25 Maggio 2022

Vittorio Arrigoni, ucciso undici anni fa: un italiano che tutti dovrebbero conoscere

Undici anni fa veniva assassinato un giornalista, scrittore, pacifista italiano nella Striscia di Gaza, territorio palestinese controllato dagli islamici di Hamas e stretto nella morsa militare israeliana. Il suo nome era Vittorio Arrigoni.

Vittorio, da molti conosciuto come Vik, siglava sempre i suoi reportage dalla Palestina con la frase Restiamo umani

Le immagini di Vittorio di quel 15 aprile 2011 con le mani legate dietro la schiena, bendato, con i segni di violenza sul viso mentre qualcuno gli tiene la testa afferrandolo dai capelli, trasmesse in un video su YouTube, rimangono indelebili nella memoria e fanno male. Poche ore dopo, la notizia del suo barbaro assassinio, una morte che ha impressionato il mondo.

Chi era Vittorio Arrigoni

Vittorio, nato nel 1975 e di origini brianzole, scriveva per il manifesto e rappresentava una delle testimonianze più vere, razionali, coinvolgenti di quanto accadeva sulla Striscia di Gaza. Si era stabilito a Gaza per dedicarsi alla tutela delle migliaia di palestinesi ai quali Israele non permette di raggiungere i propri campi coltivati. Nel 2005, a sua insaputa, fu inserito nella lista nera delle persone sgradite ad Israele. E proprio per questa ragione, il 26 marzo dello stesso anno, fu fermato in ingresso alla frontiera con la Giordania, aggredito dai militari israeliani, in seguito abbandonato in territorio giordano e soccorso da militari giordani. Fu lo scrittore israeliano Amos Oz a spiegare a Vittorio, dopo un’interrogazione parlamentare sulla vicenda, che la sua presenza a Gaza era, secondo lui, sgradita poiché avrebbe potuto testimoniare contro Israele per crimini di guerra alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia. Nel dicembre dello stesso anno, Vittorio giunse nuovamente in Israele per partecipare all’International Nonviolence Conference, e in quell’occasione venne arrestato e ferito assieme ad altri attivisti internazionali direttamente all’aeroporto di Tel Aviv. Dopo un ricovero in ospedale e una detenzione di sette giorni venne espulso e rimandato in Italia.

Il ritorno a Gaza

Nonostante le precedenti espulsioni, Vittorio sceglie di tornare a vivere a Gaza e lo fa il 23 agosto del 2008, con le navi Liberty e Free Gaza che rompono il blocco via mare imposto da Israele dal 1967. E quando nel 2007 Israele lancia l’operazione Piombo Fuso, lui è l’unico italiano presente sulla Striscia a piangere amici, bambini massacrati, a soccorrere feriti cecchinati. Il 15 aprile 2011 Vittorio viene barbaramente ucciso. Il processo per il suo omicidio si è concluso nel 2012 con due condannati all’ergastolo. La famiglia di Arrigoni ha avanzato la precisa richiesta di non voler ricorrere alla pena di morte per i due assassini.

Le parole di Vik

«E alla fine sono tornato. Non sazio del silenzio d’assenzio di una felicità incolta accollata come un cerotto mal riposto su di una bocca che urla. Non potevo fare altrimenti. Essere ferito, venir rapito, derubato della propria missione, incatenato e imprigionato in un lurido carcere israeliano, quindi deportato a forza su di un aereo verso Milano senza neanche la pietà di mettere ai miei piedi nudi e martoriati dalle catene un paio di scarpe, non è certo la conclusione auspicabile per il compito solenne e di riscatto umano che ha impegnato gli ultimi mesi della mia barocca vita. Il leone accumula stagioni e cicatrici, non ha certo il passo slanciato di una volta, ma non abbassa di un pelo la criniera. Poggiando il primo piede sulla terra di Gaza, per la seconda volta, sbarcando, come un Armstrong esiliato, ho ruggito, eccome, devono esser tremati i vetri delle finestre pure a Tel Aviv. Fiero del mio passato, non curante del mio presente. Perché è questo il tempo di spendersi, piuttosto che accaparrarsi un futuro agiato e comodamente distorto, a quelle vittime innocenti a cui non abbiamo concesso neanche l’ascolto, per un attimo, delle loro grida di dolore. Spendersi affinché ogni diritto umano sia rispettato. Tutto il resto non ha più importanza, semmai ne abbia mai avuta una. Bisogna saper riconoscere la matrice della propria anima, anche se ciò è spaventevole e significa solitudine, ostracismo, utopia, Don Chisciotte, ingratitudine anche da chi verso cui si è dato tanto, si è speso tutto. Ad aspettare nel fuoco si rischia di bruciarsi. Ecco allora il perché della scelta dei miserabili, dei reietti, dei condannati, essi sono ancora capaci di lealtà, di gesta aggraziate e di generosità audace, alle soglie della fine del mondo. Reietto e miserabile la vita mi ci ha costretto, sono tornato a casa. Natale a Gaza pare un funerale. E non esclusivamente perchè oggi ad un funerale effettivamente ci sono stato, il vicino di casa di Fida, nostra coordinatrice ISM, è stato ridotto in brandelli, in tanti piccoli pezzettini di carne lacera da un colpo di carroarmato israeliano. Piove lacrime amare il cielo di Gaza in questi giorni di lutto e terrorismo da oltreconfine. Si ascoltano i rutti delle minacce di imminente strage da Lvni e si trema dal freddo (senza + gas, senza + gasolio, senza + energia elettrica). Si odono i cingoli di Netanyahu sulle ossa dei palestinesi ammazzati ieri e di quelli a venire. Lvni e Netanyahu in marcia funebre verso le prossime elezioni israeliane, il teorema è semplicistico, ma purtroppo realistico, vincerà chi porterà in dote ai propri elettori più teste palestinesi mozzate. One head one vote. A Gaza è come se si fosse in autunno, e io sono nato sotto il segno dell’autunno. Per cui se fuori piove, perdonatemi, a volte piove anche dentro. Restiamo umani. 
Vostro Vik dalle tenebre dell’assedio»

(Vittorio Arrigoni, Gaza, 25 dicembre 2008. Fonte: www.fondazionevikutopia.org)