18 May 2022

Back to the 2022 – Svolta storica, sì al doppio cognome ai figli

Back to the 2022: sì al doppio cognome ai figli

È ufficiale, la Corte costituzionale ha stabilito che è illegittimo dare automaticamente ai figli il cognome del padre.

Un grande passo avanti, quello verificatosi nel nostro paese in questi giorni, che definisce le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre illegittime. La nuova regola va in una direzione sempre più aperta e, per una volta, al passo con i tempi. Si prevede, infatti, che vengano assunti i cognomi di entrambi i genitori (tranne nel caso in cui si decida di sceglierne solo uno) di comune accordo.

Una svolta storica

Giorno importante, quello del 27 aprile 2022, segna un’importante decisione della Corte costituzionale che ha definito illegittime le norme che attribuiscono al figlio di una coppia il cognome del padre in modo automatico. Sentenza storica, dunque, che porta finalmente a quella che è stata definita come una “svolta di civiltà”.

Come è possibile leggere sul comunicato ufficiale, infatti, “La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre”. Come spiegato, per far riferimento al principio di eguaglianza e all’interesse del figlio, “entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale”.

Nel caso in cui, invece, venisse a mancare l’accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, “resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico”.

Entrambi i cognomi, un provvedimento che ha richiesto tempo

La prima volta in cui la Consulta scriveva che il solo cognome paterno è “il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza uomo donna” era il 2006 e già da allora esortava il Parlamento a cambiare le regole.

Come si legge su SkyTg 24, le perplessità della Corte costituzionale in merito all’automatismo dei cognomi, erano state espresse già lo scorso gennaio, e definite come “retaggio di una condizione patriarcale della famiglia”. Ma come si è arrivati dunque a questa decisione? Alla sentenza si sarebbe arrivati proprio perché la Consulta sarebbe stata chiamata a farlo nell’ambito di un procedimento, partito nel 2020 a Lagonegro, in Basilicata. Anno in cui, una coppia si era rivolta al tribunale perché desiderava che il figlio avesse il cognome della madre, per condividere lo stesso cognome con i fratelli, ma ovviamente la legge non lo consentiva (gli altri ragazzi lo avevano infatti acquisito solo perché erano stati riconosciuti successivamente dal padre, mentre l’ultimo arrivato era nato nel matrimonio).

Come ha ricostruito il loro legale, si legge su SkyTg24i primi tentativi della coppia sono stati vani, ma i coniugi non si sono arresti e hanno fatto appello contro la decisione di primo grado”. Grazie al nuovo processo, infine, la questione è stata affidata alla Corte costituzionale.

Le specifiche del provvedimento

La dichiarazione di illegittimità costituzionale in questione, si riferisce sia ai figli nati nel matrimonio ma anche al di fuori di esso, compresi anche i figli adottivi. Inoltre, come si legge su Il Sole24Ore,ancora una volta la Consulta arriva prima del legislatore e traccia la via sulla quale il Parlamento dovrà muoversi, nel rispetto di quanto affermato nella decisione, le cui motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane”. Il legislatore, infatti, avrà il compito di regolare e sciogliere i nodi rimasti, tuttavia, resterà vincolato al verdetto della Corte, che ha segnato un punto di non ritorno e un gran passo avanti.

In Senato è intanto iniziato l’iter per unificare in un testo cinque disegni di legge.

Ora chiediamo al presidente della commissione Giustizia Ostellari – afferma la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi a Il Sole24Oreche si adoperi perché il provvedimento venga approvato rapidamente e in piena aderenza a quanto stabilito dalla Corte”, seguita dalla senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti, segretaria della commissione Femminicidio, che ha aggiunto “Peccato che il Parlamento sia stato bruciato sul tempo dalla Corte Costituzionale, ora andiamo avanti rapidamente con l’approvazione della legge sul doppio cognome. Attraverso il nome delle madri passano le biografie e le storie delle donne”.

I cognomi nel resto del mondo

Se in Italia la svolta è stata storica, negli altri paesi già da anni sono presenti diversi provvedimenti.

Il nostro paese, infatti, ha rappresentato un caso piuttosto isolato, di fatto in quasi tutti i Paesi europei esistono delle leggi che si affidano al principio secondo il quale si è liberi di attribuire ai propri figli il cognome che si vuole. In Francia e in Belgio in mancanza di un accordo tra i genitori, si assegnano entrambi i cognomi in ordine alfabetico, mentre in Lussemburgo si sceglie con un sorteggio. In Portogallo i genitori sono liberi di scegliere quale e quanti cognomi mettere, fino a un massimo di quattro. In Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria il cognome della madre viene attribuito automaticamente dall’anagrafe, a meno che si dia indicazione della propria scelta.

Nei Paesi Bassi, invece, si sceglie tra i due un cognome di comune accordo. In Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia viene assegnato ai figli il cognome scelto dai genitori per tutta la famiglia. Nel Regno Unito, invece, i genitori possono attribuire addirittura un cognome diverso dai propri.

Una scelta condivisa da molti

In Italia, un caso che allora aveva già ottenuto grandi approvazioni, era quello riguardante la coppia Chiara Ferragni e Fedez.

Infatti, sia nel caso del primogenito Leone nato nel 2018, sia di Vittoria nata a marzo 2022, i due noti personaggi hanno optato per il doppio cognome. “Nostra figlia avrà anche il mio cognome”, aveva fatto sapere l’imprenditrice nel corso della seconda gravidanza. “Alla bimba metterò entrambi i cognomi, perché sono importanti allo stesso modo e fare solo il cognome del padre deriva da un sistema patriarcale con cui non mi trovo d’accordo”. Anche Manuela Arcuri, nel lontano 2014 aveva richiesto che al figlio Mattia, fosse attribuito il doppio cognome, seguita poi da Emanuela Folliero che in una intervista a Il Giornale ha raccontato “un iter burocratico faticoso e non semplice”.