22 Maggio 2022

Alleanze più o meno implicite

Controversie su chi sta velatamente con la Russia

È tornato il bipolarismo della guerra fredda: con il pretesto di Putin di difendere il Donbass russofono si è ricostituito nello schieramento fra Russia e Ucraina, quello antico Russia/Nato. Anche le aziende private però possono, con le loro scelte economiche, destabilizzare equilibri politici non del tutto chiari

Il ridimensionamento della superpotenza orientale a livello internazionale è stato il vero movente dell’attacco di Putin, il quale seppure abbia contro di sé Usa e UE, preserva alcune alleanze implicite e strategiche, date dai preesistenti rapporti economici. E’ vero che le sanzioni economiche sono un’arma molto utilizzata in questo frangente, ma purtroppo non sono l’unica arma, anzi lo scenario è drammatico in termini di perdite di vite umane e la risoluzione diplomatica sembra lontana.

Sostegno logistico alla Russia

La Bielorussia sostiene da sempre la Russia nella persona del presidente Lukashenko che ha anche minacciato di usare armi nucleari. La Cina pur sostenendo la possibilità di una soluzione diplomatica e a favore dell’ONU ha definito inutili le sanzioni economiche (QuiFinanza 25.02.2022), prendendo quindi implicitamente le difese della Russia. Altri Paesi che sostengono Putin sono la Siria di Bashar al-Assad, il Nicaragua e il Venezuela.

Alleati “impliciti”

Altri Paesi vicini al confine meridionale della Russia, Armenia, Kazakistan e Kirghizistan, facenti parte dell’Unione economica eurasiatica, insieme a Russia e Bielorussia non si sono schierati con chiarezza e lo stesso vale, per ovvi motivi, per tutti gli altri Paesi al confine.

Aziende controverse in UE

I Paesi dell’Unione Europea oltre a inviare armamenti all’Ucraina stanno sanzionando Putin direttamente e indirettamente, impedendo gli scambi commerciali e chiudendo numerose sedi aziendali sul suolo russo. Hanno chiuso, in seguito a richieste dei loro governi, le sedi di McDonald’s, Starbucks, Deutsche Bank e Shell (Reuter 20.03.2022), mentre alcune imprese del gruppo francese Mulliez, cioè Auchan, Leroy Merlin, Decathlon, hanno deciso di lasciare aperti i loro negozi adducendo come motivazione il tentativo di evitare problemi ai dirigenti e ai lavoratori russi (Reuter 29.03.2022). I dipendenti di Leroy Merlin in Francia hanno però subito insulti e minacce per questa decisione, come ha dichiarato a Le Monde (25.03.2022) Bernard Vigourous, rappresentante sindacale dell’azienda, che ha inviato una mail alla dirigenza, per segnalare la gravità della situazione e il fatto che i dipendenti dell’azienda non sono responsabili delle scelte prese dall’alto, a cui loro malgrado devono sottostare, senza però -giustamente – volerne pagare le conseguenze, in termini di sicurezza personale e dignità. La famiglia Mulliez è infatti stata accusata dal ministro degli esteri ucraino Buleka di finanziare le atrocità russe (Corriere 26.03.2022), mentre come afferma France 24, i Parigini di origine ucraina e i loro sostenitori sono scesi in Place de la République il 27 marzo, per una manifestazione settimanale contro l’invasione della Russia, richiedendo al gruppo Mulliez di chiudere i suoi negozi russi.