22 Maggio 2022

Stato di preallarme per il gas in Italia

Ambiguità italo-russe

Ancora pre-allarme per l’approvvigionamento energetico italiano, mentre il pagamento in rubli non ferma le relazioni commerciali fra i due Paesi e “l’embargo totale” richiesto da Zelensky non è all’ordine del giorno dell’UE

La posizione geopolitica dell’Italia nei confronti della Russia è fortemente ambigua, dato che pur appartenendo alla NATO ne siamo dipendenti energeticamente, soprattutto in relazione al gas. Addirittura, negli ultimi 8 anni l’Italia ha aumentato le importazioni di gas russo del 20% (Sole 24 ore) e già da febbraio siamo nella fase del cosiddetto “stato di preallarme” relativo alla crisi energetica.L’espulsione di diplomatici russi dall’Italia per motivi di “sicurezza nazionale”, secondo quanto dichiarato da Di Maio su Androknos, non è stata gradita dal ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. La ministra ha infatti affermato che Mosca risponderà duramente, ricordando come la Russia sia stata una delle prime nazioni a sostenere l’Italia durante la pandemia. 

Documento del MISE

Si tratta del primo di tre step di pericolosità crescente previsti dal documento specifico Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale ( https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/PE_2019.pdf ). Il primo livello, il “preallarme – early warning” si verifica quando ci sono notizie concrete, di possibile deterioramento delle fonti di approvvigionamento energetico, dovuto a riduzione delle importazioni o aumento del consumo giornaliero. Il secondo livello di “allarme – alert” sussiste quando avviene una significativa riduzione o interruzione delle fonti di approvvigionamento o una domanda di gas eccezionalmente elevata, alle quali però il mercato può ancora far fronte senza ricorrere a misure diverse da quelle di mercato. Il terzo livello di “emergenza – emergency” aggiunge al secondo livello  il fatto che non sono sufficienti le misure di mercato, per garantire l’approvvigionamento.

Possibili fasi 2 e 3

Ciò significa che finora il preallarme non ha avuto effetti sulla nostra quotidianità, mentre le contromisure, in caso di aggravamento della situazione, potranno prevedere un aumento delle importazioni, la riduzione di domanda interna di gas e l’utilizzo di combustibili alternativi negli impianti industriali.Se scattasse il secondo step (alarm) avremmo un’interruzione o riduzione degli approvvigionamenti di gas e uso di combustibili alternativi nelle industrie; al terzo step invece ci sarebbe una alterazione significativa delle nostre abitudini, con un tetto all’utilizzo di gas, l’introduzione di soglie massime di temperatura per il riscaldamento in casa e la richiesta di intervento di altri Paesi Ue.  

Gas pagato in rubli

Da aprile è scattato il pagamento del gas in rubli, secondo un decreto varato da Putin per mettere in difficoltà i Paesi che come l’Italia e la Germania dipendono dalla Russia. Nicola Borri, docente di Asset Pricing presso il dipartimento di Economia e Finanza dell’Università Luiss Guido Carli di Roma, ha spiegato ad Androknos le conseguenze di una simile misura. I Paesi stranieri potranno continuare a pagare in euro o dollari attraverso la Gazprombank, una delle maggiori banche russe, che potrà cambiare la valuta in rubli, per versarli alle compagnie del gas. In questo modo accresce l’ambiguità nelle relazioni con i Paesi europei che acquistano gas, i quali continuano a pagare in euro, permettendo però a Putin un maggiore controllo sugli introiti che una volta cambiati in rubli devono rimanere in Russia. In pratica l’obiettivo russo è di non far più uscire capitali dal Paese, soprattutto in questo momento di attacco a tutti i suoi oligarchi. I contratti originari con i le nazioni europee prevedevano pagamenti in euro o dollari, ma con questa strategia il valore del rublo salirà. Ciò non toglie, come afferma Borri che questa decisione isolerà comunque l’economia russa e staremo a vedere le reazioni di Putin ad un eventuale “embargo totale” come richiesto da Zelensky.