24 Maggio 2022

Taranto, inaugurato il primo parco eolico in mare

Dopo ben 14 anni di impedimenti burocratici il parco eolico off shore è realtà. È il primo nel Mar Mediterraneo

Sovrintendenza e amministrazioni hanno bloccato il progetto presentato nel 2008. Legambiente: “Caso emblematico della via crucis autorizzativa del nostro Paese”. E lancia un appello per un decreto sblocca rinnovabili per velocizzare lo sviluppo delle fonti pulite

Il parco Beleolico di Taranto, realizzato da Renexia e costato 80 milioni, è stato finalmente inaugurato il 21 aprile scorso, dopo 14 anni dalla presentazione del progetto. Avrà 10 turbine per una capacità complessiva di 30 Mw in grado di assicurare una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60mila persone residenti nella città. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista per l’impianto, ci sarà un risparmio di circa 730mila tonnellate di CO2. Le turbine sono state posizionate a una distanza dalla costa tra i 100 metri e due chilometri e mezzo in un’area di 131 mila metri quadrati. Il progetto era stato presentato nel 2008 ma era stato bloccato dagli enti locali e dalla sovraintendenza, che aveva dato un parere negativo per l’impatto visivo, in una città, quella di Taranto, in cui spiccano le ciminiere dell’ex Ilva, della raffineria Eni, del cementificio e delle gru del porto industriale. “Dopo 14 anni di ritardi e ostracismi istituzionali – ha dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – finalmente a Taranto parte il primo parco eolico off-shore del mar Mediterraneo. È un caso emblematico della via crucis autorizzativa del nostro Paese. Il caso di Taranto è purtroppo solo la punta di un iceberg, perché in Italia sono tanti i progetti sulle rinnovabili bloccati per eccessiva burocrazia, no delle amministrazioni locali, pareri negativi delle Sovrintendenze, moratorie delle Regioni, proteste dei comitati locali e di alcune associazioni ambientaliste. Tutto ciò è inammissibile: il Paese dovrebbe chiedere scusa alle aziende che in Italia stanno investendo sulle fonti pulite. Speriamo che il caso di Taranto segni il punto di svolta per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, in una città che vive ancora l’era del carbone, del petrolio e dell’inquinamento, con l’augurio che questa inaugurazione possa essere l’inizio del riscatto tarantino, nel segno dell’innovazione e delle tecnologie pulite”. Il giorno dell’inaugurazione Legambiente ha organizzato un flash mob esponendo uno striscione con scritto “Scusate il ritardo” ed ha lanciato un doppio appello al premier Mario Draghi e al ministro della Cultura Dario Franceschini. Al premier viene chiesto di varare con urgenza un decreto sblocca rinnovabili per velocizzare lo sviluppo di energie alternative. Vista la guerra in Ucraina e la scelta di emanciparsi dal gas russo, anziché riattivare le centrali a carbone, questa potrebbe essere un’ottima risposta. Legambiente punta all’eolico sia in terra che in mare, al fotovoltaico sui tetti anche nei centri storici, a digestori anaerobici per produrre biometano e all’agrivoltaico, che consente di installare i pannelli fotovoltaici a un’altezza dalla terra che consenta la coltivazione del suolo sottostante. Il secondo appello, indirizzato al ministro della Cultura Dario Franceschini, è per un cambio culturale che consenta alle sovrintendenze, inclusa quella speciale sul Pnrr, di non ostacolare più la transizione ecologica. “Ogni progetto viene bocciato a prescindere – si legge sul sito di Legambiente – perché le rinnovabili modificano alcuni paesaggi, ma ne migliorano altri, come quelli dove saranno smantellate le centrali termoelettriche con le loro alte ciminiere, e aiuteranno a combattere crisi climatica e smog”.

Chissà se l’Italia procederà in questo senso per uscire dalla dipendenza energetica dall’estero, così come prevede la Germania che, entro il 2035, vuole produrre elettricità generata per il 100% da fonti rinnovabili.