22 Maggio 2022

Roma – Manifestazione cittadina contro la guerra

Roma – Le forze della sinistra antagonista si mobilitano in maniera unitaria contro la guerra

Una guerra che va fermata e che potrebbe portare a conseguenze catastrofiche

L’appuntamento è fissato per sabato 19 marzo, in cui un corteo in prossimità del comando interforze nel quartiere di Cinecittà, manifesterà contro la guerra.

Le finalità della manifestazione

Tutte le informazioni utili sono reperibili nell’evento creato su Facebook dal nome: “Fermiamo la guerra, subito! Manifestazione cittadina”. Il percorso dell’”Assemblea romana contro la guerra”, si legge nelle specifiche “è iniziato il 19 febbraio a piazza Barberini e passato dall’assemblea pubblica al Tiburtino III – svolgendosi in modo eterogeneo – tranne alcuni aderenti, dalla manifestazione del 5 marzo con parole chiare e determinate, convoca una manifestazione cittadina per sabato 19 marzo che parta da piazza Don Bosco e arrivi a piazza dei Consoli”. Le parole d’ordine dell’appuntamento sarebbero proprio:

  • Immediato “cessate il fuoco”
  • Fuori l’Italia dalla guerra
  • Fuori la Nato dall’Europa
  • Via le basi dai quartieri popolari
  • No all’economia di guerra e all’invio di armi, sì alle spese sociali
  • Basta propaganda di guerra

Nel cuore di Cinecittà – si legge ancora – è presente il Comando Operativo Interforze, la struttura militare più importante delle forze armate del paese, obiettivo sensibile che entrerebbe nel mirino immediato di un’eventuale guerra generalizzata, come paventato dall’interventismo mostrato dal governo Draghi alle Camere”.

Ad essere colpiti duramente sarebbero proprio i “quartieri popolari della città” già debilitati dalle conseguenze di un’economia di guerra “che colpisce duramente le tasche dei propri abitanti”, evidenza mostrata con chiarezza dai recenti rincari dei prezzi alimentari ed energetici.

Rincari, che come spiegato in questo articolo, la crisi in atto tra Ucraina e Russia sta facendo lievitare i prezzi non soltanto riguardanti il mercato energetico, ma anche quelli inerenti alle materie prime agricole, in particolar modo per quanto riguarda i cereali. I due Paesi garantiscono, infatti, circa un terzo delle esportazioni mondiali di grano.

Per il nostro paese e per i nostri quartieri – si legge – già martoriati dalla disoccupazione, dalle morti sul lavoro, dalla repressione del dissenso sociale e studentesco, l’aumento delle spese militari significherebbe una diminuzione delle già scarne spese sociali, a cui si andrebbe a sommare l’eventuale “messa nel mirino” di un attacco nel cuore della città”.

Proprio da questo punto di partenza e con la volontà di far fronte a tale eventualità, “l’assemblea ribadisce la necessità di portare avanti parole d’ordine”, che mettano in evidenza gli interessi popolari, sostenuti da un programma politico di rifiuto della guerra e “l’avvio di un percorso di pace “giusta”, fatta di cooperazione, solidarietà e giustizia sociale, garantendo l’autodeterminazione dei popoli, per cui dal 2014 lottano i cittadini delle Repubbliche popolari del Donbass”.

Ci rendiamo altresì disponibili ad organizzare assemblee pubbliche di quartiere con le realtà disponibili al confronto sui temi portati e nati dall’Assemblea”, si conclude.

L’appuntamento si svolgerà quindi a piazza Don Bosco a Roma, in cui, come anticipato l’USB manifesterà contro la partecipazione del nostro paese alla guerra e i rischi annessi, tra i quali l’aeroporto Francesco Baracca, proprio nel cuore della città di Roma. “Saremo in collegamento ideale con la manifestazione di Pisa, convocata davanti all’aeroporto Galilei, contro l’invio di armi in Ucraina”.

Una scelta dettata da una necessità

L’astensione alla guerra, secondo quanto riportato, sarebbe una vera e propria necessità. Il governo Draghi “ha deciso la nostra partecipazione al conflitto calpestando la Costituzione e trascinandoci in una avventura pericolosissima”. Nelle informazioni dell’evento viene precisato anche che “ancora una volta i vincoli con la NATO e le ambizioni da super potenza della UE stanno prevalendo sugli interessi del nostro Paese. E una propaganda martellante sta chiudendo la bocca a tutte le voci critiche”.

La guerra di fatto, porterebbe le condizioni di vita a peggiorare, riducendo inoltre gli spazi di agibilità democratica.

La Federazione romana dell’USB invita tutti i delegati e gli iscritti a partecipare alla manifestazione di piazza Don Bosco e a costruire la più ampia mobilitazione popolare contro la guerra”, si conclude.

La situazione dell’Italia rispetto alla guerra

L’allarme del popolo italiano inizia a farsi sentire, e manifestazioni come quelle di Roma stanno prendendo piede anche in altri luoghi d’Italia. Negli ultimi giorni, infatti, da Papa Francesco alle Ong, agli appelli sui social, in molti hanno citato l’articolo 11 della Costituzione italiana, con un motivo preciso.

L’art. 11 della nostra Costituzione, infatti, dispone il ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e a tenersi lontano dai conflitti anche come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Inoltre, l’articolo 11 prevede che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

La via principale, secondo lo stesso articolo 11 della Costituzione, sarebbe quella della via diplomatica. Tuttavia, bisogna tenere presente che in Italia, l’articolo 11 dispone il ripudio delle attività belliche come strumento di offesa, non come mezzo di difesa. “Un’aggressione come questa è di per sé la negazione del diritto internazionale e diventa difficile pensare a una condanna efficace attraverso le sole leve giudiziarie” dice al Fatto Quotidiano il costituzionalista Antonio D’Andrea.

Quindi ci si domanda quale sia il vincolo di difesa: “Possiamo difenderci, ma non ‘esportare’ guerre, neanche quando riteniamo che sia una guerra giusta“, conclude D’Andrea.