18 May 2022

Back to the 2022: lavorare gratis se non si ha esperienza

Back to the 2022: lavorare gratis senza esperienza è corretto

Triste ma vero, nel 2022 c’è ancora qualcuno che crede che sia giusto che i giovani o colori privi di esperienza lavorino senza essere pagati.

È proprio questa affermazione, che da anni, taglia le gambe ai giovani che fanno i primi passi nel mondo del lavoro, che si trovano sempre ad avere poca esperienza e soprattutto a dover quasi pagare per poter lavorare.

Le dichiarazioni di Alessandro Borghese

Sono proprio le dichiarazioni dello chef, e noto personaggio televisivo, Alessandro Borghese ad aver alzato un polverone di polemiche. In particolare, tutto è cominciato dalla sua ultima intervista rilasciata al Corriere, in cui una frase ha spiazzato tutti.

L’opinione generalizzata dello chef parte proprio come critica ai giovani, che oggi non avrebbero più voglia di lavorare. “Sono alla perenne ricerca di collaboratori – spiega lo chef – ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala: non posso non pormi delle domande”.

La motivazione di questa vana ricerca, secondo Borghese, sarebbe proprio colpa degli stessi che oggi “hanno capito che stare in cucina o in sala non è vivere dentro un set. Vuoi diventare Alessandro Borghese? Allora devi lavorare sodo. A me nessuno ha mai regalato nulla. Mi sono spaccato la schiena, io, per questo lavoro che è fatto di sacrifici e di abnegazione”.

Lavorare senza essere pagati? Borghese dice Si!

Lo chef ha poi continuato la sua battaglia contro i giovani nullafacenti di oggi: “I giovani preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici. E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato” afferma.

Poi, arriva la frase che ha creato l’enorme polverone alzatosi questi giorni: “E la pretesa di ricevere compensi importanti. Da subito. Sarò impopolare, ma non ho nessun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati”, confessa Borghese.

Manca la devozione al lavoro. Alle volte ho come l’impressione che le nuove generazioni cerchino un impiego sperando di non trovarlo perché, quando poi li chiami per dare loro una possibilità non si fanno trovare”.

La generalizzazione

Sicuramente ciò che ha fatto molto discutere in merito a questa intervista è la generalizzazione. Secondo la descrizione dello chef, infatti, i giovani sarebbero un branco di nullafacenti, intenti solo a divertirsi e con nessuna voglia di lavorare. Purtroppo (o per fortuna), non è così.

L’entrata nel mondo del lavoro dei giovani, ad oggi, è più difficile che mai. Per molti è addirittura una ricerca talmente estenuante e faticosa da far perdere ogni speranza verso il futuro. I giovani non devono accontentarsi, molti si ritrovano a dover fare 3 o 4 tirocini sottopagati, in cui sono più i soldi che vengono spesi tra i mezzi di trasporto e la pausa pranzo, per poi ricevere ancora proposte di stage a causa di una esperienza che non viene mai ritenuta abbastanza.

Inoltre, ricordiamo sempre che non tutti hanno la fortuna di una famiglia benestante alle spalle come quella dello chef stesso, che sicuramente di gavetta ne ha fatta, ma non aveva la medesima esigenza di portare a casa i soldi come molti dei giovani che oggi scelgono di diventare indipendenti dalle proprie famiglie.

Oggi ci sono ragazzetti senza arte né parte che di investire su sé stessi non hanno la benché minima intenzione” continua lo chef. “Manca la devozione al lavoro, manca l’attaccamento alla maglia. Alle volte ho come l’impressione che le nuove generazioni cerchino un impiego sperando di non trovarlo perché, quando poi li chiami per dare loro una possibilità, non si fanno trovare”, conclude.

Briatore sostiene Borghese, ma per lui la colpa è del reddito di cittadinanza

Io sono uno che paga bene e che paga tutti. Da me il contratto base parte da 1.800-2000 euro netti al mese. Anche lo stagista è pagato. Chiunque entri nel mio gruppo viene formato, fa dei corsi, viene retribuito. E se sei bravo cresci, c’è chi prende 4-5-10 mila euro e oltre” afferma Briatore. Secondo lui il problema è che “i ragazzi hanno perso il valore del lavoro: io da giovane raccoglievo le mele per due soldi, e lo facevo con passione. Adesso l’obiettivo è opposto, non lavorare. Lo ripeto: colpa del reddito di cittadinanza, una vera catastrofe”.

Secondo quanto riportato dal fattoquotidiano, la situazione sarebbe ben diversa “I dati ufficiali di Istat e Inps dicono esattamente l’opposto, ossia che i lavori stagionali, i lavori a tempo determinato continuano a salire, sopra i valori precedenti l’introduzione del reddito di cittadinanza.”

I giovani italiani che “vogliono garanzie per lavorare”

Lo chef Alessandro Borghese non è nuovo a questo tipo di affermazioni e già un anno fa si era espresso in merito per il Corriere, affermando che: “Non credo che la figura del cuoco sia in crisi, ma ci si è accorti che non è un lavoro tutto televisione e luccichii. Si è capito che è faticoso e logorante – ha spiegato – E mentre la mia generazione è cresciuta lavorando a ritmi pazzeschi, oggi è cambiata la mentalità e chi si affaccia a questa professione vuole garanzie“.

Le garanzie di cui parla lo chef, come spiegato da Fanpage che ha riportato l’intervista, sarebbero “stipendi più alti, turni regolamentati, percorsi di crescita – ha spiegato Borghese – In cambio del sacrificio di tempo, i giovani chiedono certezze e gratificazioni. In effetti prima questo mestiere era sottopagato, oggi i ragazzi non lo accettano“.

Lavorare gratis ad oggi non è un’opzione

Il problema principale, oltre al fatto dell’esperienza che però è difficile da ricercare visto che la maggior parte delle posizioni cercando gente con esperienza, è il fatto che questa debba essere gratuita. Si tratta di una vera e propria ingiustizia sociale, in una società come quella italiana che sembra più arretrata che mai sotto numerosi punti di vista.

L’Italia che vuole i giovani più svegli, l’Italia che vuole i giovani farsi il mazzo e ad oggi l’Italia che si aspetta anche che questi lavorino gratis.

La retribuzione non deve essere un’opzione, ma un diritto.