venerdì3 Febbraio 2023
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Il Tevere non sta bene. Il monitoraggio eseguito dall’Associazione A Sud insieme ai cittadini

Gli alti livelli di ammoniaca accompagnati e di Escherichia coli, ma anche la sporadica presenza di pesticidi nelle acque, indicano...

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Gli alti livelli di ammoniaca accompagnati e di Escherichia coli, ma anche la sporadica presenza di pesticidi nelle acque, indicano che il Tevere non gode di buona salute.

Il progetto RomaUp, durato un anno, ha visto la partecipazione dell’Associazione A Sud insieme al CRAP – Comitato Romano Acqua Pubblica e il coinvolgimento di cittadini volontari. Con la partecipazione attiva, la popolazione coinvolta viene sensibilizzata sui problemi ambientali. Le analisi nel report “Giù al Tevere”

Il Tevere è il terzo fiume italiano sia per lunghezza che per volume. Scorre dall’Emilia Romagna al Lazio, passando per Toscana e Umbria, per un totale di 405 chilometri. L’Associazione A Sud, insieme al Comitato Romano Acqua Pubblica e circa 70 volontari, ha dato vita al progetto RomaUp, che ha analizzato per un anno le acque del fiume, dal marzo 2021 fino al febbraio 2022, con una campagna di monitoraggio partecipato a cadenza mensile, realizzata sotto il coordinamento scientifico della docente ed ecologa fluviale Bruna Gumiero. La ricerca scientifica con i cittadini, chiamata Citizen Science, assume un ruolo significativo per riavvicinare le persone al Tevere e prendersene cura, rendendo protagonista chi abita la città, senza intermediari istituzionali e allontanando il senso di sfiducia e rassegnazione sulla possibilità di incidere nella sfera delle decisioni pubbliche. I monitoraggi hanno coperto l’intero ciclo delle stagioni in 8 punti diversi, dal potabilizzatore di Roma Nord al depuratore di Roma Sud, passando per l’Isola Tiberina e il Ponte di Ferro. Le stazioni sono state scelte in base all’accessibilità e alla rilevanza del posizionamento, come la vicinanza a impianti di depurazione o altri fattori di rischio ambientale. 100 sono state le analisi svolte indagando diversi parametri. Nelle attività di monitoraggio sono stati coinvolte in tutto 24 realtà del territorio tra associazioni, comitati e realtà informali attive nella tutela del Tevere. Coinvolti anche studenti e studentesse delle scuole primarie e secondarie di Roma e del master in Environmental Studies dell’Università RomaTre, dove A Sud cura il modulo sulla Giustizia Ambientale.

I risultati del progetto

Guardando i risultati del report finale “Giù al Tevere” si evince che il fiume arriva in città abbastanza pulito, ma inizia a peggiorare subito dopo l’affluenza con l’Aniene, il che richiede un monitoraggio anche su questo fiume. La situazione peggiora di nuovo subito dopo il depuratore di Roma Sud. Ciò che incide sulla qualità delle acque sono gli alti valori di Escherichia coli, un batterio presente nelle feci umane e animali, i livelli e di antibiotici e di ammonio. Per rilevare in particolare la presenza di ammonio è stato usato un kit da campo di cui non si conosce sufficientemente l’affidabilità. Alcuni parametri monitorati, invece, rientrano in livelli di qualità delle acque considerata “buona”, come per il Ph dell’acqua e la presenza di nitrati e fosfati. Si è cercato di capire anche le cause delle frequenti morie di pesci, tre nell’ultimo anno e mezzo, cui l’Arpa, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, non ha saputo dare risposta, soprattutto per un problema legato alla mancanza di fondi. Il progetto ha confermato l’ipotesi che si possano verificare “bolle anossiche”, ovvero condizioni di assenza di ossigeno che provocano la morte dei pesci. Tuttavia, va ritenuto probabile che l’impatto dell’elevato apporto organico, in un periodo di acque calde, sia ulteriormente aggravato da fattori causati da temporanei picchi di una o più molecole o microrganismi tossici quali fitofarmaci, insetticidi, patogeni o altre molecole emergenti non ancora identificate. Le condizioni critiche del Tevere, quindi, possono essere plausibilmente considerate il risultato della concomitanza di più fattori.

Conclusioni

Le ricorrenti morie di pesci non possono essere fenomeni imponderabili. Servono monitoraggi continuativi e dettagliati per comprenderne le cause e impostare risposte efficaci, grazie a dati ambientali migliori, continui, completi e fruibili. Il monitoraggio civico ambientale è risultato una buona pratica di gestione del territorio su cui si deve puntare di più, integrando i risultati con i sistemi di raccolta dati ufficiali. Indispensabile è un investimento maggiore sulla protezione ambientale nel Lazio, visto che l’investimento medio annuo è di poco più di 6 euro per abitante.

Prospettive future

Le indagini effettuate nell’ambito del progetto RomaUp non hanno portato ad identificare con certezza le cause delle frequenti morie di pesci, per cui emerge la necessità di approfondire e intensificare le attività di monitoraggio del Tevere, per comprendere meglio le dinamiche, ma anche per tenere sotto controllo eventuali fenomeni acuti di inquinamento, alla base di eventi come le morie di pesci. Secondo quanto riportato nella relazione tecnica firmata dall’ecologa fluviale Bruna Gumiero “un aspetto che è stato ben evidenziato e che necessita di ulteriore approfondimento, è quello dell’elevato contenuto di inquinamento organico di origine fecale. A questo scopo si consiglia di proseguire con i campionamenti di Escherichia coli con la stessa metodica e di sostituire il kit dell’Ammonio con un metodo più preciso, vista l’importanza che questo parametro potrebbe avere nel confermare condizioni di anossia legate all’eccesso di sostanza organica”. Al fine di rispondere a questi interrogativi, si è scelto per il prossimo anno di ampliare i monitoraggi anche sul fiume Aniene e di tenere sotto controllo i punti nei pressi del depuratore di Roma Sud. Ulteriore obiettivo per la campagna di analisi 2022-2023 è la costruzione di presidi di controllo permanente e di stazioni gestite dalle diverse forme di cittadinanza attive sul corso del fiume.

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