25 Maggio 2022

Nuovo ultimatum all’esercito ucraino assediato nelle acciaierie. Ma le armate di Kiev non si arrendono

Alle 13 è scaduto l’ultimatum dato ai militari ucraini presenti nelle acciaierie di Mariupol.

Le truppe all’interno dell’impianto siderurgico della città non si sono arrese.

Nuovo ultimatum all’esercito ucraino e ai civili presenti all’interno delle acciaierie Azovstal a Mariupol. La Russia prima dell’alba ha dato tempo fino alle 13 italiane per uscire a tutte le persone che sono asserragliate all’interno degli stabilimenti siderurgici. Alle forze avversarie sono state garantite cure mediche e sicurezza. Secondo i servizi segreti ucraini, i russi vogliono distruggere le acciaierie perché la loro conquista sarebbe troppo dispendiosa. Un combattimento dentro un luogo con un’estensione di 11 chilometri quadrati, pieno di strutture industriali e cuniculi antiatomici che l’esercito di Mosca non conosce, al contrario delle truppe ucraine, potrebbe causare molte perdite alle armate russe. Da qui la decisione di raderlo al suolo attraverso lo sganciamento di bombe da 3 tonnellate. Nelle acciaierie sono presenti tra i 1500 e 3000 militari ucraini e un migliaio di civili. Il resto della città è nelle mani dei russi.

Le drammatiche condizioni dei cittadini presenti nell’impianto siderurgico

Il vice sindaco della città Sergei Orlov alla Bbc ha dichiarato che nelle acciaierie assediate manca di tutto ai civili che vi hanno trovato rifugio. Dall’acqua al cibo, fino ai medicinali. Le persone che si sono nascoste negli edifici secondo il sindaco sono i lavoratori degli stabilimenti e gli abitanti dei quartieri vicini all’area siderurgica. “Sapevano che la fabbrica aveva un buon rifugio antiaereo e alcuni hanno riempito il rifugio di cibo e acqua. Per questo hanno deciso con le loro famiglie di andare a vivere lì”. Ha spiegato Orlov.

Le sue parole smentiscono le dichiarazioni del vice rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni unite, Dmitry Polyansky. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu, da quello che riporta l’agenzia di stampa russa Tass, il diplomatico ha affermato :”l’unico modo in cui i civili possono essere finiti dentro Azovstal è che vengono tenuti come scudi umani”. Polyansky ha proseguito spiegando che: ”A un mese dall’inizio dell’assedio dell’impianto Azovstal, i radicali e neonazisti improvvisamente hanno dichiarato che ci sarebbero stati civili all’interno dell’impianto per tutto quel tempo, anche se fino a ieri non ne avevano mai fatto parola”.

Trovato in mattinata un accordo per evacuare i civili

In mattinata la vice prima ministra ucraina Iryna Vereshchuk ha annunciato sui social network di avere trovato un’intesa con il governo russo per permettere un corridoio umanitario per consentire agli abitanti di Mariupol di uscire dalla città. Secondo il sindaco della città 100.000 civili sono ancora presenti all’interno dell’urbe. Il primo cittadino di Mariupol ha proseguito affermando che l’Ucraina conta di far arrivare nella città 90 bus per evacuare 6000 persone tra donne, bambini ed anziani e spera venga confermato il corridoio umanitario.

L’appello del comandante ucraino asserragliato nelle acciaierie

Due ore dopo l’ultimatum lanciato dai russi Serhiy Volyna, il comandante della 36a brigata dei marines dell’esercito ucraino assediato nelle acciaierie, ha chiesto su Facebook soccorso dalla comunità internazionale: ”Quelli che stiamo vivendo potrebbero essere i nostri ultimi giorni, se non ore di vita. I nemici ci superano nella misura di 10 a 1. Sono in vantaggio aereo, di artiglieria, forze di terra, equipaggiamento carri armati”. E ha invitato la comunità internazionale a estrarli dalle acciaierie. “Chiediamo di utilizzare la procedura di estrazione e portarci in un territorio terzo. Tutti noi, battaglione di soldati di Mariupol, più di 500 combattenti feriti, e centinaia di civili, tra cui donne e bambini. Chiediamo di portarci in salvo in un Paese terzo, grazie“. Volyna ha detto al Washington Post che le truppe nelle acciaierie non deporranno le armi e di non voler ripetere l’errore commesso da altri di credere alla garanzia di un passaggio garantito data dalla Russia, solo per vedere l’esercito avversario non tenere fede alle proprie parole e sparare.

Marco Orlando