22 Maggio 2022

Musica e guerra in Ucraina: non solo Maneskin

Canzoni fra pacifismo e nazionalismo

Da “Stand Up for Ukraine” alle ninne nanne nei bunker, la musica è come sempre un medium ideale per la protesta, la ricerca di un rifugio interiore, l’esaltazione identitaria e azioni concrete come la raccolta di fondi a fini umanitari

Molti musicisti professionisti o amatoriali, semplici attivisti e addirittura bambini hanno cantato, suonato ed esposto apertamente la propria opinione contro la guerra in Ucraina, ma l’attenzione dei media si è focalizzata sui Maneskin, dato anche il notevole successo commerciale che hanno riscosso nell’ultimo anno. Damiano David alla fine di un concerto, il 18 aprile al Coachella Festival, in California ha urlato “Free Ukraine, fuck Putin” e già alcune settimane fa con il suo gruppo aveva composto una canzone contro questa guerra, “Gasoline”. Nel corso dell’esibizione californiana i maxi-schermi sullo sfondo del palco mostravano immagini di guerra alternate allo sguardo di Putin, a cui sono dedicate anche le parole del testo, “How are you sleeping at night/ How do you close both your eyes/ Living with all of those lives/ On your hands – Te ne stai da solo sulla collina/ usando il tuo petrolio per uccidere/ Non ce ne staremo fermi/ guardaci ballare”. La polemica sulla posizione dei Maneskin ha riportato nel mainstream il confronto con altre guerre combattute da anni, come la guerra in Palestina. Il tema è stato proposto da Chef Rubio che in un tweet ha chiesto appunto ai Maneskin, come mai, con il loro carisma, non sostengano anche la causa palestinese. La risposta di Damiano David è stata offensiva e la controversia, come spesso accade sui social, è degenerata in una serie di insulti su un tema che poteva essere interessante discutere.

Dichiarazioni e canzoni sui social

Oltre all’evento dei Maneskin, le dichiarazioni pubbliche di pace e i gesti simbolici dei musicisti si sono moltiplicati non solo in Europa e Stati Uniti, ma anche nella stessa Russia, fin dall’inizio delle guerra in Ucraina, il 24 febbraio 2022 . Stevie Wonder è stato fra i primi a denunciare la Russia, in un video messaggio su Twitter, mentre Sting ha pubblicato un video su Instagram in cui interpreta “Russians” una sua celebre canzone degli anni ‘80 sulla guerra fredda che appare, oggi, di incredibile attualità (“There’s no such thing as a winnable war, it’s a lie we don’t believe anymore – Non esiste una guerra che possa essere vinta, è una bugia a cui non crediamo più”). Anche altri artisti, quali Elton John o Peter Gabriel si sono esposti pubblicando sulle loro pagine la bandiera ucraina e la cantante Elisa ha interpretato in un video amatoriale una sua versione molto energica di “Zombies”, storico brano pacifista dei Cranberries. Un caso particolare è quello della cantautrice attivista Joan Baez che, da sempre schierata con le sue canzoni anti-militariste, stavolta, piuttosto che cantare, ha dipinto un ritratto del presidente Volodymyr Zelensky (che di anti-militarista non ha nulla) pubblicandolo come post su facebook. Infine Non poteva mancare una versione ucraina di “Bella Ciao”, simbolo della resistenza italiana cantata da Khrystyna Soloviy, con un testo piuttosto cruento, che incita a combattere e liberare il mondo dai Russi: “Ніхто не вірив, ніхто не бачив/ У чому ж насправді лють українців/ Ми без пощади вб’ємо проклятих катів/ Хто порушує наші землі –  Nikhto ne viryv, nikhto ne bachyv/ U chomu zh naspravdi lyutʹ ukrayintsiv/ My bez poshchady vbʺyemo proklyatykh kativ/ Khto porushuye nashi zemli – Nessuno credeva, nessuno vedeva/ Qual è la furia degli ucraini in realtà/ Uccideremo i boia maledetti senza pietà/ Che violano terre nostre.” Certamente il testo scritto da Khrystyna Soloviy fraintende il senso originario della canzone italiana, in cui non c’erano né esaltazione nazionalistica, né incitamento all’uccisione. D’altra parte la cantante e autrice del Bella Ciao ucraino, qualche mese fa,  esattamente il 26 febbraio,  aveva pubblicato un post con una foto che inneggiava a Stephan Bandera, fondatore dell’Esercito insurrezionale ucraino e seguace di Hitler ai tempi della seconda guerra mondiale (Micromega 20.04.2022). Il caos incalza… 

