25 Maggio 2022

Pubblicata la mappa delle aree idonee a ospitare i rifiuti radioattivi in Italia

Pubblicata la mappa delle aree idonee a ospitare i rifiuti radioattivi in Italia

Pochi giorni fa, con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Sogin ha reso pubblica la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI).

Oltre alla mappa, non sono mancate le informazioni sui progetti preliminari e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Il Governo avrebbe quindi tolto il segreto e ha pubblicato la Cnapi, sigla di Carta nazionale delle aree più idonee sulle 67 selezionate.

Anche qui, come i colori che siamo abituati a vedere in questo periodo di pandemia, sono presenti particolari colorazione, ma diverse da quelle sanitari. Troviamo il verde smeraldo (punteggio più alto), verde pisello (buono), celeste (isole) e giallo (zone possibili ma meno adeguate).

Il lavoro, come si legge sul sito del Ministero della salute, sarebbe stato coordinato congiuntamente dai due ministeri. Atteso da molti anni, inoltre, rappresenta un primo passo di assunzione di responsabilità da parte del governo sul tema della gestione dei rifiuti radioattivi, “che comporta anche per il Paese una procedura di infrazione europea: attualmente i rifiuti radioattivi sono stoccati in una ventina di siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo”, si legge.

Le 12 zone più interessate

Come spiegato da Il Sole 24Ore, la mappa non dice il punto in cui bisognerà costruire il deposito, tuttavia, delinea i 67 luoghi in cui ci sono le condizioni tecniche per costruirlo e assegna i voti con una graduatoria.

Ne emerge dunque una mappa con 12 zone “verde smeraldo”, ma candidature molto solide che si concentrano in Piemonte (due in provincia di Torino e cinque in provincia di Alessandria) e nel Lazio (cinque in provincia di Viterbo).

Di seguito le altre:

  • Provincia di Torino: Rondissone-Mazze-Caluso; Carmagnola.
  • Provincia di Alessandria: Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo; Bosco Marengo-Novi Ligure. L’area fra Alessandria-Castelletto-Quargnento e l’area Bosco Marengo-Novi sono le uniche di tutte le 67 aree individuate ad avere conseguito votazione piena con lode.
  • Provincia di Viterbo: Montalto di Castro (due localizzazioni), Canino-Montalto di Castro, Corchiano-Vignanello, Corchiano.

Quali e quanti rifiuti verranno ospitati

A far chiarezza ci pensa direttamente il sito del Deposito Nazionale. Nel deposito scelto “saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni”. Non solo, di questi rifiuti, infatti, “circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria”.

Si tratterebbe quindi di un totale di circa 78.000 metri cubi, di cui 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti in futuro. Inoltre, nel Deposito Nazionale “sarà compreso anche il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività”.

Una minima parte di questi ultimi, circa 400 m3, è costituita dai residui del riprocessamento del combustibile effettuato all’estero e dal combustibile non riprocessabile.

Dove saranno costruiti il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico

Come spiegato dal sito ufficiale del ministero della salute, questi saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito, si legge, “avrà una struttura a matrioska: Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati”.

Come funziona e quali sono le regole per i rifiuti futuri

Il Deposito Nazionale ospiterà esclusivamente i rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese, “sulla base del principio, affermato dalle norme vigenti, che ogni Paese ha la responsabilità di gestire i propri rifiuti radioattivi”. Tale principio, come si legge sul sito ufficiale dell’ente, stabilito dalla IAEA, l’International Atomic Energy Agency dell’ONU, “è confermato dalla Direttiva Euratom 2011/70, adottata dall’Italia con il decreto legislativo n. 45 del 2014. Infatti, sulla base dello stesso principio di responsabilità, ogni Paese si dota di strutture idonee a sistemare definitivamente i rifiuti radioattivi prodotti nei propri confini nazionali”.

Per quanto riguarda i rifiuti che verranno ospitati, ci si occuperà in primis di quelli prodotti in Italia finora, ma anche di quelli che verranno prodotti dallo smantellamento delle installazioni nucleari e dalla medicina, industria e ricerca nei prossimi 50 anni.

Come saranno smaltiti i rifiuti ad alta attività

In attesa della disponibilità di un deposito geologico, i rifiuti a media e alta attività saranno stoccati in sicurezza “all’interno di una diversa struttura di deposito temporaneo, denominata CSA, Complesso Stoccaggio Alta attività, collocata sullo stesso sito del Deposito Nazionale”. Per quanto riguarda invece i residui radioattivi e i materiali nucleari a media e alta attività “saranno stoccati in appositi contenitori altamente schermanti, quali ad esempio i cask, specifici contenitori qualificati al trasporto e allo stoccaggio, capaci di resistere a sollecitazioni estreme sia meccaniche che termiche (urto e incendio)”.

La struttura di deposito temporaneo, quindi, risponderà ai requisiti di sicurezza richiesti dall’autorità di controllo, ma non solo: “sarà in linea con analoghe strutture già presenti all’estero e disporrà di processi e tecnologie per la gestione ottimale delle diverse tipologie di rifiuto a media e alta attività, attraverso meccanismi di movimentazione remotizzati o con operatore”.

Queste tecnologie garantiranno la sicurezza dello stoccaggio temporaneo dei rifiuti a media e alta attività, con un sistema di contenimento basato sulla prevenzione di rilasci radioattivi nel periodo di permanenza.