22 Maggio 2022

Guerra Russia – Ucraina: il fronte tedesco

Nuove tensioni diplomatiche tra Germania ed Ucraina dopo il rifiuto di Zelensky di accogliere il presidente tedesco a Kiev. Nonostante l’irritazione espressa da gran parte delle cancellerie europee e dei principali leader di partito per il gesto di Zelensky, l’episodio mette in luce ancora una volta gli squilibri e le profonde differenze non solo tra i paesi europei, ma anche all’interno della coalizione di governo in Germania.

 

Steinmeier è considerato da Kiev un personaggio troppo vicino alla Russia. Come importante esponente dell’ SPD è stato promotore, nelle coalizioni di governo guidate dalla Merkel, della politica di avvicinamento alla Russia putiniana attraverso i residui storici dell’ ostpolitik. Inoltre sconta ancora le conseguenze del suo protagonismo durante i negoziati per gli accordi di Minsk del 2014 quando riuscì ad imporre la sua interpretazione degli accordi di pace sintetizzata nella cosiddetta “formula Steinmeier”.

 

Il 13 aprile una delegazione composta dai Presidenti delle repubbliche baltiche di Lituania, Estonia e Lettonia, insieme al presidente polacco Andrzej Duda si sono recati in treno in visita Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky. All’incontro avrebbe dovuto partecipare anche il Presidente federale tedesco Frank Walter Steinmeier che però è stato dichiarato persona non gradita dal Presidente Ucraino.

La decisione di Zelensky di negare la visita del Presidente tedesco ha provocato immediate reazioni non solo in Germania dove il Cancelliere Olaf Scholz si è detto “irritato” commentando che “il Presidente federale voleva veramente andare in Ucraina e incontrare il presidente Zelensky. Lui è il capo dello Stato tedesco, che è stato rieletto per il suo contributo da una grande maggioranza trasversale. Anche per questo sarebbe stato positivo se lo avessero ricevuto”.

In Italia Enrico Letta ha espresso il suo disappunto affermando che “ il Presidente della Repubblica di un paese europeo non può essere considerato persona non grata da un paese candidato ad entrare in Europa”.

Zelensky dal canto suo sembra aver provato a smorzare le polemiche, dapprima affermando di non aver ricevuto nessuna comunicazione in merito alla partecipazione alla missione da parte del Presidente tedesco e successivamente rivolgendo un invito ufficiale al cancelliere Scholz che però lo ha subito declinato.

Della vicenda ha parlato anche il consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovych che in una dichiarazione rilasciata al canale televisivo tedesco Ard ha detto: “Il nostro Presidente aspetta una visita del Cancelliere, in modo che possa prendere decisioni concrete e immediate, tra cui quelle sulla consegna di armi all’Ucraina”. E proprio le posizioni del governo tedesco sull’invio di armi pesanti all’Ucraina e sull’embargo europeo al gas e petrolio russo sembrano spiegare gli attriti di questi giorni.

 

I motivi “storici” dell’ostilità

Le ragioni dell’ostilità dell’Ucraina alla politica della SPD incarnata dall’ attuale Presidente Steinmeier affondano le radici nella politica estera della Germania degli ultimi venti anni. In questo periodo Steinmeier ha ricoperto più volte il ruolo di Ministro degli Esteri e di vice Cancelliere nei governi di grande coalizione guidati dalla Merkel. E in questo ruolo è stato uno dei promotori della cosiddetta Ostpolitik, la politica di apertura verso i paesi orientali perseguita dai governi tedeschi fin dagli anni ‘70 e finalizzata all’ allentamento della tensione con il blocco socialista. Tale dottrina negli anni recenti in cui Putin andava consolidando il suo potere si è tradotta in una sempre maggiore accondiscendenza ai piani imperialisti della Russia, spesso a discapito delle nazioni più piccole. La strategia della Merkel in politica estera era esplicita: consolidare i legami commerciali tra Russia e Germania avrebbe portato benefici all’economia tedesca e agganciato la Russia ai valori europei. Per il primo obiettivo parlano gli straordinari risultati raggiunti dall’economia tedesca negli ultimi decenni. Per valutare il raggiungimento del secondo obiettivo invece basta guardare all’attuale crisi geopolitica e all’ incapacità europea (e tedesca in primis) di opporsi in modo concreto alla sistematica violazione dei diritti umani commessa dalla Russia non solo in Ucraina, ma anche in altri teatri internazionali come la Siria e la Libia.

Anche la costruzione del famoso gasdotto Nord Stream 2, attualmente interrotta come forma di ritorsione contro l’invasione dell’ Ucraina, aveva beneficiato del sostegno convinto della Germania.

Eppure la sua valenza geostrategica era stata evidenziata da più parti come di esclusivo interesse di Mosca che, grazie a questo, avrebbe potuto esportare il suo gas in Europa escludendo l’Ucraina.

Sempre da Ministro degli Esteri, Steinmeier, aveva partecipato ai negoziati per gli accordi di Minsk per tentare di porre fine al conflitto nel Donbass del 2014, riuscendo ad imporre una sua interpretazione degli accordi giudicata dall’Ucraina troppo sbilanciata a favore dei russi e che provocò le proteste della società civile che lo riteneva una resa alla Russia. La cosiddetta “formula Steinmeier” si proponeva infatti di risolvere la questione dello statuto speciale spettante ai territori occupati di Donetsk e Luhansk e di come riportarli sotto il controllo ucraino e a che condizioni. Sostanzialmente, attraverso questa interpretazione delle clausole di accordo, si avallava la possibilità di svolgere delle elezioni per decidere le sorti di quei territori senza il previo sgombero delle forze militari occupanti e dei gruppi mercenari, contravvenendo agli standard dell’ Osce che prevedono che le elezioni non possano essere svolte in presenza di forze militari straniere.

 

I motivi “attuali” dell’ostilità

Pochi giorni prima del previsto viaggio a Kiev, Steinmeier si era scusato pubblicamente riconoscendo l’errore commesso con le posizioni assunte sul Nord Stream 2 e perfino i suoi errori nell’interpretazione di quelle che ha definito “le intenzioni imperiali” di Putin.

Ciononostante, la politica estera della Germania e i suoi interessi industriali sono tutt’ora il principale freno alle azioni più incisive che la Comunità Europea potrebbe mettere in campo per contrastare l’espansionismo russo. L’embargo di gas, petrolio e carbone è bloccato principalmente a causa della sua forte dipendenza dalle forniture russe, così come l’invio di armi pesanti è avversato dalla Germania che non vuole compromettere i suoi rapporti con la Russia.

È di pochi giorni fa la notizia che Olaf Scholz ha bloccato un’operazione di trasferimento di una quarantina di carri armati di vecchia generazione che era stata organizzata dal Ministro degli Esteri e dal Ministro dell’Economia (i verdi Baerbock e Habeck). A causa delle sue divisioni interne (socialdemocratici e cattolici da un lato e verdi e liberali dall’altro) e di alcune posizioni ancora asservite agli interessi di Mosca, la Germania impedisce, frena e rallenta come può l’invio di armi pesanti all’esercito ucraino che potrebbero consentire a Kiev di sedersi al tavolo delle trattative se non da vincente, almeno non da vinto, nella speranza di negoziare un accordo di pace più stabile di quello scaturito della “formula Steinmeier”.