22 Maggio 2022

La (non) sottile differenza fra pacifismo e putinismo

Controversie sulla marcia della pace Perugia-Assisi 2022

Dopo due anni di sosta a causa della pandemia, l’appuntamento con la marcia per la pace “Perugia-Assisi” ha suscitato, quest’anno, non pochi contrasti, dato il delicato frangente bellico e le posizioni divergenti sul conflitto.

Pacifismo sempre più al centro delle polemiche

La contesa sulla marcia della pace era cominciata con le critiche al manifesto dell’evento, in cui erano rappresentati una mamma e un bambino in mezzo a due proiettili, uno bianco e uno nero, provenienti da direzioni opposte. E’ stato obiettato che i diversi colori dei proiettili creavano ambiguità fra invasi ed invasori e Flavio Lotti, coordinatore del Comitato promotore della Marcia ha lanciato un appello su Androknos: “Basta polemiche, ora è urgente fermare la guerra”, lamentando il fatto che da quando è scoppiata la guerra la parola “pace” è divenuta impronunciabile, poiché immediatamente soggetta a interpretazioni negative e filoputiniane. È come se il pacifismo fosse una mancanza di rispetto riguardo al diritto del popolo ucraino a difendersi, ma per Lotti il discorso è un altro, il senso del manifesto è semplicemente di stare dalla parte delle vittime, della popolazione civile.

Presenze e assenze

Il corteo contava circa 25mila persone, c’erano Amnesty, Anpi, Emergency, Libera, i sindacati e le associazioni cattoliche e laiche. Le bandiere principali sono state naturalmente quella ucraina e  quella arcobaleno e il messaggio generale emerso dai vari interventi e dalle parole del Papa è stato di rivalutazione del concetto di pace rispetto all’attuale corsa agli armamenti difensivi. Fratoianni e Landini presenti al corteo hanno insistito sui tentativi diplomatici, l’unica via per fermare il crescendo di violenza in atto, mentre, oltre a rappresentanti di Sinistra Italiana, Verdi e Rifondazione Comunista, non c’erano altre rappresentanze politiche quali il PD che, coerentemente con la linea del riarmo ucraino, non hanno aderito.

La pace è un concetto troppo astratto?

Le accuse rivolte al pacifismo degli organizzatori dell’evento, da diversi fronti, si focalizzano sullo “scarso impegno” o astrazione della proposta, eppure nella pagina web della marcia la proposta non è poi così peregrina, se solo ci fosse condivisione dell’obiettivo: “E’ urgente l’apertura di un negoziato multilaterale serio, strutturato, concreto, onesto e coraggioso, sotto l’autorità delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale dell’Onu, i responsabili dell’Unione Europea e della politica internazionale lo devono fare ora! Guardando al presente ma anche al futuro.” Interessante anche la proposta del fisico Rovelli, sostenitore del disarmo internazionale, lanciata proprio a ridosso della marcia in una intervista su Domani. Per lui il disarmo è certamente un progetto utopico, ma che può realizzarsi a piccoli passi, partendo da una riduzione della polarizzazione, degli attacchi all’avversario e poi con una idea molto semplice, da applicare sul larga scala e sul lungo periodo. Rovelli propone un accordo internazionale, per cui ogni Stato dovrà impegnarsi a diminuire le spese militari del 2 % ogni anno. Con la percentuale che si risparmia si possono affrontare problemi legati al welfare e se ciò viene fatto a livello mondiale le cifre saranno alte. Questa misura non colpirebbe l’economia perché le industrie belliche “producono pochissima occupazione e non si può certo dire che abbiano un impatto positivo sulla popolazione”. L’appello per questa iniziativa era stato lanciato alcuni mesi fa, ma con lo scoppio della guerra l’attività di diffusione si è interrotta. Non si può dire che non sia un proposta concreta e per fortuna il pensiero pacifista non si può ridurre al filoputinismo.