25 Maggio 2022

Venerdì di sangue in Palestina. La polizia israeliana assalta la moschea di al-Aqsa

Oltre 150 palestinesi feriti e 300 arrestati, anche minori di 14 anni

Cresce la tensione in Palestina, con la polizia israeliana che assalta la moschea di Gerusalemme e spara ai fedeli, riuniti per il secondo venerdì di Ramadan. Un’escalation che potrebbe portare a nuovi bombardamenti. Nel frattempo, cresce il numero di giornalisti palestinesi arrestati.

Era il secondo venerdì di Ramadan, il 15 aprile, quando le Forze di Occupazione Israeliana (IOF) hanno invaso la spianata delle Moschee a Gerusalemme, con la scusa di disperdere una folla violenta rimasta alla fine della preghiera. All’alba, soldati israeliani si sono appostati sui tetti degli edifici nelle vicinanze della moschea di al-Aqsa. Sono stati sparati proiettili di acciaio rivestiti di gomma. I palestinesi, che avevano installato barriere di legno e ferro all’interno della sala di preghiera al-Qibli, in attesa dell’assalto dei coloni e delle forze di occupazione, hanno risposto con il lancio di pietre. L’assalto alla moschea è una grave violazione del diritto internazionale. Il risultato sono 152 palestinesi feriti e oltre 300 arrestati, compresi minori di 14 anni che sono stati poi rilasciati nel pomeriggio. Un minorenne, Yamin Jubran, è ancora detenuto. La Mezzaluna Rossa palestinese ha raccontato che le forze israeliane hanno impedito ad ambulanze e paramedici di raggiungere la moschea, e decine di fedeli feriti sono rimasti intrappolati all’interno del complesso. La tensione sta crescendo da settimane. Dopo gli attacchi palestinesi contro l’occupazione israeliana in un locale a Tel Aviv e Bnei Brak, Israele ha risposto con incursioni in Cisgiordania, numerosi arresti e uccisioni. Le ultime due vittime sono state Fawaz Hamayel, padre di 6 figli nel villaggio di Beita, e Shawkat Kamal Abed, un ragazzo di 17 anni ucciso durante l’irruzione del villaggio di Kafr Athan, mentre una ragazza palestinese di 15 anni ha accoltellato un ebreo a Haifa, città dove vivono molti arabi israeliani. La stessa tensione era palpabile lo scorso anno, quando i palestinesi protestarono per lo sgombero dei residenti palestinesi a Sheikh Jarrah, un quartiere di Gerusalemme Est che è sotto la giurisdizione palestinese e Hamas lanciò dei missili verso Israele, provocando degli incendi. Israele rispose bombardando Gaza per undici giorni, dal 10 al 21 maggio.

Israele reprime la libertà di stampa

I giornalisti palestinesi che vogliono raccontare il conflitto che affligge la loro terra subiscono pesanti attacchi e arresti. Solo lo scorso marzo, i giornalisti Abdel Mohsen Shalalda, Musab Shawar, Mamoun Wazouz, Abdullah Bahsh e Wahaj Bani Mufleh sono stati feriti con proiettili di metallo rivestiti di gomma. Il Ministero dell’Informazione palestinese ha registrato numerose violazioni causate dalle forze di occupazione israeliane contro i giornalisti palestinesi e i loro organi di informazione. Da inizio 2020, inoltre, Israele ha arrestato almeno 26 giornalisti palestinesi in Cisgiordania che documentavano proteste, funerali e altri eventi politici e sono stati accusati di “istigazione” per aver svolto il proprio lavoro. Sono dieci quelli ancora nelle carceri israeliane, detenuti con questa accusa. Oltre agli arresti ci sono stati feriti, percosse, aggressioni alle case, sequestro delle attrezzature di lavoro e il blocco dei loro social network. Per questo il ministero palestinese reclama la necessità di proteggere i giornalisti ai sensi della risoluzione n. 2222 del Consiglio di sicurezza dell’ONU e che i crimini commessi dai militari israeliani contro di loro non restino impuniti.