18 May 2022

Venezuela. Credit Suisse stima crescita economica del 20% grazie al petrolio. Gli Usa staranno a guardare?

La banca d’affari svizzera ha visto al rialzo le previsioni di crescita economica del Paese Sudamericano guidato da Nicolas Maduro, avversario degli Stati Uniti. Il Venezuela è il Paese più ricco di petrolio al mondo. Gli Stati Uniti hanno provato più volte ad invaderlo.

La guerra in Ucraina ferma l’esportazione di gas e petrolio russo. Gli Stati Uniti vogliono vendere le loro riserve all’Europa e puntano al petrolio venezuelano.

La banca d’affari svizzera Credit Suisse ha stimato una crescita economica del Venezuela del 20% del Pil nel 2022. Sarebbe tra le cifre più alte al mondo quest’anno. Il merito è del petrolio. Nel 2021 il Paese ha prodotto circa 550.000 barili di petrolio al giorno, quest’anno potrebbe arrivare a 100 o 150 mila barili, anche se il presidente Nicolás Maduro ha promesso di innalzare la produzione a 2 milioni di barili al giorno. La banca svizzera cura gli interessi economici degli Stati Uniti in Venezuela, da quando gli Usa hanno deciso di non riconoscere il governo di Maduro, accusato di aver creato una crisi umanitaria e politica nel Paese. Nel 2019, hanno cercato di rimuoverlo dal suo incarico tramite un colpo di stato guidato da Juan Guaidò. Maduro era stato eletto al suo secondo mandato, ma Guaidò disse che lo avrebbe destituito e, durante una manifestazione di protesta, il 29 gennaio del 2019, giurò come Presidente pro tempore, eletto dall’Assemblea Nazionale, con la volontà di dar vita a un nuovo governo. Numerosi Paesi, Usa in prima linea, riconobbero il governo di Guaidò, ma non fecero lo stesso nazioni come Russia, Cina e Cuba. Il “governo” di Guaidò, parallelo a quello eletto, durò poco meno di tre mesi, quando Maduro lo rimosse dalla presidenza dell’Assemblea Nazionale e gli vietò incarichi politici per quindici anni. La politica economica di Maduro è di nazionalizzare le imprese per non cederle a privati stranieri. Questo di certo non va giù ai politici statunitensi, abituati a colonizzare l’America Latina economicamente e politicamente per non far espandere gli ideali socialisti diffusi nel continente, da Cuba al Cile di Salvador Allende al Venezuela di Hugo Chavez prima e Nicolas Maduro poi. Già nel 2002, infatti, gli Stati Uniti cacciarono Hugo Chavez con un golpe che fallì dopo pochi mesi.

Da aprile del 2019, gli Usa hanno ritirato il proprio ambasciatore dal Venezuela e imposto sanzioni economiche, ma la Svizzera aveva firmato un accordo con Washington per rappresentare i suoi interessi in Venezuela, anche tramite Credit Suisse. Nell’ottobre del 2020 la Svizzera ha addirittura aperto un’ambasciata a Caracas, la capitale, riconoscendo quindi il governo Maduro. Con la guerra in Ucraina e il conseguente blocco dei rifornimenti energetici di gas e petrolio russi, il Venezuela assume un ruolo di primo piano nell’economia mondiale. Si tratta del Paese con le più grandi riserve di petrolio accertate al mondo e ha anche la capacità di aumentare esponenzialmente la sua produzione. Juan González, rappresentante della Casa Bianca per gli affari delle Americhe, ha incontrato rappresentanti venezuelani proprio nell’ambasciata svizzera. Non è stato reso noto cosa è emerso da quell’incontro, ma è importante tenere gli occhi puntati sul Venezuela, che ha ottimi rapporti con la Russia. Dopo tanti tentativi di colpi di Stato, gli Stati Uniti proveranno ad invadere il Paese e accaparrarsi il petrolio?