Global Citizen e la musica vettore di trasformazione sociale

Molti musicisti, per realizzare le proprie opere a contenuto anti-militarista, si sono connessi al movimento Stand Up for Ukraine, che coordina aiuti umanitari ai rifugiati e nasce dalla piattaforma preesistente Global Citizen, un gruppo di attivisti riuniti nel 2008 a Melbourne, per contrastare la povertà nel mondo entro il 2030. I progetti portati avanti finora da Global Citizen sono molto ambiziosi e riguardano il cambiamento climatico, la disuguaglianza sociale e naturalmente la guerra. Il movimento è riuscito a raccogliere milioni di dollari per un programma vaccinale contro la poliomelite, per il sostegno all’istruzione e durante il lockdown ha organizzato in collaborazione con Lady Gaga il grande evento One world – Togheter at home per la raccolta di fondi da investire nel contrasto al Covid 19. La musica è per Global Citizen un vettore cardine per la propagazione dell’attivismo, tanto che i suoi membri hanno creato a partire dal 2012, il Global Citizen Live, un festival musicale annuale per aumentare la consapevolezza sulla povertà globale. Nel 2021 il Festival ha avuto come obiettivo principale la fine alla pandemia, con un focus sull’equità dei vaccini; si è trattato di un evento globale di 24 ore, iniziato il 25 settembre 2021, che ha coinvolto tutti i continenti, con l’esibizione di artisti di fama internazionale. Anche per l’Ucraina, oggi, la mobilitazione è notevole.

Stand Up for Ukraine

L’attuale campagna globale Stand Up for Ukraine ha raccolto 9,1 miliardi di euro per le persone in fuga dall’invasione russa. Centinaia di migliaia di cittadini, tra cui artisti, atleti ecc, hanno contribuito a raccogliere i fondi anche attraverso la risposta a “chiamate” di natura musicale. Una di queste è stata accolta della cantante  ucraina rifugiata in Lituania Elizaveta che il 12 aprile, insieme a 300 lituani, ha cantato in piazza a Vilnius una canzone popolare ucraina, anch’essa di tradizione militare, con un video divenuto virale.  La canzone “Ой у лузі червона калина/ Oi u luzi chervona kalyna/ Oh, il viburno rosso nel prato” è una marcia patriottica ucraina, scritta da  Stepan Charnetsky nel 1914, in onore e memoria delle truppe ucraine che combatterono contro l’Armata Rossa. Il viburno rosso, “kalyna” è un simbolo nazionale per l’Ucraina e il testo della canzone recita: “А ми тую червону калину підіймемо, А ми нашу славну Україну, гей-гей, розвеселимо – A my tuyu chervonu kalynu pidiymemo, A my nashu slavnu Ukrayinu, hey-hey, rozveselymo – E prenderemo quella kalyna rossa e la innalzeremo/ e rallegreremo la nostra gloriosa Ucraina”

Il viburno rosso dei Pink Floyd

Negli stessi giorni la canzone interpretata da Elizaveta e dal coro lituano è stata ripresa, con il titolo “Hey, hey rise up” dai Pink Foyd, i quali l’hanno suonata sulla traccia cantata in un post di Instagram da Andriy Khlyvnyuk, cantante della band ucraina Boombox. La traccia usa la voce di Andriy presa dal suo post di Instagram in cui canta “Oi u luzi chervona kalyna”,  nella piazza Sofiyskaya di Kyiv. Gilmour dopo aver visto il post ha dichiarato su BBC di essere rimasto colpito dal fatto che, essendo a cappella, si potesse trasformare in una canzone e così ha fatto con loa sua band. Ha contattato Khlyvnyuk, intanto in ospedale per una ferita contratta durante i combattimenti, lui ha accettato la proposta e naturalmente i proventi raccolti saranno devoluti in aiuti umanitari. Khlyvnyuk, musicista di successo anche in Russia prima dell’attacco, ha deciso di abbandonare la musica per arruolarsi in difesa dell’Ucraina.

Il canto di Amelia

La canzone più toccante resta però quella amatoriale di Amelia, una bambina di cinque anni che in un seminterrato che accoglieva numerosi sfollati, a Kiev, ha intonato la versione ucraina di “Let it go”, tratta dal film Frozen. Il video della bimba è stato pubblicato sui social dalla giornalista Marta Smekhova e ha commosso tutti, anche fuori dal bunker.