18 May 2022

Il Cremlino e la propaganda delle Fake news sulla guerra in Ucraina

La propaganda del Cremlino sta facendo leva su episodi di violenza contro i rifugiati ucraini da parte di gruppi nazionalisti europei di estrema destra per descrivere gli occidentali come razzisti e ipocriti.

È noto come negli ultimi anni la Russia abbia costruito una complessa ed articolata macchina di propaganda: lo ha fatto con organi di stampa controllati dal governo, con blog e pagine sui social network e con finanziamenti ai partiti occidentali più estremisti e populisti. Tutto questo sforzo di distorsione dell’informazione è diventato ancora più evidente da quando la Russia ha invaso l’Ucraina ed ha intensificato le attività per diffondere la propria versione della storia, attraverso notizie distorte quando non del tutto false.

La denuncia del premier Ucraino

Come ha testimoniato il premier ucraino, Volodymyr Zelensky, la propaganda russa è una delle chiavi più pericolose di questa guerra: “Siamo sotto attacco non solo dalle bombe, ma anche dai falsi. È importante ottenere notizie vere da fonti ufficiali. Oggi la Russia ha invaso l’Ucraina. Putin ha iniziato la guerra contro l’Ucraina e contro il mondo democratico”. La Russia, del resto, non è estranea alla manipolazione dei social media e ha affinato le sue capacità prima delle elezioni statunitensi del 2016. A San Pietroburgo c’è la notissima Internet research agency (Ira), un’azienda impegnata in operazioni di propaganda online per conto di compagnie nazionali e dello stesso Putin.

Il report diffuso da NewsGuard

Secondo un report del Centro di monitoraggio della disinformazione sul conflitto Russia-Ucraina diffuso da NewsGuard, la propaganda di Mosca si starebbe avvalendo di oltre un centinaio di siti Web, che spesso diffondo fake news travestite da articoli di fact-checking. Il Cremlino utilizza diverse strategie per introdurre, amplificare e diffondere narrazioni false e distorte in tutto il mondo – continuano gli autori – servendosi di un insieme di media statali ufficiali, account anonimi e altri metodi per diffondere propaganda che promuove gli interessi del Cremlino e colpisce i suoi avversari. Sempre in base alle ricerche effettuate dal team di News Guard, su 116 siti web (finanziati e gestiti dal Cremlino) che pubblicano fake news sulla guerra in Ucraina, più di venti ospitano ancora annunci pubblicitari, di cui i due terzi attraverso Google. In base alle politiche del potente motore di ricerca, la piattaforma non dovrebbe dare spazi pubblicitari a contenuti che includono “affermazioni non affidabili e dannose” e che “sostengono affermazioni manifestamente false e che potrebbero minare significativamente la partecipazione o la fiducia in un processo elettorale o democratico”. Pertanto, gli articoli che pretendono di descrivere il governo ucraino come illegittimo e nazista non dovrebbero essere monetizzati.

La risposta di Google

L’8 marzo 2022, alle 11:30, un portavoce di Google ha fatto sapere: “Il mese scorso abbiamo interrotto su tutte le nostre piattaforme la monetizzazione per i media statali russi. I nostri team stanno monitorando costantemente siti e canali nella nostra rete e sono pronti a ad agire in modo appropriato non appena rileveranno altri media finanziati dallo stato. Inoltre, tutti i publisher sono tenuti a rispettare le nostre attuali norme, che stiamo continuando ad applicare con decisione”. Oltre ad impiegare una rete televisiva multilingue finanziata dallo stato, a gestire vari siti web di notizie che supportano Putin ed a lavorare attraverso diverse reti di organizzazioni della società civile sostenute dalla Russia, il governo di Putin impiega una sofisticata campagna di social media che comprende tweet di notizie, commenti non attribuiti su pagine web, account di troll e bot sui social media e campagne di hashtag e Twitter falsi. Come catena di distribuzione vengono utilizzate le principali piattaforme Social, con buona pace dei tentativi da parte di alcune, di arginare la disinformazione. Le principali sono YouTube, Facebook, Twitter e TikTok. Un report dell’Institute for Strategic Dialogue ha rilevato che su Twitter molti dei messaggi rilanciati dagli hashtag pro-Cremlino – #istandwithrussia, #isupportrussia, #putinisright, #westandwithrussia – stanno menzionando fatti e situazioni connessi ai rifugiati ucraini.

La propaganda russa è in crescita

La propaganda russa continua indisturbata a lavorare sulla rete, mettendo giorno dopo giorno, nuovi obiettivi nel suo mirino. Dopo aver diretto campagne disinformative per creare i pretesti per un’invasione, ora gli strateghi di Mosca stanno lavorando per giustificare la guerra, spingendo l’opinione pubblica digitale a reagire contro i veri nemici della pace: gli occidentali, gli Usa e la Nato. Un esempio? Il bombardamento che ha distrutto il reparto maternità e quello pediatrico dell’ospedale di Mariuopol sarà ricordato come uno dei momenti più barbari della guerra in corso in Ucraina. Le autorità di Kiev hanno parlato di “attacco deliberato” e hanno denunciato “tre vittime, tra cui una bambina, e 17 feriti”. Mosca non ha negato l’operazione, ma ha affermato di aver colpito una struttura “usata come base del battaglione neonazista Azov”.

Il fact-checking

Su Facebook e Twitter i russi hanno postato anche un video ripreso da un drone che mostrerebbe la presenza di milizie ucraine nell’ospedale. Un fact checking realizzato dal sito Open Online di David Puente ha dimostrato utilizzando Google maps, che il video è falso e le presunte postazioni militari ucraine si trovano in realtà in edifici situati nella parte opposta della città. Dunque un primo pezzo di verità esiste: in quell’ospedale distrutto non c’erano miliziani ucraini.

La guerra sporca dell’informazione

Fino a qui niente di nuovo in un conflitto. Un gioco delle parti visto tante volte nel corso della storia. Ma a differenza del passato, ora ci sono i social e qui quotidianamente va in scena la sporca guerra della disinformazione. Le guerre si vincono anche con la propaganda, si sa. Tenere all’oscuro la propria popolazione su quanto sta realmente accadendo in Ucraina oggi è una priorità per Putin. Giulia Cortese