemonte, con la portata dei fiumi molto ridotta, le Alpi con pochissima neve e laghi ai minimi. Non meno preoccupante è la situazione dei fiumi, dal Po al distretto del Tevere, sono in crisi gravissima di risorsa. La situazione si aggrava anche al centro, al sud e nelle isole. Per quanto riguarda il Nord-Est la situazione risulta meno preoccupante, tuttavia, la maggior parte delle stazioni meteo, escludendo quelle dell’Emilia-Romagna, ha ricevuto meno pioggia del normale: a Treviso è caduto il -68,5% della pioggia, a Udine il -15,3%, a Venezia il -57,3%, a Verona il -57%.

Il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di manto nevoso”, spiega l’autorità a SkyTg24, sarebbe diminuita ancora rispetto alla settimana precedente (-5,2%) e oggi risulta inferiore alla media del periodo 2006-2020 del 51%. “Un’anomalia più marcata è quella del fattore dell’entità del manto nevoso che, “su tutto l’arco Alpino, è vicino ai minimi (-55% rispetto le medie), con punte in alcune zone che toccano -80%”.

La condizione di magra invernale del fiume Po persiste pesantemente, con una diminuzione del -25% sulle portate mensili di gennaio”. A Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara il valore puntale di portata rilevato è di 765 metri cubi al secondo, -32% sul valore medio, mentre la sezione di Piacenza risulta esser quella con valori maggiormente negativi, con una portata di 369 metri cubici al secondo, vicino alle minime mensili.

Non rosea sarebbe anche la situazione dei Grandi bacini regolatori: “il volume invasato nei laghi lombardi, rispetto alla settimana precedente, è infatti diminuito sia per il lago Maggiore che per il lago d’Iseo, è rimasto costante per i laghi di Como (-9 cm) e di Garda”. Particolarmente in crisi il lago Maggiore, dove “l’idrometro di Sesto Calende segna un -5 centimetri sullo zero idrometrico e una carenza di circa 100 milioni di metri cubi. Anche nei bacini montani la riserva dall’inizio del mese è in diminuzione mediamente del -30%”.

Quali sono le conseguenze

A spiegarlo ci pensa l’editoriale Domani: “Copernicus, il programma di osservazione satellitare dell’Unione europea, ha fotografato il fiume Po in una situazione di grave siccità – si legge – La zona del fiume ripresa da uno dei satelliti Sentinel 2 si trova nei pressi di Cremona ed è stata fotografata venerdì. Le parti bianche sono le secche del fiume, osservate in questi giorni, in cui il livello dell’acqua si è abbassato in modo consistente, in alcuni punti, come non avveniva da 16 anni”.

Secondo l’osservatorio dell’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, citato anche da Copernicus, a Cremona “si è registrato un livello dell’acqua di quasi 7 metri al di sotto del valore medio di questo periodo dell’anno”.

Ma cosa sta succedendo nel Nord Italia? Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, ha spiegato a Domani che quest’anno indubbiamente il livello dell’acqua del Po è “davvero molto preoccupante”. Nonostante ciò “se d’inverno non piove molto, è normale che la portata dell’acqua dei fiumi diminuisca. In generale, dicembre e gennaio non sono dei mesi molto piovosi al nord”, specificando però che quest’ultimi sono solitamente mesi nevosi. Il problema sarebbe dunque che quest’inverno, oltre alla pioggia, è mancata anche la neve e sulle montagne “non si è potuta accumulare quella riserva d’acqua, sotto forma di ghiaccio, che poi con il disgelo va a confluire nei fiumi e nei laghi, creando riserve d’acqua per le irrigazioni”.

Un dramma anche per i coltivatori

Le conseguenze di tale fenomeno iniziano ovviamente a pesare anche sul lavoro dei coltivatori, “se non c’è neve in montagna è poi difficile avere acqua per irrigare”, spiega Bazzana a Domani, responsabile economico nazionale di Coldiretti. “È chiaro che prima o poi pioverà, grosso modo le precipitazioni sono sempre le stesse. Il problema è come sono distribuite”, specifica.

Bazzana evidenzia poi come statisticamente a livello nazionale le precipitazioni risultino mediamente stabili su base annua. Tuttavia, quelle statistiche comprendono anche le piogge torrenziali, “come quelle che si sono avute in Sicilia, che fanno da contrappeso quantitativo alla siccità sofferta dalle regioni del nord”.

Oltre alle scarse precipitazioni, non da meno è il problema delle temperature, che nel mese di gennaio in Lombardia ha registrato una massima di 20 gradi. Questo ha creato non poche difficoltà alle coltivazioni, che, come spiega Bazzana, ha portato le piante “a una forte traspirazione che non trova compensazione nell’acqua del terreno non irrigato dalla pioggia”.

A rischio le centrale idroelettriche

Ad aggravare la situazione siccità, è anche il rischio di chiusura delle centrali idroelettriche, ritenute fondamentali per questo particolare periodo. Come si legge su Il Post, infatti, “Se nelle prossime settimane non arriveranno piogge abbondanti, sarà a rischio la produzione di una quota di energia fino al prossimo autunno, con conseguenze non trascurabili per il fabbisogno energetico del paese in un periodo in cui i problemi di approvvigionamento sono aggravati dalla guerra in Ucraina”.