22 Maggio 2022

Niente di nuovo con i negoziati: ancora armi e minacce

Pericolosa escalation: nessun Paese escluso

Il confronto fra i diversi capi di stato delinea una situazione allarmante, Gran Bretagna e USA incalzano sugli armamenti e non a caso la spesa militare ha raggiunto un record mondiale nel 2021

In un discorso pubblico a San Pietroburgo, Putin ha dichiarato che a prescindere dai negoziati internazionali, procederà fino al raggiungimento degli obiettivi militari previsti in Ucraina, ribadendo che saranno utilizzati tutti gli strumenti in suo potere per fermare chi cercherà di intromettersi. Intanto a partire dal 27 aprile sia la Polonia che la Bulgaria non riceveranno più il gas russo, infatti la Gazprom ha bloccato tutte le forniture, poiché come previsto, non sono pervenuti i pagamenti in rubli. Gli attacchi non sono solo energetici – e ovviamente militari – ma anche informatici, infatti alcuni gruppi di hacker russi hanno condotto attacchi ai sistemi ucraini, secondo quanto ha rivelato il vicepresidente di Microsoft all’Androknos. I rapporti economici basati sull’esportazione di gas in Russia sono attualmente utilizzati da Putin come armi contro l’Europa, infatti Zelensky non smette di ripetere, anche sui social, che vanno chiusi tutti i contatti commerciali con la Russia, per poter creare una maggiore stabilità nel mercato europeo.

Russia inarrestabile

L’Inghilterra minaccia Putin aprendo una nuova fase della guerra: il sottosegretario alla Difesa il conservatore inglese James Heappey ha dichiarato che l’Inghilterra attaccherà obiettivi militari russi, sempre a difesa dell’Ucraina, la quale sostanzialmente ha il lasciapassare per bombardare la Russia con armi inglesi. Cosicché Putin ha subito minacciato di reagire violentemente e Maria Zakharova, Ministro degli Esteri russo ha parlato della possibilità reale che la Russia colpisca obiettivi militari nei Paesi della Nato, fra cui il Regno Unito. Biden ne fa una questione sostanziale, paragonando la guerra in Ucraina al crollo del muro di Berlino, due momenti storici di scontro fra democrazie e regimi totalitari e la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss sostiene un aumento della percentuale di PIL, investita in armi e di un significato simbolico di questa guerra nella ridefinizione della geopolitica mondiale. Arrendersi a Putin creerebbe, secondo lei, una reazione a catena ingestibile con un futuro intervento della Cina.

Record di spese militari

In tutto ciò, non a caso, le spese militari mondiali hanno raggiunto un record storico, superando i 2.100 miliardi in un anno (Dire), secondo i report di Sbilanciamoci e Rete italiana pace e disarmo, due organizzazioni pacifiste che partecipano al Global Day of Action on Military Spending. Si tratta di un evento annuale organizzato dall’International Peace Bureau (IPB) e dall’Institute for Policy Studies (IPS), a partire dal 2011, si svolge ogni anno a metà aprile e rappresenta un appuntamento sulla consapevolezza delle somme di denaro spese per i militari. L’idea è che la scelta di invertire la rotta dovrebbe comportare uno spostamento di capitali dagli attuali acquisti di armi, a spese di welfare che incrementino realmente la sicurezza umana. L’aumento delle spese militari si basa infatti sul paradosso della sicurezza, al tempo stesso in cui ce la toglie e neanche la pandemia ha fermato la tendenza all’aumento di investimenti distruttivi.

Posizione italiana

Come il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, anche Di Maio è sicuro che Putin sarà sconfitto in nome della legittima  difesa dell’Ucraina. Invece Mattarella in un intervento a Strasburgo è sembrato fiducioso nella mediazione e con toni meno guerrafondai dei suoi colleghi angloamericani, parla di “inclusione” e “condivisione” nel Consiglio Europeo, immaginando di opporre alla guerra un modello positivo ha criticato i metodi obsoleti di attacco della Russia “Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri”. Nell’incontro fra Zelensky e Draghi però, al di là delle parole di conciliazione, si è discusso del materiale militare necessario che l’Italia può fornire: obici, cannoni e missili.